Rich Cole.
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Il ragazzo e il Grande Squalo Bianco.
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2021. Seagull Editions.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Danny  un ragazzino tredicenne che nell'ultimo anno ha perso la madre ritrovandosi a vivere con Peter, suo padre, che per lui  praticamente un estraneo.
Dopo un primo periodo in collegio, nel tentativo di ricostruire un rapporto mai maturato, il padre decide di fargli vivere una breve esperienza di pesca d'altura. Sullo yacht ci sono Gabriel Shaw, vecchio amico di Peter e il marinaio Jack Riley.
Danny e suo padre iniziano cos questa avventura, come due estranei, ma gli eventi imprevedibili del viaggio li porteranno a confrontarsi con le proprie paure e le cose non dette, con la natura e l'amicizia, sfociando verso un finale che nessuno avrebbe potuto immaginare.
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IL RAGAZZO E IL GRANDE SQUALO BIANCO  UN ROMANZO DI FORMAZIONE E CONTIENE: Barche Suspense e paura. Squali Avventura Morte e tanto altro ancora...
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L'AUTORE.
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Nato e cresciuto in una fattoria del Wyoming, Rich Cole  sempre stato uno spirito nomade. Ha girovagato da uno Stato all'altro lavorando come fattorino, commesso e non solo. Nel periodo in cui ha collaborato con fanzine dedicate al cinema indipendente ha completato Ride, il suo primo romanzo, pubblicato in Italia nel 2020 dalla Seagull Editions col titolo Guida. Durante una stagione estiva vissuta a Miami ha scritto Il ragazzo e il grande squalo bianco mentre lavorava a bordo delle barche di pesca d'altura per turisti. Molti suoi romanzi sono tuttora inediti in Italia.
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Il ragazzo e il Grande Squalo Bianco.
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Personaggi:
Danny Harrison. un tredicenne.
Peter Harrison. il padre di Danny, estraneo, per lui quasi uno sconosciuto.
Gabriel Shaw. capitano dello yacht, severo ma di cuore e di fiducia, amico fraterno e compagno d'armi di Peter.
Sig. Riley (Jack). marinaio, cuoco di bordo, molto amichevole.
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1. Danny.
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Mi siedo nella mia cabina e tiro fuori il mio diario. Tenere un resoconto di questo viaggio  peggio del viaggio stesso. Faccio clic sul retro della mia penna. La punta viene fuori. Appoggio la penna sulla carta.
"Come ho fatto ad arrivare qui? Un viaggio per legare con mio padre, che cosa ridicola. Lui e la mamma si sono separati cinque anni fa. Lui non mi voleva allora, e ho l'impressione che non mi voglia neanche adesso. Mamma  morta sei mesi fa. Come ha fatto a prendere il cancro? Non fumava. Sono dovuto andare a vivere con mio padre. E durato circa una settimana. Ho passato gli ultimi cinque mesi in un collegio da snob. Ora siamo sullo yacht di pap. Ci troviamo da qualche parte nel mezzo dell'Oceano Atlantico. Sulla barca ci sono il capitano e un membro dell'equipaggio. Nessuno dei due si preoccupa di me. Pap  sempre sul, come lo chiamano, ponte. Non riesco nemmeno a vederlo. Una piccola nave e lui trova ancora il modo di tenermi lontano".
Una lacrima cade sulla pagina. Spingo via il diario con entrambe le mani. Mi asciugo l'occhio con la manica. E la manica della mia giacca della scuola. Non ho nemmeno avuto il tempo di cambiarmi dall'uniforme scolastica. La macchina  venuta a prendermi e mi ha portato qui. Ero cos stanco quando sono salito a bordo che sono crollato sul letto senza cambiarmi. Non ho nemmeno guardato dentro la mia valigia per vedere i vestiti che mi hanno preparato.
Apro la mia valigia. Che delusione, un costume da marinaio a misura di bambino. Lo butto sul letto. Un altro vestito da marinaio; lo butto sopra il primo. Calzini da vecchio. Un nuovo pacchetto di slip; non potevano prendermi dei boxer? Un pacchetto di calzini da vecchio, neri e sottili. Pigiama. Pantaloni e camicie abbottonate. Pantaloncini e camicie a maniche corte. Niente jeans, niente magliette, niente che sembri comodo.
Mi metto un paio di pantaloni e una camicia a maniche corte. Non mi stanno bene. I pantaloni sono troppo larghi e la camicia  troppo stretta. Credo sia meglio che vada da mio padre.
Esco dalla mia stanza e salgo in cima allo yacht. Pap se ne sta a prua, e guarda l'oceano.
"Danny, benvenuto sul ponte", esclama. "Vieni, stai con me e guarda la maestosit dell'oceano".
"Pap, potremmo fermarci da qualche parte?"
"Perch?" mi risponde con uno sguardo stupito.
"I miei vestiti nuovi non mi vanno bene. I pantaloni sono di un paio di taglie troppo grandi e le camicie sono molto strette".
"Mi dispiace", dice lui. "Ho preso la tua taglia dal negozio di uniformi della scuola".
"Hai chiamato il negozio di uniformi?"
"Beh, l'ha fatto la mia segretaria".
"Devono aver scritto qualcosa di sbagliato", replico convinto.
"Smettila di lamentarti", grida. "Siamo qui per divertirci e conoscerci come padre e figlio. Finora so solo che ti lamenti troppo e che mandarti in collegio  stata la decisione giusta".
Corro. Corro nella mia stanza e sbatto la porta. Sono in trappola. Intrappolato sul suo yacht. La prima cosa che fa  urlarmi contro. Mi ha sgridato solo perch gli ho chiesto se potevo avere dei vestiti che mi andassero bene. Avere un figlio  davvero cos difficile per lui?
Tempo dopo bussano alla porta.
"Chi ?", chiedo, asciugandomi gli occhi.
"Sono pap, Danny. Posso entrare?"
Mi alzo e vado verso la porta. La apro lentamente. "Ciao, pap".
"Danny, credo che dovremmo parlare."
"Parlare di cosa?"
"Della mia reazione sul ponte".
"Il ponte?"
Lui ridacchia. "Danny, il ponte della nave;  cos che si chiama la parte superiore dove possiamo camminare".
"Oh," esclamo come un bambino di tre anni.
" la tua prima volta su una nave, vero?" mi chiede sorridendo.
"Probabilmente. Mamma non era una tipa da barca, e ho vissuto con lei per molto tempo".
" sempre stata pi brava di me con te", ammette. "Non sono abituato ai bambini, Danny. Non so come parlarci. Non so cosa fare.  cos dal giorno in cui sei nato. Eri questo piccolo, fragile e rumoroso ammasso di carne. Ma non c'era niente da fare con te. Te ne stavi l, come una pianta d'appartamento".
"Cosa?" Gli grido. "Mi stai paragonando a una pianta d'appartamento?"
"Tu da bambino. Come tutti i bambini in generale, probabilmente. Tua madre ti ha nutrito. Ti ho tenuto, ho cercato di cambiarti. Non riuscivamo a fare nulla. Era come avere un
pesce; metti il cibo e pulisci la vasca, ma il pesce  l solo per essere fissato".
"Ora sono pure un pesce?"
"Ci sto provando!", reagisce il padre. "Ho preso del tempo per leggere qualcosa sui bambini mentre eri via. Il libro diceva di condividere un interesse comune. Sto condividendo con te il mio interesse per la navigazione sui mari".
"Un interesse comune significa che piace a entrambi", gli rispondo.
"Non correggermi cos", mi grida a sua volta. "Sono tuo padre, non un amichetto della scuola pubblica. Pensavo che il collegio avrebbe corretto il tuo pessimo carattere".
"Il collegio rende il legame tra padre e figlio pi semplice, vero?".
"Piantala con questo atteggiamento!", sbraita. " una delle migliori scuole del paese. I loro diplomati hanno i pi alti tassi di accettazione presso college e universit di qualsiasi scuola preparatoria, e superano di gran lunga qualsiasi scuola pubblica".
"Ho tredici anni", gli rispondo. "Non sto pensando al college. Non so nemmeno cosa voglio fare della mia vita dopo la scuola".
"Hai ancora qualche anno per capirlo", dice pap. "Decidi presto per, dovrai lavorare per apprendere i concetti mentre sei al liceo. Sar la tua migliore preparazione. I professori della tua attuale scuola ti contatteranno; i professori delle universit si aspetteranno che tu li contatti".
"Non  ancora un po' presto per tutto questo?" gli domando. "Ho perso mia madre, ho perso la mia casa, ora sto perdendo i miei amici e la mia scuola, e tutto quello di cui parli  spedirmi in una buona universit?"
"Mi preoccupo del tuo futuro e dei tuoi interessi", risponde lui. "Le amicizie adolescenziali sono fugaci. La scuola media
 un ricordo dimenticato, una volta che sei pi grande. Ci potranno anche essere brevi momenti a cui ripenserai con nostalgia, ma le abilit e le conoscenze che adesso stai sviluppando, sono quelle che formano il tuo futuro. I contatti con una scuola elementare pubblica non ti faranno ottenere un buon lavoro. I contatti di un'universit di alto livello s:  da loro che pu venire il successo".
"Sono venuto da te per dei vestiti che non mi stanno, e ora stai decidendo tutto il mio futuro?"
"Se proprio vuoi saperlo, sto tracciando il tuo futuro dal giorno in cui ho visto il primo test di gravidanza positivo", risponde. "I risparmi per la tua istruzione sono ben finanziati. Puoi andare ovunque, studiare qualsiasi cosa e laurearti, sarai in grado di essere qualsiasi cosa tu voglia essere".
Rido. "Hai un piano ventennale per me, ma non uno di venti minuti".
Rimane immobile come una statua. "Controlla gli altri vestiti. Vedi se qualcos'altro ti sta meglio. C' una lavanderia sulla barca. Terremo pulito quello che ti sta bene. Arriveremo in un porto da qualche parte appena potremo. Fino ad allora, dovrai indossare quello che c' qui".
"Lo far, pap. Sai quanto tempo ci vorr prima di arrivare in un posto in cui ci sia un negozio?"
"Forse un paio di giorni", mi risponde. "Eri cos stanco quando sei arrivato; hai dormito per quasi dodici ore con quell'uniforme scolastica. Siamo lontani da ogni porto in questo momento".
Si gira e si dirige verso la porta, poi si ferma a met strada. "Sono sulla zona maestra, se hai bisogno di me".
"La zona maestra? C' qualcosa per cui avete bisogno di una maestra su questa nave?"
"La zona maestra  la parte centrale del ponte, e pi in alto c' anche la plancia, una specie di sala di controllo", gli
spiega. "Vieni lass quando ti sarai vestito con qualcosa che ti stia bene. Ti insegner gli altri termini nautici. Pu essere un primo passo".
"Grazie, mi piacerebbe", gli dico non troppo convinto.
Lui esce e chiude la porta. Dispongo i vestiti. Provo tutte le camicie, solo una mi va bene. La metto. Provo i pantaloni e i bermuda. I pantaloncini vanno bene, ma i pantaloni no. Con quelli addosso sono ridicolo; indosso maniche lunghe e bermuda. Provo le tute da marinaio, non mi vanno. Almeno c' un lato positivo: non le devo indossare.
Sembro un'idiota, ma non ho molta scelta. Decido di conservare la mia uniforme scolastica per quando andremo in una citt, ovunque approderemo. Sar formale, ma almeno non mi sentir stupido a indossarla.
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2. Peter.
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Mentre lascio la cabina di mio figlio non sono sicuro di come mi sento circa questo viaggio. Gronda di un pessimo carattere, peggio del pi riluttante dei coscritti all'arruolamento. Devo ricordarmi che  il mio figlio tredicenne e non un diciottenne arruolato in marina.
"Avrei potuto gestirla meglio", rimugino tra me e me. "Da dove mi  uscito quel paragone tra mio figlio neonato e una comune pianta d'appartamento? Cos come dirgli che ho pianificato l'universit, perch l'ho menzionato?"
Salgo la scala fino al ponte. Guardo il lato sinistro. L'acqua blu mi tranquillizza.  una vista familiare per un vecchio marinaio. Rimango fermo in piedi per un minuto, poi salgo l'altra scala e sono sul ponte superiore.
"A posto, Gabriel, credo che si stia sistemando nella sua cabina".
Il mio amico, il capitano Gabriel Shaw, mi guarda. "Speriamo che questo viaggio funzioni".
"Dovrebbe funzionare", interviene il dipendente e unico membro dell'equipaggio di Shaw, Jack Riley.
"Signor Riley", dice Shaw, "lei  qui per due motivi, per essere membro dell'equipaggio della nave e per fare da indotto tra Peter e il giovane Danny".
"Fare da indotto?", chiede meravigliato.
"Un condotto, un collegamento, un intermediario", chiarisce Peter. "Sei pi giovane di noi, sei pi estroverso e amichevole. Speriamo che tu possa recitare la parte dell'adulto socievole che pu aiutare me e Danny a trovare il nostro punto di contatto. Sono stato fuori dalla sua vita per anni. Ora che la madre non c' pi, devo cercare di limitare i danni".
"Qual  il vostro piano?", chiede Riley.
"Sono riuscito a fargli portare dei vestiti prima di venire via. Abbiamo l'attrezzatura da pesca a dritta sul ponte di poppa. Il capitano Shaw piloter la barca, tu ed io ci uniremo a Danny per pescare".
"Se posso chiedere", domanda ancora Riley, "perch includere me? Perch non svolgere una normale attivit tra padre e figlio?"
"Ci ho pensato su", risponde Peter. "E dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso che sarebbe stato meglio avere una terza persona sul posto, per aiutare a diminuire la tensione di un'esperienza a due".
"Questo  il tuo lavoro", aggiunge Shaw. "Sei li per creare distrazioni e diversivi se Peter ha difficolt a relazionarsi con Danny. Dopo aver passato del tempo con loro, le tue osservazioni le riferisci a Peter in modo che possa aggiustare le sue tattiche".
"La mia prima osservazione non richiede che io incontri Danny", dice Riley. "Non pensare al rapporto con tuo figlio studiandolo come una tattica. Non  una guerra; si tratta di conoscerlo. Parla con lui. Scopri i suoi interessi. Cercate quelli che avete in comune. Costruisci la tua relazione con lui usando questi ultimi come fondamenta".
"Debitamente annotato", replica Peter. "Devo pensare a lui meno come a una nuova recluta e meno come a una missione. Essere un genitore non  un esercizio nautico,  qualcosa di completamente diverso".
"Sono sicuro che alcune di quelle regole sono comunque applicabili", dice Shaw. "Hai un ampio addestramento al comando. Tra le tue qualit ci sono anche la diplomazia e la negoziazione..."
"Non pensarlo come un incarico di comando", interrompe Riley. "Questa  pi una situazione diplomatica. Danny non  un marinaio che obbedisce agli ordini attraverso una catena di comando e sotto la minaccia di essere rinchiuso in cella. E un bambino, il tuo bambino. Trattalo sempre come se la tua parola fosse definitiva, ma dovr esserci uno scambio. Se vuoi la sua collaborazione, dovrai dargli qualcosa in cambio".
"Prender in considerazione il tuo suggerimento. Mi parla con meno rispetto di quanto mi aspetterei da un marinaio arruolato, ma per questa uscita siamo dei semplici cittadini, non membri della marina. Il capitano Shaw lo si continuer a chiamare capitano perch questa  la sua nave e lui ha il comando. Ci limiteremo a usare il mio grado o quello del signor Riley come un semplice saluto, nulla di pi."
"Quando ci raggiunger Danny?", chiede Shaw.
"Ho visto il suo diario aperto sul tavolo", gli rispondo. "Aveva ancora l'uniforme della scuola. Potrebbe avere le sue annotazioni da finire e poi dovr scegliere tra i vestiti che gli ho procurato. Non credo che ci vorr ancora molto".
"Un diario?", chiede di nuovo Shaw.
"Sia io che lui dobbiamo tenere un diario", dico sospirando. "Siamo andati da uno psicoterapeuta per ricostruire il nostro rapporto. Ci  stato raccomandato di tenere un diario delle nostre attivit e dei nostri tentativi di sviluppare la nostra relazione. Pi tardi annoter anche io i miei pensieri".
Detto questo mi fermo per alcuni momenti e osservo l'acqua. "Il mare calmo dovrebbe essere ottimo per la pesca".
"Non potrei essere pi d'accordo", ribatte Shaw. "Poseidone ci ha concesso un'opportunit meravigliosa quest'oggi".
Peter ride. "Ah, Gabriel,  sempre divertente navigare con te. Il tuo amore per la storia e per la vela  a dir poco affascinante".
"Non sei stato sempre di quest'avviso", risponde.
"Succedeva prima che iniziassi ad apprezzare questi tuoi interessi", replico. "La mitologia e la superstizione greca possono essere piuttosto affascinanti. Basta che non mi costringi a legarti all'albero maestro quando avvistiamo le sirene".
"Questa non  la mia odissea", mi risponde secco. "Sei tu che dovrai evitare i loro ingannevoli canti, non io".
"Vi ho perso nei ragionamenti", interviene Riley. "E cos facendo perderai anche il giovane Danny. Se posso darvi un consiglio, cercate di ridurre al minimo le battute e i riferimenti nautici".
"Annotato, grazie", risponde Peter. "Dovrebbe essere qui a momenti".
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3. Danny.
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Vado alla porta della cabina ed esco sul corridoio. Risalite le scale mi ritrovo sul ponte. L'aria  piacevole. Le onde s'infrangono sulla parte anteriore dello yacht e l'acqua schizza verso l'alto; stare troppo vicino al bordo potrebbe bagnarti.
Mi giro. C' una seconda serie di scale che portano a un ponte ancora pi in alto. Scorgo pap con altri due uomini. Salgo le scale ed entro nella sala di controllo.
"Bambino sul ponte", annuncia uno degli uomini in uniforme.
Gli altri scoppiano a ridere.
"Cosa c' da ridere?", chiedo affacciandomi sulla porta.
L'uomo che tiene il timone tra le mani mi guarda. "Il signor Riley stava solo facendo una battuta, giovanotto. L'arrivo di un capitano o quello di un ufficiale di bandiera, o un ammiraglio, viene sempre annunciato".
"Non sono il capitano", rispondo. "Non so niente di nautica".
In plancia scoppia una nuova risata. Pap si avvicina. Mi mette una mano sulla spalla. Sul momento faccio per scostarmi, ma mi fermo.
Mi indica prima l'uomo che ha fatto l'annuncio: "Lui  il signor Riley". Poi quello al timone. "Lui  il nostro skipper, il capitano Shaw. Sono il nostro equipaggio".
"Hai mangiato?", gli chiede il signor Riley.
"No, non ho mangiato".
"Ho il permesso di accompagnare il ragazzo in cambusa?" domanda il signor Riley.
"La cambusa?"
" il termine nautico per dire cucina", sorride Riley. "Quanti termini da marinaio conosci, Danny?"
"In realt non ne so niente, signor Riley. Oggi ho imparato cambusa e ponte. Per ora  tutto".
Riley osserva mio padre e poi il capitano Shaw. Entrambi annuiscono.
"Va bene", dice Riley. "Questo  il ponte superiore, quello gi  l'inferiore e quello dove ci sono le cabine  il sottocoperta. La parte anteriore si chiama castello di prua. La parte posteriore si chiama castello di poppa. Sezione centrale quella dove siamo e da cui sei salito. Il lato sinistro  il babordo, il lato destro  il tribordo. La tua stanza si chiama cabina, alloggio o cuccetta. Il bagno si chiama testa".
Alzo la mano. Lui si ferma. "Penso che sia pi di quello che ricorder tutto in una volta. Grazie."
Ridono di nuovo.
Il capitano Shaw mi guarda. "Allora gi per la scala fino alla cambusa, ragazzo. Rifocillati dalla cucina del signor Riley, ma attento a non sbagliare scala".
"Perch?", gli chiedo "Quante scale ci sono?"
Shaw ride. "In gergo nautico ce ne sono pi di quelle che pensi, Danny. La cambusa, la cucina,  sottocoperta".
"Da che parte vado?"
"Segui il tuo naso", suggerisce il capitano Shaw.
Lascio il ponte superiore e scendo le scale a pioli che portano a quello inferiore. Dopo aver sentito Shaw avvisarmi sul
termine scala, ragionando su quello che ho visto da quando sono salito a bordo, ne afferro il senso.
Mi dirigo sotto il ponte. Il signor Riley mi segue in silenzio.
Annusando a sinistra e annusando a destra non riesco a capire quale sia la strada per la cambusa.
Giro a sinistra e osservo le porte delle stanze.
Ognuna ha una targhetta con il nome: la stanza del capitano Shaw e quella di mio padre sono su un lato, le cabine del signor Riley e la mia sono dall'altra parte.
Faccio per tornare indietro, verso la poppa, dove scorgo un bagno con una doccia. Una doccia per quattro persone.
Finalmente una porta con la scritta CAMBUSA; la apro ed entro.
"Benvenuto in cambusa, Danny", dice il signor Riley entrando dietro di me.
"Grazie, signor Riley", gli rispondo.
"Sono Jack, piacere di conoscerti", dice allungando la mano per stringere la mia.
"Wow, c' qualcun altro oltre a me che ha un nome di battesimo", ricambio il gesto scherzandoci sopra.
"Ah, a tuo padre e al capitano Shaw piace mantenere l'ufficialit. Del resto hanno servito insieme, quindi immagino che portino con s vecchi ricordi e consuetudini. Io, invece, sono stato appena assunto per fare il cuoco. Sono ben contento di essere chiamato per nome".
Mi tende la mano. La stringo. "Danny va bene anche per me. Mi fa strano pensare a me stesso come Mr. Harrison;  il nome di mio padre".
"Ho un piatto gi pronto per te", dice Jack. "Frittelle, pancetta e patatine fritte. Ha solo bisogno di essere riscaldato. Spero ti piaccia".
Poso il piatto sul tavolo. "Grazie, sembra ottimo", dico prendendo posto.
Mi porta un coltello, una forchetta e lo sciroppo per le frittelle.
"Grazie", ripeto nuovamente.
Lui mi lascia mangiare e scompare nella zona posteriore della cambusa, probabilmente per preparare il pranzo o per lavare i piatti, o qualcosa del genere.
Mi siedo e mangio. Il cibo  meglio di quanto mi aspettassi. Non sono sicuro di cosa mi sarei dovuto aspettare, ma  davvero buono. Mangio tutto e poi porto il piatto fino a una piccola finestra.
"Jack, dove lascio il piatto?"
"Lascialo pure l sul davanzale, lo prendo io".
Dopo averlo lasciato l, esco dalla cambusa. Il mio stomaco si sente caldo ora che  pieno.
Non so cos'ha pianificato mio padre per questo viaggio. Speriamo che non ci siano grossi problemi. Conoscerlo sar un problema di per s gi abbastanza grande; non ho bisogno che le cose peggiorino ulteriormente.
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4. Peter.
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"Non  del tutto un naufragio", dice Shaw.
"Naufragio o no,  mio figlio, non posso semplicemente affossare il nostro rapporto e andarmene. Questa  una missione di recupero e riparazione, e non importa quanto materiale di ricambio abbia il capocantiere".
"Dovresti tirare su le reti da pesca di questo viaggio il prima possibile", insiste Shaw. "Pi  occupato, meno si deprimer e mostrer questo atteggiamento scontroso".
Metto le mani sulla console davanti a me. " diverso da tutto quello che abbiamo affrontato, Gabriel. Tutti gli altri giovani che sono venuti al nostro cospetto, erano addestrati. Sui compiti da svolgere su una nave ci sono manuali e protocolli che possiamo citare riga per riga. In questo caso non esiste alcun manuale. Si tratta di mio figlio. Non sto semplicemente rifacendo la cablatura a un circuito di comunicazione difettoso".
"I manuali ci sono, ma non del tipo che pensi tu", mi ribatte Shaw.
"Che vorrebbe dire?", ribatto secco.
"Vuol dire che ci sono libri su come essere genitori", risponde convinto. "Ci sono persino libri su come comunicare con un adolescente che pensi di non poter recuperare. Il mio consiglio  di cambiare il genere di acquisti in libreria".
"I tuoi consigli sono apprezzati come sempre, vecchio amico mio".
"Non chiamarmi vecchio, Peter", ribatte a sua volta. "Ho solo un anno meno di te".
Rido. "Il commento non era inteso in quel modo e tu lo sai. Siamo amici da quindici anni. Non c' nessuno al mondo di cui abbia stima pi di te".
"E nessun'altro ha per me pi stima di quanta ne dimostri tu", gli risponde a sua volta. "Abbiamo fatto un viaggio di andata e ritorno all'inferno, io e te. Abbiamo pagato il barcaiolo per attraversare il fiume Stige, e abbiamo pagato il viaggio di ritorno con il nostro sangue pi caro".
"Dovremmo mettere da parte le storie di mare", gli dico. "Il signor Riley aveva ragione su una cosa:  improbabile che un adolescente trovi affascinante la mitologia. Ci guarder e le nostre parole gli sembreranno ostrogoto".
Scoppiamo entrambi in una risata. Shaw ride tanto fragorosamente che la sua presa sul timone vacilla. La nostra rotta comincia a cambiare. Si ricompone e controlla la bussola. "Siamo andati fuori rotta di qualche grado. Dovremo stare pi attenti; non possiamo permettere che il ragazzo pensi di essere su una barca pilotata da una coppia di marinai ubriachi".
"Non l'abbiamo pi fatto da quella volta nel porto di Norfolk", gli rispondo. "Due giovani guardiamarina che avevano appena conseguito dei dignitari o qualunque cosa fosse. Quel riconoscimento ci fece avere un eccessivo senso di autostima".
"Poi, quando decidemmo di rimanere a terra abbiamo approfittato dell'opportunit", aggiunge Shaw.
"E dovevamo ancora riportare il battello da sbarco a bordo della nave prima delle ore ventitr", aggiungo io.
"Cos ci siamo tolti le uniformi, abbiamo trovato un pub e siamo tornati al molo alle ventidue e trenta", segue Shaw.
"Come abbiamo fatto a superare l'ufficiale di guardia quando siamo saliti a bordo quella notte?", gli domando. "Davvero non mi ricordo di come siamo riusciti a salire a bordo di nascosto".
"Pensai a tutto in anticipo", prosegue Shaw. "Gli portai di nascosto un paio di pacchetti di sigarette e una bottiglia di rum dal negozio quando ci fermammo a comprare collutorio e gomme".
"Mi chiedevo infatti perch ci mettessi cos tanto a scegliere una bottiglia di collutorio. Tu che sei sempre in anticipo".
Detto questo osservo Gabriel con le mani sul timone.
Entrambi abbiamo ancora degli anni prima che le nostre carriere siano terminate e possiamo andare in pensione. Lui ha gi la sua barca. Potr navigare come preferisce quando verr il momento.  difficile immaginare, per, che un uomo che ha passato tutta la sua vita in mare, desideroso di comandare una nave da guerra, trovi conforto al timone di un semplice yacht.
"Ancora assorto nei tuoi pensieri, Peter?", mi chiede.
"S. Mi stavo chiedendo perch hai comprato una barca. Cos facendo uno ci passa tutta la vita sull'acqua. Penso anch'io a qualche giocattolo da comprare, ma che preveda di farmi passare un po' di tempo sulla terraferma".
"Non dirmi che stai pensando a un bolide su due ruote o qualche altra macchina supersportiva, giusto per emulare il classico tizio in crisi di mezza et?"
"Chi ha parlato di crisi di mezza et? Ho trentasei anni. Non sono ancora pronto per la mezza et, giusto?"
"Quanto tempo hai intenzione di vivere?", chiede Shaw. "Se raddoppi per due, potresti gi essere a met della tua vita. Saresti a met strada verso i settanta. Hai intenzione di aspettare qualche anno fino a quando nel calcolo sarai a met strada verso gli ottanta?"
"Non sto pianificando una crisi di mezza et anzitempo".
"Credo che nessuno la pianifichi;  per questo che quando arriva la chiamano crisi".
"Tu la stai gi vivendo, Peter", osserva Shaw. "Guardati. Tuo figlio  tornato nella tua vita e tu non sai cosa fare. Lo stai mandando in collegio per mantenere la tua facciata di normalit. Hai preso la tua prima licenza a terra in cinque anni e ti appresti a spendere una buona fetta dei tuoi risparmi per una gita di pesca d'alto bordo".
"Una buona fetta?", gli chiedo. "Ma quanto carburante stiamo consumando?"
"Sei fortunato ad avere questo viaggio al solo costo del carburante, dei materiali di consumo e della paga di Riley".
"La paga di Riley?", sussulto. "Beh, avrei dovuto immaginare che non lo sta facendo per fare il leccapiedi. Quanto gli hai offerto?"
"Gli ho offerto trecento bigliettoni per il fine settimana", mi conferma Shaw.
Mi acciglio. "Avrei voluto sapere di questa spesa un po' prima".
"Guarda che  una tariffa abbastanza equa", mi ribatte. "E pi che giusta. Soldi ben spesi e preparazione dei pasti assicurata per il fine settimana. Immaginavo che avessimo bisogno di qualcuno in pi, oltre te e me, per le operazioni sulla barca. E questa  una barca che richiede pi di una persona per essere gestita".
"E come pensi di vedertela da solo quando andrai in pensione?", gli chiedo.
"Non ci ho pensato granch. Suppongo che terr una cabina per me, ne attrezzer un'altra con due cuccette per un paio di membri dell'equipaggio e terr le altre due per i passeggeri".
"Passeggeri?"
"Certo che s! Sar anche uno yacht, ma  gi attrezzato per la pesca. La gente coi quattrini paga molto per venire a pescare in pieno oceano. Io sar un ufficiale di marina in pensione, qualcuno di affidabile. I clienti accorreranno sulla mia barca e, se non lo faranno, potr sempre restare a terra e rilassarmi".
"Vedo che hai gi organizzato tutto", ragiono. "Vorrei anch'io avere il mio futuro cos ben delineato".
"Tu sei pieno di incognite, Peter. Con Catherine che non c' pi e Danny sotto la tua responsabilit, non potr mai pi essere come prima; non puoi limitarti a mettere da parte soltanto dei soldi per provvedere al suo futuro. Devi provvedere a lui in prima persona, in pi di un modo".
"Che cosa vorresti dire?"
Lui mi guarda e scuote la testa. " la vera ragione per cui sei venuto qui, Peter. Il ragazzo non ha solo bisogno di cibo e vestiti, non ha solo bisogno di una buona scuola e di un'educazione adeguata che lo metta sulla giusta strada; quello di cui ha bisogno ora sei tu, dell'amore di suo padre. Hai un incarico per il quale nemmeno i SEALS si offrirebbero volontari".
Inizio a ridere ma poi soffoco la risata.
Sbuffando gli rispondo:
"Hai ragione. Com' che sei sempre tu quello che gioca a fare il vecchio saggio tra di noi?"
"Esperienza. Lo faccio dal nostro primo giorno di addestramento di base".
Guardo il cielo blu e il mare aperto. Respiro l'aria salata. I miei occhi si chiudono e le mie palpebre sbattono. "Sar meglio che vada da Danny;  ora di indossare la mia faccia da poker".
Shaw mi fa un cenno di saluto.
Lascio il ponte superiore e scendo la scala che porta sottocoperta. Lungo la strada incrocio Riley; ci scambiamo un saluto veloce, senza parole.
Appena scendo l'ultimo gradino colpisco con la testa il piccolo arco, roba da poco, e subito mi avvicino alla cabina di Danny.
La porta  chiusa. Busso.
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5. Danny.
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Dopo colazione torno in cabina e mi siedo sul letto.
Non so cosa fare su questa barca. Non ho una mansione da svolgere. Non c' una TV da guardare, n videogiochi. Non ho nemmeno un libro da leggere, oltre a quelli di testo.
Il collaboratore di pap  venuto a prendermi a scuola e mi ha portato direttamente al molo. C' un computer sulla piccola scrivania nella mia cabina, ma  bloccato. Non conosco la password. I muri e le porte sono di metallo. Mi sento come un prigioniero.
Bussano alla porta.
"Avanti".
La porta si apre ed entra Pap.
"Hai fatto colazione?" "S."
"Cosa stai facendo da solo qua sotto?", chiede in tono serio.
"Sto seduto. Non so cosa fare qua in mezzo all'oceano. Non c' la televisione, non ci sono videogiochi, non conosco la password del computer laggi, e non ho altro che libri di testo da leggere".
"Che ne dici di pescare?", mi chiede pap.
Pescare?", gli ripeto. "Vuoi dire venire a pescare con te?"
"S", mi risponde. "Ho pensato che potremmo provare la pesca d'altura. Le canne sono gi pronte sul ponte. Pescheremo a dritta, vicino la poppa".
Lo guardo perplesso. "Ho dimenticato il significato di questi termini".
Lui sospira e si copre il viso con la mano:
"Lato destro, vicino la parte posteriore".
Si gira e se ne va. Resto seduto per un altro momento.
"Pescare  sempre meglio che stare seduti senza far niente", mormoro tra me e me. "Mi dar anche del materiale da scrivere nel diario".
Salgo sul ponte. Vedo le canne infilate nei supporti lungo il lato della nave. Mi avvicino. Pap  l in piedi. Anche Jack  l.
"Bene, sei qui", mi dice pap.
"Ciao pap. Jack".
"Mmmh, lui  il signor Riley", mi corregge pap.
"Ha detto che posso chiamarlo Jack", gli rispondo.
" vero signor Harrison", interviene Jack. "Gli ho detto di chiamarmi Jack. Ho pensato che sarebbe stato pi familiare per il ragazzo".
Le labbra di pap si stringono. Non  contento di ci. Scuote la sua testa lentamente da una parte all'altra.
"L'etichetta, signori; dobbiamo osservare l'etichetta a bordo di una nave e rivolgerci alle persone con i loro titoli. Anche un cuoco ha un rango e una posizione degni di essere chiamati in modo appropriato".
"Cosa vuol dire?", domando perplesso.
"Arruolati o no, tutti quelli che svolgono delle mansioni su un'imbarcazione devono rivolgersi nel modo dovuto", mi ribatte.
" una regola della marina?", torno a chiedere.
Fa una pausa e si guarda intorno. L'espressione dei suoi occhi cambia in una maniera che non so descrivere. Il modo di muovere palpebre e occhi  del tutto diverso dal solito. I muscoli del suo viso si rilassano:
"A volte, quando sento l'odore dell'aria di mare, dimentico di non essere pi in servizio. Suppongo che questa lacuna nel protocollo sia inevitabile", dice abbozzando un sorriso "Per, Danny, al capitano Shaw ti devi rivolgere come capitano o signore, a meno che lui non ti permetta di chiamarlo in un altro modo", e cos dicendo sottolinea le parole capitano e signore.
"Non dovresti essere tu il capitano?", chiedo a mia volta. "Questa non  la tua barca?"
"In realt  la barca di Shaw, del capitano Shaw", si corregge subito "L'ho noleggiata. Il capitano Shaw ed io siamo vecchi amici e colleghi, ma per questo viaggio  alle mie dipendenze. Il signor Riley, invece,  un marinaio che conosciamo, ma anche lui in questo viaggio lavora per il capitano. Shaw tende a seguire l'etichetta;  un ufficiale severo che esige sempre il meglio dai suoi marinai".
"Sei anche tu uno dei suoi marinai?", gli chiedo.
"Io e Shaw siamo entrati in marina insieme", risponde pap, "Ci siamo iscritti lo stesso giorno. C'incrociammo mentre eravamo in fila e attendevamo di entrare in un'aula dove siamo finiti seduti uno accanto all'altro. Finimmo addirittura assegnati come compagni di cuccetta. Lui  diventato il fratello che non ho mai avuto...".
"Ma tu hai due fratelli, Pap", lo interrompo, "Lo zio George e lo zio Robert".
"George e Robert sono sempre stati interessati ad altre cose", mi risponde in maniera secca, liquidando cos la mia affermazione, per poi proseguire pi serio. "Non interrompere e fammi finire. Io e il capitano Shaw abbiamo superato insieme l'addestramento di base. Lavoravamo bene in coppia. Anche alla scuola ufficiali finimmo nella stessa stanza, riuscendo sempre a lavorare negli stessi turni. Abbiamo avuto poi la fortuna di essere assegnati alla stessa nave e abbiamo condiviso insieme
anche l'esperienza della guerra. Questi sono eventi che legano gli uomini molto pi dell'avere lo stesso sangue nelle vene".
"Scusami per averti interrotto", aggiungo.
Pap mi guarda. Non viene aggiunta pi nessuna parola. Le parole non sono necessarie perch capisco che i suoi occhi mi stanno dicendo di non chiedere altro.
Pochi momenti dopo, pap prende una canna da pesca e mi chiede:
"Non hai mai pescato in alto mare".
Non avverto il suo cambio di tono. Rimango in piedi in silenzio supponendo che sia un'affermazione.
"Ebbene?", subito insiste. "Guarda che era una domanda".
"Scusa, pap, pensavo fosse un'affermazione. Non volevo interrompere il tuo dialogo. No, non ho mai pescato".
"Non si tiene la canna come si fa per la pesca normale.", prosegue. "I pesci pi grandi che vivono in queste acque ti strapperebbero la canna, o ti tirerebbero in acqua. Qui abbiamo delle sedie. Possiamo osservare le lenze mentre le canne restano nelle fondine rinforzate".
Si sposta verso la sedia centrale dove si siede.
Jack si sistema in quella di sinistra. Io guardo l'unica rimasta vuota e mi siedo a mia volta.
Il sole  caldo. Restiamo cos, seduti, a osservare le canne.
Stare cos, fermi,  noioso come stare seduti nella mia cabina, se non altro il paesaggio  pi bello.
Pap ha lo sguardo fisso sulla canna da pesca. Vorrei parlare con qualcuno, ma Jack  dall'altra parte e pap sembra troppo concentrato per parlare.
La barca si muove sull'acqua. Le lenze si allungano all'indietro mentre le esche vengono trascinate dalla corrente. Le canne da pesca sono un po' piegate. Se un pesce abbocca, si piegano ancora di pi.
"Cosa possiamo prendere qui fuori?", chiedo per rompere l'imbarazzante silenzio.
"Si possono prendere marlin, mahi-mahi, pesci vela, pesci spada, barracuda, cobia e red snapper, per citarne alcuni", mi risponde pap. "Alcuni di questi pesano in media dalle quaranta alle cinquanta libbre, come il dentice e il barracuda. Il pesce spada pu raggiungere anche le duecento".
"Come faccio a tirare su una cosa del genere?", gli chiedo.
"I mulinelli sono progettati per i pesci grossi", interviene Jack, chinandosi in avanti. "E se hai bisogno di aiuto io e tuo padre siamo qui. Un pesce spada di duecento libbre richiederebbe pi di un solo uomo".
Pap guarda Jack. "Grazie, signor Riley".
Jack si appoggia all'indietro e torna a fissare la sua canna. Riprendo a guardarla anche io.
Il sole  caldo. Jack e pap sono silenziosi e immobili. Non ci sono nuvole, n uccelli, n terra all'orizzonte in nessuna direzione. Tutto ci che vedo  blu; acqua blu e cielo blu.  difficile dire dove i due si incontrano.
C' uno strattone al mio filo. Salto e afferro la canna.
"Lasciala nel supporto per l'appoggio", mi avvisa pap. "Lascia che si agganci bene, poi comincia a tirare la lenza".
Aspetto, la canna si piega e rimbalza.
"Ora!", grida pap.
Faccio girare il mulinello in lungo e in largo. E difficile tirare la manovella. Il pesce tira a sua volta in maniera molto forte. Faccio girare il mulinello in continuazione, lasciandolo andare. Girando dall'altra parte, il filo esce e il pesce se lo tira via.
"Aspetta che la manovella rallenti, poi afferrala di nuovo", sembra ordinarmi pap col suo tono da ufficiale di marina.
Mi siedo sul bordo della sedia. La mia mano  pronta ad afferrare la maniglia del mulinello non appena rallenta.
Ecco, ha rallentato! La afferro e riavvolgo il mulinello. Girandolo c' ben poca resistenza.
"Non sento tirare", commento.
" di nuovo dove vuole essere", dice pap. "Una volta che si riavviciner alla barca, lotter di nuovo. Sii preparato. Lascia che si stanchi nuotando e combattendo contro di te".
Annuisco. Non sono ben sicuro di cosa voglia dire esattamente e allora chiedo:
"Quindi, va fuori, poi dentro, poi fuori, poi dentro, e alla fine lo porto verso la barca tutto sfinito?"
"Esattamente", dice Jack.
"Non  il modo in cui lo formulerei io, ma  sostanzialmente corretto", conclude pap.
La trazione diventa pi forte. Lascio andare la maniglia. Gira velocemente mentre la lenza esce di nuovo. Guardo e aspetto che il mulinello rallenti. Rallenta e afferro di nuovo la maniglia. Comincio ad avvolgere. Questa volta  pi facile. Continuo ad avvolgere pi velocemente che posso. Faccio girare la manovella in continuazione. Il gomitolo di filo sul mulinello diventa sempre pi grosso. Il pesce si sta avvicinando alla barca. Comincia a tirare e non riesco ad avvolgerlo, riesco a malapena a tenerlo. La canna si sta piegando quasi a met, si sposta.
"E accanto alla barca!", esclama pap. "Il movimento della canna sta a significare che si muove da poppa a dritta,  proprio qua sotto".
"Riesco a malapena a tenerla", ansimo.
"Lascia di nuovo andare la lenza", ordina pap. "Lo prenderai presto".
Lascio andare la maniglia. Il mulinello gira. Il filo sulla bobina si assottiglia. La canna si raddrizza. Guardo il manico del mulinello mentre vola in cerchio. Aspetto ancora una volta che rallenti. Afferro la maniglia e comincio a riavvolgere il
mulinello. La canna oscilla da un lato all'altro;  di nuovo piegata quasi a met.
Improvvisamente il pesce salta fuori dall'acqua. Un grosso pesce di colore rossastro.
"Sembra un dentice", dice pap. "Sono buoni da mangiare".
"Quanto sono grandi?", gli chiedo.
"Possono anche arrivare alle quaranta libbre", risponde pap. "Possiamo pesarlo una volta che l'hai tirato a bordo".
Il mulinello rallenta una terza volta. Afferro nuovamente la maniglia mentre la canna si piega di nuovo e la lenza si stringe. Continuo ad avvolgere. Il filo si accumula nella bobina. Il pesce  vicinissimo. Tira di nuovo. Rilascio la maniglia. Il filo esce, velocemente. Aspetto che la maniglia rallenti, poi, la afferro e tiro di nuovo.
"Stavolta la resistenza non  cos forte", dico.
"Bene", mi dice pap. "Questo significa che lo stai sfiancando. Continua cos".
Continuo a tirare il mulinello. La lenza arriva. La canna si piega, ma non oscilla pi da una parte all'altra. Il mulinello entra pi facilmente e pi velocemente di prima. Continuo a girare la maniglia, senza fermarmi. C' come un fuoco che mi attraversa. Mi formicolano le mani e le braccia mentre tiro su questo pesce. La mia faccia  calda. Uso tutta la forza del braccio per tirare la lenza.
Il pesce salta di nuovo fuori dall'acqua e stavolta schizza dentro lo yacht. Continuo a tirare la lenza.
"Era solo a tre o quattro metri dalla barca", dice Jack. "Preparo la rete".
Si alza dalla sedia e prepara una grande rete per mettere al sicuro il pesce. Pap si alza a sua volta e lo aiuta a dispiegarla. La fissano a una pinza di ormeggio sul lato della barca. Mi
sforzo di tirare su il pesce. Combatte ancora. Lascio andare la maniglia e il pesce rimbalza di nuovo in acqua.
"Sta sfuggendo", dico. "Non sono riuscito a trattenerlo. Lo prendiamo quando si calma".
Sono pronti con la rete. Gli occhi di pap passano da me alla mia canna, alla lenza nell'acqua e di nuovo alla rete. Jack si concentra sulla lenza immersa nell'acqua.
Il pesce smette di tirare. Stavolta aspetto. Conto uno, due, tre, quattro, cinque. Ancora non tira. Comincio a tirare il filo. Il pesce viene facilmente. Il filo ritorna nella bobina mentre faccio girare la manovella in continuazione. Questa volta  ancora pi facile di prima. Non c' resistenza.
"Non c' resistenza", grido. "L'ho perso?"
"Potrebbe semplicemente star girando in tondo", dice pap. "Se l'avessi persa, la lenza avrebbe perso tutta la tensione quando si  liberata".
"La lenza non ha mai perso tensione", aggiunge Jack. "Non l'ho persa d'occhio per tutto il tempo".
Continuo a tirare il mulinello. Il pesce non tira pi. Potrebbe essere questo il momento in cui io e mio padre stabiliamo una connessione?
Il pesce esce dall'acqua. E a pochi metri dalla barca. Continuo a tirare la manovella del mulinello. Riaffiora subito dopo. Con la coda dell'occhio vedo la faccia di mio padre. Le sue labbra formano un sorriso. Pap sta sorridendo; non ricordo di averlo mai visto cos prima.
Tiro su il mulinello. Riesco a vedere il pesce.  proprio sotto la barca. Cominciamo a tirarlo su.
Siamo all'ultimo sforzo, la rete  pronta a catturarlo, ma improvvisamente qualcosa di enorme squarcia l'acqua. Afferra Jack, la rete e il mio pesce. Jack viene trascinato in acqua. Pap mi spinge via dalla ringhiera della barca. Qualunque cosa sia, squarcia di nuovo l'acqua. Lo guardo rimanendo immobile sdraiato sul ponte.  enorme, grigio e ha i denti pi grandi che abbia mai visto.
Il trambusto ha richiamato il capitano Shaw dal ponte superiore. Ha con s due pistole lunghe con dentro grandi frecce. L'enorme pesce fa un altro salto verso la barca, colpendo pap ma non lo afferra.
Shaw spara una delle grandi frecce contro il pesce e lo colpisce in faccia; subito punta la seconda pistola.
Io arretro verso l'altro lato della barca. Rimango basso, seduto, incapace di alzarmi. Pap barcolla in avanti. La sua spalla destra sanguina molto. Shaw spara di nuovo ma lo squalo torna sott'acqua; ne approfitta per ricaricare entrambe le pistole.
"Ha preso Riley", esclama pap.
"Ce ne siamo accorti", commenta Shaw. "Era un bravo ragazzo".
"Era?", ripeto a mia volta.
"Quello  un grande squalo bianco, Danny", dice Shaw. "Se l'ha trascinato gi e non si accontenta del tuo pesce, non torner pi su".
Un brivido mi attraversa il corpo. "E morto per colpa mia".
"Ne parliamo dopo", scatta il capitano Shaw. "Quella cosa potrebbe ancora attaccare la nostra barca. Il sangue di Peter  su tutta la fiancata. Danny, corri sottocoperta. C' un kit di pronto soccorso nella cambusa".
Lo guardo con aria perplessa.
" una grande scatola bianca con una croce rossa sopra. Sembra una cassetta degli attrezzi", ansima pap.
"Vai a prenderla, Danny", mi ripete Shaw. "Noi pensiamo allo squalo. Tu prendila, cos potremo medicare tuo padre. Puoi farcela."
...
.
...
6. Shaw.
...
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...
Danny corre di sotto. Guardo il mio povero amico Peter; i denti dello squalo gli hanno lacerato profondamente il braccio e il gomito. Sta perdendo molto sangue. Tutto quello che resta da fare  sperare che il giovane Danny riesca a trovare rapidamente il kit di pronto soccorso.
Sono in piedi sopra di lui, con il fucile ad arpione in mano. Scruto l'acqua in cerca di segni di movimento ma non sembra esserci nessuna increspatura oltre quelle delle onde sulla superficie dell'acqua.
"Gabriel", Peter sussulta.
"Risparmia le forze, amico mio", gli rispondo.
"Se non dovessi farcela, prenditi cura di Danny, per favore".
"Ce la farai", lo rassicuro. "Quelle sono solo tagli e graffi superficiali; ne hai passate di peggio e ne sei uscito sempre vincitore".
Lui alza lo sguardo verso di me.
Mi accorgo che non mi riesce di mentirgli sulla gravit della situazione. Anche la mia migliore faccia da bluff non pu ingannare Peter Harrison. Giro la testa verso il mare, come per sorvegliare l'acqua. Se riesco a non guardarlo, mi riesce meglio mentire.
"Gabriel, dimmi come stanno davvero le cose, tu a poker hai sempre fatto schifo...".
Tiro fuori un pesante sospiro:
"La verit  che non lo so. Dobbiamo aspettare Danny e fare tutto il possibile per rimetterti in sesto. Appena ti ho medicato salgo su e invio un segnale di soccorso".
"Come sta Riley?", mi chiede Peter.
" rimasto incastrato tra lo squalo e la rete", gli dico senza nascondere nulla. "Riley  sparito. Probabilmente  per questo che non riesco a vedere lo squalo;  occupato con lui".
In quel preciso istante la barca ondeggia. L'impatto mi spinge via dalla poppa. "Ho parlato troppo presto.  ancora sotto di noi e ha voglia di sangue".
"Eravamo proprio sul bordo", ansima Peter. "Jack ha sanguinato su tutto il lato mentre lui e la rete venivano trascinati via".
"Non mi affaccio certo per confermartelo", gli rispondo. "Ma  probabile che tu abbia ragione, sicuramente sia il nostro lato di dritta che il quarto di poppa sono coperti di sangue. Terr Danny il pi lontano possibile dal bordo".
"Ti ringrazio", mi risponde.
Peter cerca di spostarsi verso il centro della barca, lasciando una scia di sangue dietro di lui.
"C' troppo sangue per delle semplici ferite superficiali", si lamenta.
"Non mi occorre la sua diagnosi, signor Harrison", gli rispondo usando il mio tono da ufficiale comandante. "Lei non  il chirurgo di bordo, n fa parte dello staff dell'infermeria; non le permetter di valutare i pazienti a bordo della mia nave".
Lui ride, ma la risata lo addolora e si afferra il fianco.
"Dov' quel ragazzo?", mormoro sottovoce.
"L'hai mandato in cambusa a prendere il kit di pronto soccorso", mi risponde Peter.
"Dovrebbe astenersi da qualsiasi attivit o discorso non necessario", lo apostrofo. "E non mi riferisco solo a questo. La invito a non fare il saputello".
Dopo la mia boutade, Peter sembra acquetarsi. Smette di provare a muoversi e si siede sopra una pozza di sangue che per  sempre pi profonda.
Riceviamo un nuovo scossone sempre da poppa. Quasi inciampo all'indietro ma riesco a rimanere in piedi. Guardo oltre il bordo. Nessuna pinna, nessuna pelle di squalo. Non riesco a vedere la bestia, quindi non ho idea di dove lanciare l'arpione. Mi rialzo velocemente, allargando i piedi per tenere una posizione pi stabile. Il mio piede sinistro precede il destro e mi preparo a un secondo impatto.
Mi accorgo che la rotta della barca comincia a ondeggiare. Stiamo leggermente girando in tondo. La nostra scia si  ridotta, cos come la velocit diminuita. Quella maledetta bestia deve aver sbattuto contro un'elica. Se ci sono danni alle pale non torneremo a riva cos velocemente come siamo arrivati qui.
"Peter, sei ancora con me?", gli chiedo preoccupato.
"Sono ancora qui", mi d conferma. "Stanco, ma ancora qui", e cos dicendo sbadiglia.
"Resta sveglio, Peter", lo esorto alzando la voce. "Ho bisogno che tu rimanga sveglio. Non sprecare energie per muoverti, ma parla con me. Che cosa aveva Danny sulla sua canna?"
"Sembrava... Sembrava un dentice".
"Descrivimi la scena", gli chiedo. "Non c'ero; raccontami com' andata".
"Ha preso il pesce sulla sua lenza", comincia Peter con una punta d'orgoglio. "Ha ascoltato ogni consiglio e ha aspettato finch non lo ha agganciato per bene. L'ha tirato su una prima volta, poi l'ha lasciato andare quando si  ribellato troppo.
Quando il pesce si  sfiancato, ha ripreso a tirarlo dentro. Quello si  avvicinato e poi ha fatto di nuovo resistenza e lui gli ha dato lenza sfiancandolo. Danny ci ascoltava con attenzione e aveva quel bastardo proprio sotto la barca. Poi, all'ultimo secondo, mentre lo tirava su e preparavamo la rete per intrappolarlo, dal nulla  uscita la pi grande fila di denti che io abbia mai visto e...".
Smette di parlare.
"Peter, resta con me, dimmi di pi", lo esorto.
"...e i denti mi sono piombati addosso. Ho cercato di spostare il mio corpo tra lui e Danny. Il mio istinto era di spingerlo via dal bordo, lontano da quei maledetti denti. Le mie spalle erano rivolte verso Jack; non ho visto cosa gli  successo. Poi il dolore, solo il dolore. Non riesco a descrivere la sensazione dei denti che mi lacerano la carne. Non c' modo di paragonarlo al morso di un cane o di un gatto. L'immensa potenza di quelle mascelle... La pressione indescrivibile... La sensazione della tua pelle che si strappa;  come...  come...  come agganciare la tua pelle sulla testa di un grosso chiodo allentato e squarciarti il braccio, solo circa un milione di volte pi intenso".
La sua descrizione mi solleva dal fatto che ero di guardia sul ponte e non avevo assegnato a Riley quel compito. "Adesso resta con me, Peter. Resta sveglio".
Lui geme e ansima. La pozza di sangue che lo circonda si espande. Guardo il mare; ancora nessun segno dello squalo in superficie.
...
.
...
7. Danny.
...
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...
Mi affretto verso la scala e vado sottocoperta. Corro lungo il corridoio fino alla cambusa. Mi guardo intorno. Osservo il punto in cui era Jack quando mi ha servito la colazione. Mi fermo. Jack se n' andato e non torner. Una lacrima mi scende sulla guancia. Mi soffermo nel ricordare la sua immagine nella mia mente ma vengo subito riportato alla realt da uno scossone della barca.
Qualcosa deve averla urtata. Mi ritrovo a terra ma subito mi rialzo e comincio a guardarmi intorno. Non c' niente vicino ai tavoli. Il kit di primo soccorso deve essere nel retro da dove Jack cucinava. Cerco il kit dappertutto, a terra, sotto le panche, i tavoli, gli armadietti pi bassi. Cerco qualsiasi cosa abbia le dimensioni di una cassetta degli attrezzi. Apro le porte, guardo nell'armadio, lo richiudo.
La barca trema una seconda volta. Stavolta cado verso la prua. Lo squalo deve aver colpito la poppa. Mi metto in ginocchio e mi muovo carponi.
"Pap conta su di me", mi ripeto. Continuo a muovermi in ginocchio, aprendo sportelli per cercare qualcosa di grande e bianco. Grande e bianco, grande e bianco; possibile che non riesco a trovare niente che assomigli a una grande cassetta degli attrezzi bianca.
Finalmente la vedo. Una lunga scatola bianca.  sotto il lavandino. La prendo e corro di nuovo sul ponte.
"L'ho trovata", dico mentre consegno la scatola al capitano Shaw.
"Bravo ragazzo", e senza togliere gli occhi dall'acqua mi dice: "Dovrai aiutare tuo padre".
"Non so cosa fare", rispondo.
"Fai quello che ti dico", risponde con tono serio. "Apri la scatola e cerca qualcosa per lavare la ferita. Una busta di plastica di soluzione salina o una bottiglia di alcol".
Trovo la bottiglia di alcol. "Ho trovato l'alcol", dico subito.
"Bene, ora trova un grosso pacchetto di plastica. Dovrebbe esserci scritto medicazione a pressione, o medicazione grande. Non puoi sbagliare,  grande quasi come un pallone da football".
Guardo nella scatola. Eccolo l. Lo tiro fuori. "L'ho trovata".
"Bene. Adesso apri la confezione e versa l'alcol su un lato della stessa".
Faccio come mi dice. "Fatto", riferisco.
I suoi occhi continuano a concentrarsi sull'acqua. Gli riesce di darmi ogni indicazione mentre  completamente concentrato su qualcos'altro.  incredibile.
"Ora, con il lato imbevuto di alcol rivolto verso la pelle, premi la medicazione sulla ferita pi grande di tuo padre".
Faccio quello che mi dice. Quando il tampone tocca la ferita di pap, la sua faccia si contorce.
"Scusa, pap", gli dico dispiaciuto.
" solo l'effetto dell'alcol che pulisce la ferita", mi assicura Shaw. "Adesso prendi una piccola scatola, grande come un pacchetto di carte. Cerca una benda triangolare. Una volta trovata, avvolgila intorno al braccio di tuo padre e usala per legare la medicazione. Legala bene. Non preoccuparti se si muove,
non preoccuparti della sua faccia, legala stretta e basta. Devi fermare l'emorragia".
Faccio come mi  stato detto. Trovo la scatola e la apro. Prendo il grande panno a forma di triangolo e lo avvolgo intorno al braccio di pap. Lo tiro forte. Ci faccio un nodo. "Fatto".
"Bene, ora ci sono altre piccole ferite. Fasciale meglio che puoi. Pulisci prima la ferita poi la bendi. Vedi l'espressione di tuo padre?  debole per la perdita di sangue. Ferma l'emorragia o lo perderemo".
Mi si forma un groppo in gola. Perdere pap. Ho appena perso la mamma. Non posso perdere anche lui. Le mie mani non si muovono. Le mie gambe sembrano congelate. Com' possibile, cosa mi sta succedendo?
"Danny!", urla Shaw. "Riprenditi. Concentrati sul salvataggio di tuo padre".
Mi gira la testa. Le mie dita si contraggono. Tolgo la camicia di mio padre. La maggior parte dei tagli sono piccoli. Comincio a prendere le grandi scatole con la scritta COMPRESSE DI GARZA. Ne tengo una in mano. "Come si usano questi?", torno a chiedere.
Shaw sposta la sua attenzione quanto basta per osservare cosa sto tenendo in mano. "Mettilo sopra la ferita, poi usa il rotolo di nastro adesivo nella scatola per fissarlo alla pelle intorno alla ferita. Assicurati di pulire ovunque prima di bendarla".
Mi precipito a pulire tutti i tagli. Attacco il nastro adesivo su tutto il braccio e il fianco di pap. Ci sono alcuni tagli sul petto e sulla schiena. C' sangue ovunque. Non so come sto andando. E cos disgustoso, cos spaventoso, cos irreale. Invece  fin troppo reale. La vita di mio padre  nelle mie mani. Non posso fallire.
Strappo i pacchetti; taglio il nastro adesivo con le forbici che ho trovato nella scatola. C' sangue ovunque e su tutto.
"Penso di averle medicate tutte", dico alla fine a Shaw. "Ci sono asciugamani o qualcosa in giro che posso usare per asciugarlo e verificare meglio?"
"Lascia che il sangue si coaguli, per ora. Lavare le ferite le far solo sanguinare pi velocemente. Se riesce a muoversi, portalo sottocoperta".
Shaw si alza, guardando da lontano oltre il bordo della poppa: la barca trema di nuovo.
" ancora l, maledetta bestia affamata di sangue", quasi urla Shaw. "Spostalo pi lontano che ti riesce dalla fiancata e stai lontano dal bordo".
Tiro pap come meglio posso. E pesante. Ci muoviamo lentamente. Lo porto al centro del ponte, con il sangue che gli scorre dietro. "C' una scia di sangue", grido.
"Controlla", scatta Shaw. "Se trovi un taglio o una ferita da perforazione, fasciala".
"Ferita da perforazione?", gli domando.
" un buco, causato da un dente che ha attraversato la pelle", mi urla.
Tiro via la camicia strappata di pap. "Non vedo altri tagli o buchi", lo informo subito. "Cosa faccio adesso, capitano?"
"Ora", risponde lui facendo un respiro profondo, "ho bisogno che tu prenda il timone".
"Il timone?", ripeto meravigliato.
"Ho bisogno che tu vada sul ponte superiore e guidi la barca. Accanto al timone, vedrai due bracci con delle manopole in cima. Quelli sono i comandi delle eliche. Spingili il pi avanti possibile e tieni stretto il timone".
"Bracci con le manopole in avanti, tieni stretto il volante, nient'altro?"
"Per ora basta cos. Quando avremo percorso una breve distanza, salir e prender il comando".
Mi precipito su per la scala ed entro sulla sala del ponte. Afferro il timone con la mano sinistra. Con la destra spingo i due bracci in avanti. Appena li spingo la barca sembra aumentare la velocit. Le eliche devono essere il motore. Pi girano e pi veloce andiamo. Pianto i piedi sul pavimento e afferro il timone con entrambe le mani.  difficile tenerlo fermo perch la barca si muove.
Non riesco a vedere Shaw da dove mi trovo. Devo solo aspettare qui che salga. Comincio a guardare gli indicatori e i quadranti sulla console. Trovo la bussola. Ci stiamo dirigendo verso est. Est significa lontano dalla costa. Mi chiedo se devo girare. Se giro andremo all'indietro. Se andiamo all'indietro ci avviciniamo di nuovo a quello squalo. Non so cosa fare;  meglio aspettare il capitano Shaw.
...
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8. Shaw.
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Non avrei mai pensato di vedere il giorno in cui avrei consegnato il mio ponte di comando a un bambino mentre mi trovavo sul cassero di poppa con un fucile ad arpioni carico e pronto a sparare allo squalo che aveva attaccato la mia barca. "Questo  davvero un qualcosa che nessun ufficiale immagina del suo primo comando".
"Cos' successo?", mi chiede Peter riaprendo gli occhi.
"Tuo figlio  al timone", dico. "Ho consegnato il ponte e il timone a un bambino. Che la ruota del destino ci accompagni e ci guidi evitando di tagliare il filo delle nostre vite".
"Altra mitologia", osserva Peter. "Non sembri troppo teso".
"Sono fin troppo teso ma non tanto da sentirmi turbato", gli rispondo. "Gli ho appena detto di mandare i motori avanti tutta. A lungo andare sar uno sforzo per il motore, ma se vogliamo fuggire dobbiamo accelerare".
"Sovraccaricare il motore potrebbe bruciarlo", obietta Peter.
"Piuttosto dimmi qualcosa che non so", insisto. "E stata una decisione rischiosa, certo, ma scommetto che questi motori sono abbastanza in forma da sopportare un leggero sovraccarico".
"Mi ha rattoppato abbastanza bene", dice Peter. "Per l'alcol brucia come il fuoco".
"Finch brucia  un bene. Il dolore aiuta a tenerti sveglio, a tenerti con noi. Bruciare significa anche disinfettare.  un bene che la ferita sia pulita; significa che eviti il rischio di infezioni".
"I motori sono avanti tutta?", chiede ancora Peter.
"Affermativo".
"Qual  la nostra rotta?"
"Non ne sono certo", gli rispondo. "Eravamo verso rotta ovest sud-ovest, abbiamo avuto cos tanti urti che ora potremmo essere diretti in qualsiasi direzione".
"Non dovremmo virare a est, o a nord-est per tornare in porto?"
"S, comandante, dovremmo", gli rispondo. "Il problema  che al momento sono di guardia agli squali e il bambino sul mio ponte non ha idea di come correggere la nostra rotta".
"Vai a insegnarglielo", mi sollecita Peter.
"Non posso lasciarti da solo quaggi in una pozza del tuo stesso sangue", insisto a mia volta.
"Non posso certo strisciare lass", mi controbatte. "Qualcuno deve per forza salire. Lo squalo non ci ha pi attaccato dopo l'ultimo colpo che ha cambiato la nostra rotta. L'elica danneggiata probabilmente lo avr ferito. Dovremmo cogliere l'occasione, ritrovare la rotta e fuggire".
"Com' che per una volta sei tu quello con la testa sul collo?", gli chiedo.
"Le circostanze e la situazione mi concedono una prospettiva da osservatore", risponde con un sorriso sofferto. "Tutto quello che ho la forza di fare  sedermi qui e osservare. Danny pu fare solo quello che uno gli dice; non ha nessun addestramento. Lei deve essere il capitano, Signor Capitano. Questa  la prima prova del suo comando, signor Shaw".
"Ha ragione, signor Harrison", rispondo in tono serioso.
Ha ragione davvero. Devo essere subito e ovunque, ma il posto del capitano  principalmente sul ponte della sua nave.
Consegno a Peter il fucile ad arpioni, anche se dubito abbia la forza e la stabilit per azionarlo.
Lo lascio e a grandi falcate salgo sul ponte superiore. Salgo la scala pi velocemente di un marinaio sovraeccitato e sono sul ponte comando.
...
.
...
9. Peter.
...
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...
Gabriel  corso via per assistere Danny. Sento il calcio del fucile ad arpioni. Ci provo, ma riesco a malapena a sollevarlo.
Decisamente un po' troppo per un semplice viaggio di ricongiungimento del legame tra padre e figlio che finora mi ha quasi ucciso.
Immagino che dovrei essere grato di essere vivo. Se fossi stato leggermente pi vicino alla ringhiera, lo squalo mi avrebbe ucciso. Almeno Danny  salvo. Povero ragazzo; probabilmente  spaventato a morte.
Non posso nemmeno provare ad andare da lui e offrirgli parole di conforto o di incoraggiamento. Povero anche Gabriel; non lo invidio per il fatto di avere il compito di guidare la nave da solo. Gli toccher pure informare i parenti prossimi di Riley. Non baster la tipica lettera della marina su una perdita di vita in servizio. Questo  un viaggio privato. Spero, per il bene di Gabriel, che abbia fatto firmare i documenti per l'impiego e stipulato una polizza assicurativa.
"Mi auguro che quello squalo abbia morso pi di quanto potesse masticare", mormoro tra me e me con una leggera risata. "Non so nemmeno come far a registrare tutto questo in quel diario che il terapeuta vuole che tenga per l'esercizio di ricostruzione della mia relazione con Danny. Come si fa a
documentare gli eventi di oggi? Questa dovrebbe essere l'ultima preoccupazione che dovrei avere, considerata la mia massiccia perdita di sangue. Se non altro, parlare con me stesso mi aiuter a rimanere sveglio".
Sollevo la mano destra e la poso sulla mia testa. Almeno un braccio funziona. "La mia testa per mi fa male. I miei pensieri cominciano ad essere annebbiati", continuo a dirmi sottovoce. "Gabriel deve essersi preoccupato di una mia commozione cerebrale provocata dalla caduta. Ha cercato di tenermi sveglio per precauzione. Come posso riuscirci? Di cosa posso parlare con me stesso per rimanere sveglio?"
Mi massaggio la testa mentre penso. Cerco di muovere le gambe: sono lente a rispondere, ma si muovono.
"Beh, almeno le mie gambe si muovono", mi ripeto. "Sono lente perch sono debole, ma almeno non sembrano esserci danni ai nervi".
Cerco di sollevare il braccio ferito. "OW!", esclamo a causa di una fitta di dolore. "Dovr evitare di provare ad usarlo per ora. Le ferite non sono rimarginate; allungarlo pu solo riaprirle".
Cerco di sedermi pi comodo ma una nuova fitta di dolore mi assale. Devo evitare di allungare il fianco o muovere la schiena. Sono bloccato qui, almeno fino a che qualcuno non trova il tempo per aiutarmi a rialzarmi.
"Alla fine Danny o Gabriel verranno a prendermi. Uno di loro mi dar una mano a raggiungere il ponte o la mia cabina quando ne avranno l'opportunit. Per ora, ho solo bisogno di restare sveglio e riposare".
...
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10. Danny.
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Quando Shaw arriva sul ponte mi fissa.
"Bel lavoro ragazzo", mi dice. "Da qui in poi prendo io il timone".
"Come sta mio padre?"
"A malapena cosciente, Ha un gran bisogno di cure mediche".
Shaw afferra un aggeggio di plastica nera attaccato su un filo a spirale. Sembra la radio che usano i tassisti. Deve essere in procinto di chiamare aiuto. Lo prende e regola alcune manopole.
"Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Solleva il pollice dal lato destro di quella specie di scatolina. Aspetta. Regola di nuovo le manopole.
"Qui  il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo."
Solleva nuovamente il pollice e attende. Non c' risposta. Regola di nuovo i comandi della radio.
"Qui  il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Stesso gesto dei precedenti e aspetta. Non c' risposta.
"O non ci sono navi in zona, o il trasmettitore  stato danneggiato dagli urti".
"Cosa significa, capitano?"
Mi guarda con lo sguardo pi freddo che abbia mai visto. Ho gi visto mio padre arrabbiato: quella specie di rabbia che ho visto in alcuni film di guerra dove l'istruttore comincia a urlare contro la recluta fino a farlo piangere come un bambino; Shaw ha lo stesso sguardo negli occhi, solo pi forte.
"Danny, significa che non possiamo chiedere aiuto. Significa che siamo da soli. Significa che io e te siamo tutto ci che c' tra tuo padre e la morte".
Ho un sussulto. "La morte?"
Lui sbuffa. "Danny, non sono abituato ai bambini. Sono single. Ho passato tutta la mia vita adulta in marina. Non sono abituato a gestire un bambino. Capisco che  come addestrare una nuova recluta e che non sai niente di come funziona questa barca; purtroppo io non ho il tempo di addestrarti e di occuparmi di tuo padre allo stesso tempo. Te lo dir una volta sola...", e cos dicendo alza un dito: "Quando ti do un ordine, eseguilo. Se non capisci, chiedi. Se ti sembro infastidito probabilmente lo sono, ma sono infastidito dalla situazione in cui ci troviamo, non da te. Se fai del tuo meglio non mi arrabbier con te. Hai capito?"
"Penso di s. Cosa posso fare adesso?"
"Continua a tenere il timone mentre io controllo alcune cose. Riesci a trovare la bussola? C' scritto N, E, S e W e un mucchio di numeri".
"S, siamo diretti a est", rispondo.
"Ok. Adesso tira quei bracci dell'acceleratore, quelli che ti ho fatto spingere in avanti, ma indietro fino a circa la met. Questo ci far rallentare".
"Capito", subito tiro i bracci fino al punto centrale. "Fatto".
"Invece di capito, che ne dici di usare la parola roger,  un termine che si usa in marina".
"Roger", rispondo subito.
Shaw mi fa un piccolo sorriso poi guarda uno schermo. Scrive un mucchio di cose sulla tastiera di una console, poi si rivolge di nuovo a me:
"Va bene, Danny, voglio che tu giri il timone in senso antiorario, guarda la bussola, la nostra rotta dovrebbe cambiare. I numeri scenderanno fino a zero, cominceranno da N e poi da 359 e scenderanno ancora. Quando la bussola indica N gira la ruota del timone di nuovo al centro".
"Roger", rispondo mentre giro il timone. La barca vira a sinistra. La sfera della bussola rotola. Siamo diretti in una nuova direzione. Guardo la bussola girare. Quando arriva a dieci, inizio a riportare il timone al centro. Con il timone centrato guardo la bussola.
"Capitano Shaw, leggo 358, va bene?"
"Va bene Danny, finch siamo diretti vicino al nord geografico. Oh, quando leggi un rilevamento sulla bussola, una direzione, leggi ogni cifra separatamente. La nostra direzione  tre-cinque-otto gradi".
"Roger".
"Si potrebbe anche dire, aye aye! suggerisce Shaw.
"Aye aye, capitano Shaw", rispondo eccitato.
Lui ridacchia. "Non  un gioco. Non stai fingendo di essere un pirata. Anche un 's'  sufficiente, Signor Harrison".
Signor Harrison.  la prima volta che qualcuno, a parte gli insegnanti del collegio, mi chiama cos. Ma questo  diverso. Non perch io chiamo i miei insegnanti Signore e loro fanno lo stesso. Questo  il capitano Shaw che mi fa partecipe di una specie di cameratismo.
Lo guardo e sorrido. "S, signore".
"Adesso s che parli come un vero marinaio".
La calata di comando di Shaw si attenua e torno a rivolgermi a lui:
"Capitano Shaw".
"Cosa c', Danny?", mi chiede.
"Grazie", mi limito a dire.
"Per cosa?"
"Per il modo in cui mi ha chiamato signor Harrison. Sembrava che mi stesse includendo e fare partecipe pi del modo di fare distaccato e formale dei miei nuovi insegnanti. Non so se l'avete fatto di proposito, ma, nonostante la situazione, mi ha messo a mio agio, quindi grazie".
Mi d una pacca sulla spalla. "Tra qualche minuto, voglio che giri di nuovo il timone. Fai tua la rotta due-otto-cinque gradi, ovest nord-ovest. Ci allontaneremo dal luogo dell'attacco e ci dirigeremo verso un porto".
S'incammina verso la porta ma poi torna indietro. "Oh, sterza lentamente, e una volta che la nostra rotta  di due-otto-cinque gradi, aumenta al massimo l'accelerazione. Hai capito tutto?"
"Aspetto qualche minuto, giro a due-otto-cinque, una volta che siamo in rotta a due-otto-cinque spingo quei bracci fino in fondo e andiamo pi veloce che possiamo, signore".
"Eccellente. Far di te un vero marinaio in men che non si dica", e subito dopo lascia il ponte superiore.
Lo osservo andare verso la scala, un momento dopo sono di nuovo solo.
Guardo l'orologio, poi l'oceano, di nuovo l'orologio e in ultimo la direzione della bussola. Quando sono passati cinque minuti inizio a girare lentamente il timone. L'ago della bussola si muove. Tre-cinque-zero. Tre-quattro-zero. Continua ad andare avanti. Arriva a tre-zero-zero e comincio a raddrizzare il timone. Due-otto-sei. Ribalto il timone. Due-otto-cinque. Metto la mano sui bracci dell'acceleratore e li spingo lentamente in avanti.
Il motore va pi forte. La barca si muove pi velocemente. Devo impugnare il timone pi stretto. Siamo stati in mare per parecchio tempo. Spero che torneremo presto a riva.
Guardo l'orologio.  quasi ora di pranzo. Il mio stomaco brontola. "Non ora", dico al mio stomaco. Non avrei dovuto guardare l'orologio. Non avevo fame finch non ho capito che ora fosse.
Continuiamo a navigare. Shaw non rientra da diversi minuti; si star occupando delle ferite di pap.
La barca sobbalza. Qualcosa ci ha colpito di lato. Non riesco a vedere cosa possa essere stato. Tengo il timone pi forte che posso. Mantengo la nostra rotta di due-otto-cinque. C' un terzo scossone.
La barca comincia a girare verso a sinistra. Il timone non si muove, ma stiamo girando lo stesso e stiamo anche rallentando. Deve esserci qualcosa che non va in una delle eliche di cui ha parlato il capitano Shaw.
Mi guardo intorno. Lui non  qui per dirmi cosa fare. Devo pensare ma non so cosa.
La barca viene scossa nuovamente. Adesso il colpo  da dietro e ci spinge a sinistra. Io vengo sbalzato a mia volta in avanti a sinistra. Guardo il timone e i bracci di controllo dell'acceleratore. Sono l'unica cosa che so usare.
Continuiamo a girare. Muovo il timone ma non succede niente: non ci raddrizziamo. Controllo la bussola; dirigiamo verso ovest.
Siamo nuovamente colpiti. Cambiamo ancora direzione e dirigiamo verso sud-ovest. Giro la ruota del timone pi forte che posso. La rotta sembra stabilizzarsi e ci avviciniamo alla direzione ovest. Non posso fare altro che mantenere questa rotta e aspettare il capitano Shaw.
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11. Shaw.
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Attraverso di corsa il ponte per tornare da Peter.  a malapena seduto, appoggiato allo schienale di una sedia da pesca.
"Situazione?", mi chiede con un gemito.
"La rotta  stabilita, dobbiamo girare presto verso nord, mantenere rotta nord per qualche minuto, poi virare su una rotta nord-ovest per tornare a riva evitando l'area dell'attacco", gli rispondo.
"Abbiamo rallentato?", mi chiede ancora Peter.
"Abbiamo ridotto la velocit alla met mentre navighiamo verso nord. Voglio far riposare un po' i motori. Anche le virate ad alta velocit possono essere pericolose, quindi lasciamolo governare lentamente all'inizio. Gli ho detto di aumentare al massimo la velocit una volta che ci avr portato sulla rotta due-otto-cinque".
"Girare intorno", ragiona Peter. "Creare un po' di distanza dal luogo dell'attacco".
"Affermativo", confermo a mia volta. "Fammi controllare quelle bende".
Verifico. La pozza di sangue sotto di lui si sta asciugando. Anche se trovo incoraggiante che non stia pi sanguinando, mi preoccupa la pulizia del ponte pi tardi.
"Le bende sembrano reggere", lo tranquillizzo. "Non ci sono segni di nuove perdite di sangue".
" una buona notizia", risponde visibilmente affaticato.
La nave si inclina di nuovo su un lato. Scorgo la pinna. "Quel maledetto ci ha seguito".
"Ci ha seguito? Credevo che avesse ottenuto pi di quello che cercava".
"Sembra che sia pronto a fare un altro assalto", dico riprendendo da Peter il fucile ad arpioni.
Cerco di ragionare. La barca sta tirando a dritta; vuol dire che lo squalo deve avere danneggiato l'elica di dritta, o il timone, oppure Danny ha perso il controllo del timone.
Fa che sia Danny ad essere stato sbalzato dal timone.
Tiro un sospiro di sollievo; la nostra rotta inizia a correggersi. Danny sta bene, ha ripreso il controllo del timone e mantiene la rotta.
"Rotta cambiata ma corretta", dico a Peter. "Danny  ancora in buone condizioni se  riuscito quasi subito a correggere la nostra rotta".
"Bene", sorride Peter. "E lo squalo?"
" ancora l fuori. Ho intravisto la pinna dorsale un momento fa. Torner per il sangue. Spero di riuscire a fare un tiro pulito con l'arpione".
"Si sa niente di qualche barca di soccorso?", mi chiede ancora Peter.
"Negativo".
"Hai provato a contattare qualcuno?"
"Provato e fallito. Il trasmettitore  danneggiato. Spero che sia solo un malfunzionamento dovuto ai continui scossoni. Non potr salire sull'albero delle comunicazioni per controllare fino a che rimane il pericolo di subire altri urti dallo squalo".
"Credo che la nostra velocit si stia riducendo", presume Peter.
Osservo a mia volta la scia dietro la barca. Quella di sinistra  pi forte di quella di destra. "La scia di babordo  pi forte di
quella di tribordo", esclamo con rabbia. "Quel dannato squalo deve aver danneggiato l'elica di dritta".
Veniamo nuovamente colpiti e finisco scaraventato sul ponte. Mi alzo di scatto. "Dove sei, bestia maledetta?"
"Riuscirai a centrarlo, Gabriel", mi rassicura Peter.
"E tu preoccupati solo di restare vivo", rispondo di scatto.
Torno a guardare in acqua. "Dov' quella pinna? Fatti vedere!"
La vedo quasi subito; eccola fendere l'acqua. La bestia  nuovamente in rotta di collisione con noi.
Mi stabilizzo sulle gambe e sparo l'arpione che vola a pelo d'acqua. La pinna si agita nell'acqua. Deve averlo colpito. Rallenta e indietreggia, ma la pinna si muove ancora. Non credo di averlo ucciso. E ancora l fuori, ma si sta allontanando. Torno di corsa a valutare le condizioni di Peter.
"L'hai preso?", mi chiede subito Peter.
"L'ho colpito", confermo. "L'ho visto sbandare, poi si  allontanato. Non credo di averlo ucciso, ma se ci lascer in pace sar meglio approfittare e dirigersi verso la costa".
"Vai", dice Peter sempre pi affaticato. "Aiuta Danny. Riportaci a riva".
"Lo far, vecchio mio".
Lascio Peter a riposare e torno di corsa sul ponte superiore.
...
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12. Danny.
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Shaw fa il suo ingresso sul ponte.
"Come andiamo, signor Harrison?"
"Capitano Shaw", gli rispondo, "c' qualcosa che non va nella barca. Continuiamo a girare a destra. Ho il timone tutto a sinistra per tenerci dritti".
"L'elica  stata danneggiata quando lo squalo ci ha colpito all'inizio. L'ho notato anch'io", mi conferma. "La nostra scia  pi forte a sinistra, ecco perch tiriamo a dritta".
"Lo squalo?", gli chiedo.
"Dovevamo essere ancora troppo vicini quando abbiamo virato. Avrei dovuto farti governare pi a lungo verso nord. Gli squali si eccitano all'odore del sangue, Danny. Quando ha tirato il signor Riley fuori dalla barca e ha ferito tuo padre tutta la fiancata di poppa si  sporcata di sangue. Gli squali si agitano e si nutrono in presenza di sangue."
"Cosa facciamo?"
"Dirigiamo verso la costa, meglio andare verso ovest, signor Harrison."
"Solo a ovest?"
"Non sono sicuro di dove siamo esattamente. Con tutta la confusione durante l'ultimo attacco non ho guardato la nostra posizione. L'ovest ci porter alla costa orientale. Una volta in vista della costa dobbiamo cercare un molo, un qualsiasi molo. Questa  un'emergenza, non importa dove siamo, qualsiasi porto deve accettarci e garantirci un approdo sicuro".
Sto sudando e mi tremano le braccia.
"Il timone  difficile da tenere cos", mi lamento.
"Riduci l'accelerazione di un'altra met", ordina Shaw. "Cos sar pi facile gestire il timone".
"Perch  cos difficile?", gli domando.
"Le eliche spingono ciascuna da dietro, ma non sono centrali. Con quella di sinistra danneggiata spinge di meno rispetto all'altra nello stesso tempo, ci spostiamo da un lato se forziamo troppo".
"Quindi sar pi difficile tornare a riva?"
"Pi difficile s, impossibile no".
Tiro indietro i bracci dell'acceleratore fino al centro della fessura dove scorrono e la barca rallenta. Adesso il timone non tira pi cos forte contro di me.
Osservo la bussola; la nostra direzione comincia ad andare verso nord-ovest. Lascio andare un po' il timone e la rotta finalmente sembra stabile. "Direzione due-otto-zero, capitano".
"Due-otto-zero va bene, signor Harrison", conferma Shaw con un mezzo sorriso. "Ovunque, tra due-sette-zero, che  a ovest, e due-nove-zero andr bene. Ci avviciner alla costa, allontanandoci dal luogo dell'attacco".
Tengo il timone e guardo la bussola. "Come sta mio padre?"
" debole ma stabile. Ha bisogno di un medico, e ne avr uno non appena sbarcheremo a terra".
"A terra?", ripeto.
"Altro termine da marinaio", mi spiega Shaw. "Significa sulla terraferma. Lo porteremo da un medico non appena arriveremo a terra".
"Roger", dico io. "Quanto avanti posso spingere i motori?", domando. "Fino a che velocit posso andare?"
"Non andare a tutto gas, sarebbe troppo difficile da governare. Ricorda che, con una delle due eliche danneggiata, minore  la velocit, pi  facile mantenere una rotta stabile".
Lo osservo perplesso. Devo avere un'espressione stupidissima in faccia, perch lui sembra turbato.
Sospira. "Il braccio di sinistra  per l'elica di sinistra, il braccio di destra per quella di destra. Prova a tenere a sinistra una potenza di circa due terzi o tre quarti e tieni quella di destra a met gas".
Spingo il braccio sinistro in avanti. Acceleriamo un po'. Il timone non  cos difficile da tenere. Cominciamo a girare verso nord. La bussola segna due-otto-tre, due-otto-cinque. Regolo il timone. "La nostra nuova rotta  due-nove-zero, capitano".
"Bene, mantieni questa rotta".
"Capitano Shaw", domando "Va bene se vado a trovare mio padre?"
"Sai usare un fucile ad arpioni?", mi risponde.
"Un fucile ad arpioni?"
"Quelle specie di grosse pistole che hai visto. Quelle grosse sbarre che sembrano lance; si chiamano arpioni. Se lo squalo arriva di nuovo, o un altro squalo segue la scia dell'odore del sangue, dobbiamo difenderci".
"Quelle grosse frecce si chiamano arpioni", ripeto pensando ad alta voce.
"Esatto."
"Potete far funzionare la radio? Possiamo chiamare aiuto?", mi ricordo di chiedere.
"Il trasmettitore si  danneggiato quando la nave  stata colpita. Non so dove sia il danno ma non credo che sia la console qua sul ponte comandi. Probabilmente  da qualche parte
sull'antenna lass", e cos dicendo mi indica un lungo palo che sale in verticale dietro di noi. "Ripararlo richiede arrampicarsi fino all'antenna; non possiamo farlo in sicurezza se lo squalo colpisce ancora. Chiunque si stesse arrampicando cadrebbe".
"Quindi dobbiamo aspettare?"
"S, Danny, dobbiamo aspettare. A seconda del danno potrei avere o meno i materiali e gli strumenti a bordo per effettuare le riparazioni. Se cado, tu sei bloccato da solo, senza alcun aiuto. Finiresti a governare questa barca e a prenderti cura di due uomini feriti mentre schivi gli attacchi di uno squalo. Non conosci le componenti della radio. Non voglio sembrare scortese, ma non saresti mai in grado di ripararla. Tuo padre non pu salire qua nelle sue condizioni. Non c' nessuna possibilit di riparazione in questo momento".
"Immagino che per l'elica sia lo stesso. Abbiamo bisogno di attrezzatura subacquea e di operai?"
"E anche di un porto. Le eliche hanno grandi pale di metallo che girano e spingono l'acqua", mi spiega Shaw. "Sono come le pale di un grosso ventilatore. Non ci si pu lavorare in sicurezza mentre girano, e non le puoi certo fermare con uno o pi squali che ti inseguono".
Ho un sussulto. Le mie mani si bloccano sul timone. "Pi squali?"
"Come ti ho detto, il sangue attira gli squali. Quello che ha sbranato il tuo dentice e trascinato gi Riley era grosso. Se c' un branco l fuori, seguiranno tutti la scia e l'odore del sangue."
"Anche il sangue di pap?"
"Il sangue di tuo padre, il sangue del tuo pesce, il sangue del signor Riley che probabilmente  sul lato della barca. Quando gli squali si nutrono cos si chiama frenesia; si agitano, oscillano e mordono. Se uno squalo viene ferito nella frenesia e
sanguina, anche gli altri squali lo attaccano e lo sbranano".
" per questo che abbiamo virato a nord per qualche minuto? Per allontanarci dal sangue prima di tornare verso la costa?"
"Esattamente", dice Shaw. "Hai capito".
Tengo il timone pi stretto che posso. Mi tremano le braccia e Shaw lo vede.
"Danny, che ne dici di scendere in cambusa. Fatti un piccolo spuntino per recuperare le forze. Ci sono bottiglie di succo d'arancia in frigo. Portane una anche a tuo padre. Danno il succo d'arancia ai donatori di sangue per aiutarli a recuperare le forze, forse servir, e portane una anche a me, per favore".
"Sissignore", rispondo subito.
Lui mi prende il timone di mano mentre mi dirigo fuori il ponte superiore e poi gi per la scala.
Le mie braccia sono cos doloranti per aver tenuto quel timone; non immagino come qualcuno possa farlo per ore.
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13. Shaw.
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Danny si  precipitato gi per la scala per vedere come sta Peter.
Prendo il timone ed  leggero; mantenere una rotta dritta si riesce solo a bassa velocit.
Guardo il GPS; il display  disturbato. E nello stesso circuito del trasmettitore e del ricevitore delle comunicazioni, quindi non riesco ad avere una lettura precisa della posizione.
Regolo i quadranti della radio. Normalmente, le diverse frequenze consentono di gestire l'interferenza statica, ma non si ricevono suoni chiari. Passo a una frequenza militare.
"Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Usare un canale militare da una barca civile dovrebbe attirare una certa attenzione. Aspetto. Non c' risposta. Passo a un canale di pesca commerciale conosciuto per l'alto traffico radio.
"Qui  il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Silenzio.
Riprovo di nuovo. "Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, se qualcuno riesce a sentirmi risponda, passo".
Mi siedo, in attesa ma non c' risposta.
Cambio di nuovo frequenza su un canale che so essere molto trafficato da navi mercantili. "Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, se qualcuno mi sente risponda,  urgente, passo".
Mi siedo e aspetto di nuovo. Ancora nessuna risposta. Rimetto la cornetta sulla base della radio. Controllo di nuovo il GPS:  disturbato sia in entrata che in uscita.
Le informazioni che leggo non sono n aggiornate, n affidabili, ma indicherebbero che correggere leggermente a nord dell'ovest geografico  la rotta ideale.
Cerco in un armadio e recupero un vecchio cannocchiale. L'ho lasciato qui come oggetto di scena per i clienti, in modo da poter interpretare il ruolo del marinaio della vecchia scuola che guida la barca orientandosi in base al sole e alle stelle. Punto il cannocchiale in direzione della finestra anteriore del ponte. Anche con il massimo ingrandimento, non riesco a vedere nulla che assomigli alla terraferma. Le uniche cose che scorgo davanti a me sono il blu dell'oceano e il blu del cielo.
Non vedo uccelli e questo mi preoccupa. Gli uccelli stanno vicino alla terraferma per poter atterrare e trovare il cibo; non volano cos lontano. Questo significa che il viaggio di ritorno alla terraferma  molto lungo.
"La mia unica scelta  affidarmi a quello che riesco a leggere sul GPS e sperare che i disturbi non influiscano sulla corretta lettura", mormoro tra me e me. Controllo il rilevamento della bussola. Passo da due otto zero a due nove zero. Forse un leggero spostamento verso nord aumenter la distanza tra noi e lo squalo.
Il timone risponde ancora lentamente e tira sempre a dritta. Allento l'acceleratore del motore di sinistra. Il timone sembra pi gestibile e mantenere la rotta diventa pi facile. La nostra velocit complessiva non  diminuita molto; cos  meno
faticoso per le braccia governare e molto pi facile per i motori farci andare avanti.
Sento lo stomaco brontolare per la prima volta da oggi.  stata una giornata cos movimentata che non ho mangiato nulla dalla colazione. Ora che l'eccitazione e l'ansia si stanno calmando e i miei livelli di adrenalina si normalizzano, le mie funzioni corporee sono in grado di dirmi di cosa ho bisogno: ho bisogno di mangiare qualcosa!
Non posso per lasciare il timone e non ho nessuna corda per tenere ferma la direzione. Le impostazioni del pilota automatico non sono disponibili per la cattiva funzionalit del GPS. Non ho altra scelta che gestire manualmente la rotta finch non arriver Danny a darmi il cambio.
Il mio stomaco brontola e trema di nuovo. La mia mano destra va sullo stomaco; speriamo che il ragazzo arrivi con del cibo.
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14. Danny.
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Sono di nuovo nella cambusa. Trovo le bottiglie di succo d'arancia nel frigorifero e cerco qualcosa da mangiare. Niente di quello che vedo  veloce e facile da preparare; devo almeno portare queste bevande a Shaw e a pap. Chiudo il frigo con tre bottiglie di succo in mano e mi precipito sul ponte superiore:
"Ecco il succo capitano Shaw", dico mettendo la bottglia sulla console vicino al timone.
"Grazie", risponde Shaw. "Ora scendi da tuo padre".
Subito esco e scendo rapido gi per la scala fino da pap:  sdraiato sul ponte ed  poco lucido.
"Dan... Danny", dice debolmente.
"Non parlare, pap", gli dico, "ecco un po' di succo d'arancia. Bevi lentamente".
Apro la bottglia e gliela metto in mano. Lui fa fatica a sollevarla ma riesce a bere un sorso, e poi un altro. Tossisce mentre deglutisce. Afferro la bottglia per evitare che si rovesci. Cerco di aiutarlo a sedersi. Riesce ad appoggiarsi a una delle sedie. Prova un altro sorso di succo che riesce a mandare gi.
Guardo intorno al ponte. La maggior parte del sangue si  asciugato. Osservo dov' rimasto sdraiato; non c' una pozza, e pochissimo sangue fresco: i bendaggi tengono.
"Pap", lo chiamo. Lui alza lo sguardo verso di me. "Mi dispiace per il pesce e lo squalo".
"Non...", tossisce. "Non ... Non  colpa tua...".
Cerca di alzare un braccio per metterlo sulla mia spalla. Gli prendo il polso e gli alzo la mano. "E stato... E stato un incidente".
"Non sarebbe stato un incidente se non avessi giocato con il pesce. Se l'avessi catturato prima, lo squalo non l'avrebbe inseguito".
"Gli squali restano intorno alla loro preda per molto tempo prima di colpirla", mi sussurra. "Quello squalo era l da prima che tu agganciassi il pesce. Non  colpa tua".
Lo esorto a bere a sorsi il succo. Bevi, non parlare, risparmia le forze".
"Come sta Riley?", mi chiede.
"Pap, Riley... Riley  stato tirato gi dalla barca. Se n' andato".
"Era un brav'uomo", risponde affannato. "Noi... Noi siamo venuti qui per vedere come sarebbe stato, prima di portare te. Riley mi era sembrato davvero un brav'uomo, adatto ad avere intorno un bambino. Amichevole, estroverso, non un vecchio marinaio scorbutico come me e Shaw".
"Sembrava simpatico", rispondo a mia volta.
Ci sediamo per un momento in silenzio, osservando l'oceano. La barca vira leggermente; Shaw star regolando la rotta.
"Siamo riusciti a... A chiamare aiuto, Danny?".
"Quando lo squalo ci ha colpito, qualcosa ha danneggiato il trasmettitore. Il capitano Shaw ha provato su pi frequenze della radio, ma non  riuscito a ottenere alcuna risposta".
"La nostra rotta sembra irregolare; come va il timone?"
"Tira da un lato. Il capitano pensa che lo squalo abbia danneggiato una delle eliche.  difficile tenere fermo il timone e bisogna correggerlo continuamente per mantenere la rotta".
"Tu hai fatto tutto questo?", mi chiede pap.
"S. Il capitano Shaw mi ha mostrato come funzionano timone, acceleratore e bussola. Mi ha affidato il compito di mantenere la rotta mentre lui veniva a controllare le tue ferite".
"Mio figlio... un marinaio", dice con un sorriso. "Qual  la nostra rotta?"
"Quando ho lasciato il ponte eravamo diretti a due-nove-zero, l'elica di sinistra  a circa due terzi della potenza e quella di destra a met. Questo cosa significa?"
"Significa che stiamo andando verso ovest. Stiamo tornando verso la costa orientale. Stiamo virando un po' a nord, probabilmente per evitare il posto dell'incidente e tenerci lontani da eventuali squali che si stanno nutrendo l. Con l'elica di sinistra danneggiata, che non pu spingere cos forte come l'altra, la differenza di potenza ha lo scopo di compensare e pareggiare".
Osservo i suoi occhi. Non sta guardando me; sta guardando lontano oltre la barca. Gli chiedo:
"Cosa c' che non va, pap?"
"Perch dovrebbe esserci qualcosa che non va?", risponde a sua volta.
"Non mi stai guardando; stai guardando lontano, oltre la barca. Sembra che la tua attenzione vada anche pi in l. Le persone fanno cos quando pensano a qualcosa, quando sono preoccupate."
"C' ancora sangue sul fianco della barca?", chiede ancora.
"Non lo so. Devo guardare?"
"NO!", grida facendosi avanti; ma  costretto a fermarsi subito per il forte dolore e si afferra il braccio ferito. "Non avvicinarti a quella ringhiera, non  sicuro. Non  detto che lo squalo sia andato via. Sai usare un fucile ad arpioni?".
Guardo quella specie di grande pistola sul ponte. "Non lo so usare. Come funziona?"
"Si punta l'arpione contro lo squalo. Ti stabilizzi, ben saldo sulle gambe, e premi il grilletto".
"Sembra facile", rispondo.
"Non  cos facile come sembra", mi dice con fatica; la sua voce sta diventando roca.
Gli prendo la mano e lo aiuto ad avvicinare la bottiglia di succo alla bocca:
"Bevine un altro po'."
Riesce a prendere un po' di succo e la sua voce sembra tornare normale. "Non  cos semplice. Quando vedi lo squalo, rischi di rimanere terrorizzato. Devi reprimere la tua paura, restare fermo,  questione di disciplina, e potresti non farcela".
"Come faccio ad averla?"
"La disciplina richiede esperienza. Bisogna conoscere le cose che uomini come me e Shaw hanno visto, e trovare comunque la forza di affrontarle. Ognuno reagisce in modo diverso alla paura. Se dovesse arrivare il momento in cui dovrai usare quel fucile ad arpioni, reagirai a modo tuo".
"Posso prepararmi? E come studiare per un esame?"
"Non c' libro di testo sul quale prepararsi per questo, figliolo. Ti ritrovi gettato nella mischia, fai del tuo meglio... e succede quel che succede..."
"Dovrei far venire Shaw a controllare?"
"La rotta non  stabile", mi dice pap. "Il capitano Shaw  impegnato. Potrebbe farla mantenere a te, ma con i problemi che ci sono al sistema di navigazione della barca  difficile anche per lui".
"Quanto tempo siamo stati qui in mare prima che lo squalo attaccasse?", gli chiedo.
"La nottata e parte della mattina, forse sedici, diciassette ore".
"Ricordi a che velocit stavamo andando?", insisto.
"L'acceleratore era mezzo aperto, forse un po' pi veloci di adesso".
"Quindi potrebbe volerci pi o meno lo stesso tempo per tornare a riva con un'elica danneggiata e la velocit un po' alzata?"
"Difficile a dirsi. Se Shaw trova una corrente che ci aiuta ad avvicinarci a riva, avremo un po' di aiuto. Dipende dal vento, dalle onde, se ci trova prima un'altra barca e se lo squalo ci segue o meno. Potrebbe essere ancora l sotto, il maledetto, in attesa di colpire ancora."
"Non mi piace il pensiero che torni a farlo".
"Nemmeno a me, figliolo. Questo non  certo il viaggio che avevo pianificato per noi".
Mi siedo accanto e gli chiedo:
"Cosa avevi pianificato?"
"Speravo che potessimo venire qui, passare un po' di tempo da padre e figlio, pescare, e magari parlare. Pensavo che tutti noi avremmo potuto insegnarti qualcosa sulla barca. Ecco perch il signor Riley era qui; abbiamo pensato che sarebbe stato un buon indotto".
"Indotto?", ripeto perplesso.
"Una specie di condotto, di canale attraverso il quale scorre qualcosa; in questo caso, informazioni su come gestire il rapporto con te. Se Shaw o io ci rivolgevamo a te usando termini poco chiari, speravamo che il signor Riley potesse aiutarci a rendere il linguaggio pi accessibile per te".
"Quindi Jack doveva essere una specie di traduttore?", sorrido.
"Esattamente", dice sorridendo a sua volta pap che poi prende un altro sorso del suo succo. "Figliolo, ora mi sento un po' meglio. Aiutami ad alzarmi. Voglio togliermi da questo ponte e salire su in plancia".
Mi metto sopra le spalle il suo braccio buono e lo aiuto ad alzarsi. Le sue gambe tremano sotto il suo peso. Si appoggia a me. Ci spostiamo barcollando fino alla scala. Lui cerca di salirla. Si arrampica lentamente, piegandosi in avanti per non cadere, usando solo un braccio. Un gradino alla volta sono dietro di lui e alla fine riusciamo insieme a salire sulla plancia.
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15. Shaw.
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 pi facile mantenere la rotta regolando costantemente i due bracci dell'acceleratore; cos facendo ho ottimizzato la nostra velocit basandomi sulla necessit di maneggiare il timone con pi facilit. Penso di potere anche togliere le mani e controllare il cablaggio dei sistemi di trasmissione.
Mi sdraio sul pavimento e apro il pannello di accesso alla console. Il cablaggio sembra essere a posto; ogni connessione sembra sicura. Provo a combinare il trasmettitore principale con quello di riserva e l'interferenza statica della radio diventa pi forte. Speriamo che la combinazione dei due segnali abbia aumentato la portata della nostra radio.
Richiudo il pannello di accesso e recupero la cornetta della radio. Torno a premere l'apertura del circuito di comunicazione.
"Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Aspetto ma non sembra essere cambiato nulla; non c' altro che statica.
Ritento con i canali militari, mercantili, della pesca commerciale. Tutte le mie chiamate restano senza risposta. Scorro ogni altro canale disponibile. Nessuna risposta! Su ogni canale  la stessa cosa: solo scariche statiche.
Guardo la bussola; le mie regolazioni sulla velocit ci hanno mantenuto abbastanza in rotta. Si  spostata su due otto nove; la rimetto su due nove zero.
Tiro fuori il registratore vocale per il diario di bordo.
"Shaiv's Paradise, diario di bordo. Questa  la prima registrazione del diario di bordo, del capitano Gabriel Shaw, durante il nostro viaggio inaugurale, la nostra giornata  iniziata come qualsiasi altra giornata di mare. Il tempo era bello e l'acqua era calma. I miei passeggeri erano qui per pescare. Nel momento in cui un pescato di un passeggero stava per essere tirato a bordo, ci ha attaccato un grande squalo bianco che ha ucciso il mio unico membro dell'equipaggio e ha ferito gravemente un passeggero. La nostra elica di dritta  danneggiata e il timone ha difficolt a compensare la propulsione irregolare. Senza equipaggio a bordo, mi resta solo l'assistenza di un passeggero tredicenne. La nostra rotta  impostata sulla costa orientale degli Stati Uniti. Dalle mie valutazioni, la nave non imbarca acqua. Lo squalo ha attaccato due volte. Durante l'ultimo attacco, sono riuscito a colpirlo con un arpione. Si  allontanato. La mia speranza pi sincera  che lo squalo non ritorni, perch pu facilmente andare pi veloce della mia nave danneggiata. E con il pi profondo rammarico che devo registrare la perdita del mio dipendente, il marinaio Jack Riley.  stato tirato fuori bordo durante l'attacco iniziale dello squalo e da allora non  stato pi visto. Si presume che sia morto, e probabilmente divorato in base alla quantit di sangue che  stato visto sulla barca e sulla fiancata. Una volta raggiunta la riva, avr il compito spiacevole di informare i suoi parenti pi prossimi. Concludo questa registrazione con il seguente messaggio: se per qualche motivo accadesse il peggio e questa registrazione venisse trovata, io sono il capitano Gabriel Shaw, il mio dipendente Mr. Riley,
e i miei passeggeri Peter Harrison e Daniel Harrison come riportato nei registri portuali Annapolis, Maryland".
Poso il registratore. E stato il diario di bordo pi difficile che abbia mai dovuto registrare. Non ho mai avuto il compito di registrare ufficialmente la morte di un uomo prima d'ora, o le disposizioni per la perdita della nave e dell'equipaggio.
Al momento la mia preoccupazione  la radio, il riuscire a contattare i soccorsi. Tengo il timone per mantenere stabile la rotta e regolo ancora una volta la frequenza radio alla ricerca di qualsiasi contatto, qualsiasi voce.
A rispondermi  sempre e solo la statica mentre a circondarmi c' solo acqua e cielo blu a perdita d'occhio: questo oceano sembra pi arido di qualsiasi deserto.
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16. Danny.
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Siamo in plancia. Il capitano Shaw tiene il timone con il braccio sinistro e con l'altro regola i quadranti e le manopole della radio.
"Situazione, capitano", chiede pap mentre lo aiuto a sedersi.
"L'elica di sinistra  danneggiata, l'antenna del trasmettitore  danneggiata, la portata della radio  limitata. I sistemi di navigazione sono in qualche modo operativi ma il GPS  fuori uso. Direzione ovest, direzione due-nove-zero, destinazione ovunque troviamo la costa orientale".
"La gioia di un marinaio", commenta pap. "I macchinari moderni sono fuori uso e ci restano sola la posizione del sole e delle stelle a guidarci".
Condividono una risata.
"Non capisco", chiedo perplesso. "Se la radio non funziona, e non sappiamo dove ci troviamo perch il GPS  rotto, come pu essere una gioia?"
Mi osservano entrambi, poi si scambiano lo sguardo e ridono di nuovo.
"Danny", mi dice pap. "Molto tempo fa i marinai usavano la posizione del sole e delle stelle nel cielo per trovare la strada del mare. Forse avevano una bussola, ma quella ti dice solo da che parte stai andando, non dove sei. C' stato un tempo in cui
usavamo mappe di carta, le stelle nel cielo notturno e uno strumento chiamato sestante per aiutarci a conoscere la nostra rotta".
Ridacchio un po'. Adesso sono loro a guardarmi con la faccia perplessa.
"Cosa c' di cos divertente?", chiede Shaw per primo.
Smetto di ridacchiare. Mi fissano entrambi in attesa di una mia risposta immediata:
"Avete parlato di sesso".
Shaw si copre il viso con una mano, ancora una volta lui e mio padre si scambiano uno sguardo reciproco e riprendono a ridere.
"C' davvero qualcosa di divertente?", insisto, ma loro continuano a ridere per diversi istanti.
"Siamo stati giovani anche noi", dice pap. "Entrambi, la prima volta che lo sentimmo, abbiamo pensato che fosse un termine divertente. Siamo cos abituati a scambiarci battute marinaresche da marinai adulti, che ci siamo dimenticati di parlare con un bambino".
"Avete dimenticato che sono un bambino?", sottolineo il vocabolo. "Io ho tredici anni".
"Certo, hai tredici anni", dice Shaw. "Hai anche guidato una barca portandoci lontano dall'attacco di uno squalo, hai prestato un primo soccorso d'emergenza alle ferite di tuo padre e hai visto la morte con i tuoi occhi. Che ti piaccia o no, Danny, oggi sei stato costretto a crescere parecchio".
"Molto prima di quanto avresti dovuto", aggiunge pap. "Mi dispiace averti portato qui. Avremmo potuto andare a pescare su un molo da qualunque altra parte, mangiare coni gelato, fare una passeggiata, fare qualunque cosa ti piacesse. Invece, ho deciso io per te, e guarda dove ci ha portato!"
"Calma, Peter", interviene il capitano Shaw. "E la perdita di sangue a parlare. Sai bene quanto me che un grande squalo
bianco che balza dal nulla su un pesce gi preso alla lenza e attacca una barca  raro. Nessuno avrebbe potuto prevederlo; n tu, n io, n il povero Riley, nessuno."
Pap si piega in avanti sulla sedia, ha difficolt a stare in piedi. Lo aiuto a poggiarsi con la schiena all'indietro in modo che la sedia possa sorreggerlo.
"C' qualcosa che posso fare per aiutare, capitano?", chiedo a Shaw.
"Signor Harrison, si occupi del timone, mantenga la rotta due-nove-zero e la velocit attuale meglio che pu. Ho bisogno di usare la testa, poi porter su anche qualcosa dalla cambusa."
"La testa?", chiedo perplesso per l'ennesima volta.
"Termine da barca che indica il bagno", chiarisce pap.
"Oh", mi limito a osservare.
Shaw lascia il ponte. Io prendo il timone. Pap resta seduto e guarda. Sembra che si stia afflosciando sulla sedia. Bisogna portarlo in fretta da un medico. Con la mano destra afferro i comandi dell'acceleratore.
"Cosa stai facendo?", chiede subito lui.
"Aumento la velocit. Voglio portarti a riva il pi presto possibile".
"Lascia l'acceleratore come l'ha impostato il capitano. Lo ha regolato con cura. Non fare casini. Sono certo che Shaw ha fatto muovere la barca alla maggior velocit che ritiene sicura, visti i danni."
"Ma c' parecchia altra velocit a disposizione", protesto.
"Daniel Harrison", cerca di urlare, "Mantieni la rotta e la velocit. Questo era l'ordine del capitano. Questo significa che devi fare".
"Ma...", riprendo a protestare di nuovo, ma lui mi interrompe.
"Niente ma! Tu segui gli ordini, mi hai sentito, marinaio?"
"Non sono un marinaio, sono tuo figlio."
Come svuotato di ogni energia si accascia sulla sedia. "Hai ragione. Sei mio figlio... E sei preoccupato per me. Rispetto il tuo desiderio di proteggermi."
Mi giro verso di lui incontro i suoi occhi. "Allora perch non vuoi che acceleri?"
"Un'elica danneggiata pu essere gestita solo a questa velocit", riprende visibilmente affaticato. "C' una lama rotta o un taglio. L'elica pu sopportare un certo sforzo; se esageri la rompi del tutto."
Tolgo la mano dall'acceleratore e controllo la bussola. Siamo ancora diretti verso due-nove-zero. Rinsaldo la presa sul timone per tenerlo dritto, poi guardo fuori dalla vetrata della cabina. Davanti alla barca  tutto blu. Acqua blu, cielo blu, nient'altro che blu. Spero di vedere al pi presto la terraferma.
...
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17. Shaw.
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Mentre scendo sotto coperta e mi dirigo verso la cambusa, il mio stomaco brontola per tutto il tragitto.
Il mio amico Peter potrebbe non essere in grado di rimanere cosciente ancora per molto. Le forze gli sono un po' tornate ma riesce appena a muoversi. E esausto, e io sono sveglio da molto tempo. Anche Danny  sveglio per un bel po'. La mia pi grande preoccupazione, mentre frugo nella dispensa e nel frigorifero,  che non so chi assegnare al ponte per la notte.
"Siamo tutti esausti", mi dico. "Quando l'adrenalina si esaurir e ci rilasseremo dallo shock per il trauma della giornata, saremo tutti pronti a crollare. Chi dorme ora per poter presidiare il ponte pi tardi? Chi riuscirebbe a dormire ora? Sarebbe facile in condizioni normali, ma ora non lo  per niente. Dubito seriamente che Peter possa gestire il timone. Si addormenterebbe alla console. Questo lascia me e Danny come uniche opzioni".
Trovo del pane, del prosciutto e del formaggio. Metto insieme un panino e mi siedo al tavolo.
Ragiono a bassa voce tra un morso e l'altro. "Se ora riposo, Peter pu istruire Danny. Se Danny  troppo stanco, per, non sentir il peso della disciplina di rimanere sveglio. Inoltre, sono quello che  pi in grado di prendersi cura di Peter finch il peggio non sar passato. Se perde i sensi adesso, Danny andr
nel panico. Se perde conoscenza stanotte, dopo aver avuto un po' di tempo per riprendersi e aver riacquistato un po' di forza, Danny lo considerer un sonno normale e sar la sua fine."
Mi siedo al tavolo, fissando il mio piatto ormai vuoto. "Sembra una situazione senza via d'uscita, ma ci deve essere una soluzione, fosse anche il minore dei mali".
Mormorare tra me e me aiuta a malapena i miei processi cognitivi e allora ripenso al mio addestramento. Mi sono addestrato per essere un ufficiale di comando; questa emergenza  un qualcosa che dovrei essere pi che capace di risolvere.
Faccio un salto al frigorifero e prendo una lattina di cola. La apro e ne bevo un sorso. La caffeina e lo zucchero hanno un effetto quasi immediato. I miei occhi e la mia testa si snebbiano. Ora posso pensare un po' pi chiaramente. Mi siedo di nuovo con il mio drink analcolico e ripenso alle opzioni.
"Adesso riposo mentre Danny  al timone con Peter che pu consigliarlo a gestire al meglio la barca", inizio a dire. "Ma se Peter perde conoscenza devo essere in grado di intervenire, quindi  meglio se rimanga sveglio. La caffeina mi ha ravvivato e ora avr pi difficolt a dormire di Danny. Peter rester in cabina di guida per tutta la notte. Danny lo sveglier solo se c' un'emergenza. Abbiamo l'interfono. Potrebbe chiamare anche me, se necessario".
Ho la soluzione. Rester sveglio per ora, e mi far dare il cambio da Danny pi tardi.
...
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18. Danny.
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Con l'acceleratore regolato come l'ha lasciato Shaw, il timone non  cos difficile da tenere in rotta come lo era prima. Mi ci sistemo meglio davanti.
Stiamo dirigendo verso la terraferma da un bel po', ormai.
All'improvviso tutto trema.
Mi giro e scorgo Shaw che barcolla e cade dalla scala. Lascio il timone e sono subito sulla soglia della scala. Guardo gi.
"Capitano", lo chiamo.
Lui non risponde. Non si muove.
"Capitano", ripeto ancora.
Nulla. E sdraiato a terra, immobile, con il cibo accanto. Mi giro di nuovo verso la plancia:
"Pap, il capitano Shaw  caduto,  disteso sul ponte inferiore. Non si muove. Non mi risponde".
Pap si mette un po' pi dritto sulla sedia. "Aiutami a raggiungere il timone", mi chiede.
Lo aiuto ad alzarsi in piedi. Facciamo scivolare la sedia fino li, poi, con fatica torna a sedersi e afferra il volante.
Mi guarda chiedendomi: "Sai come si controlla il polso?"
"No", dico io.
"Dammi la mano", dice allungandosi verso il mio polso e prende la mia mano; subito dopo mi mette due dita dell'altra
sulla gola. Le muove lentamente. "Dimmi quando senti un battito nel collo."
Muove le mie dita lentamente.
"Ecco", dico dopo un paio di secondi. "L'ho sentito".
"Appoggia la mano sopra", mi guida.
Appena lo faccio sento un battito nel collo:
"Trovato."
"Bene. E ora abbassa la mano e prova l'altro lato del collo."
Faccio come mi dice:
"Trovato."
"Bene", dice lui. "Adesso, siccome potremmo essere colpiti di nuovo, con molta cautela scendi la scala fino al ponte inferiore e ripeti gli stessi controlli sul capitano. Vedi se respira e assicurati che abbia il polso. Controlla che non ci sia sangue intorno al corpo. Una volta che hai guardato torna su e riferisci."
Scendo la scala e mi inginocchio accanto al capitano. Controllo se respira. Il suo petto si muove un po'. Dalla sua bocca esce un respiro affannoso. Lo tasto dove mi ha indicato pap: ha polso. Guardo intorno a dov' caduto ma non c' sangue. Allungo delicatamente la mano sotto di lui e sembra tutto asciutto. Mi affretto a risalire la scala e a raggiungere la plancia.
"Ho controllato", riferisco. "Sta ansimando un po', ma respira e ha il polso. Non ho visto sangue. Ho allungato la mano sotto di lui come meglio potevo. Non ho sentito sangue. Si riprender?"
"Sembra che sia stato solo stordito dalla caduta", dice pap. "Si sveglier con un forte mal di testa e probabilmente sar di pessimo umore, ma dovrebbe sopravvivere."
"Sono contento di sentirlo", rispondo tirando un sospiro di sollievo.
"Vai a racimolare tutto il cibo che puoi intorno a lui", mi ordina pap. "Avremo bisogno di tutte le nostre forze. E fai attenzione su quella scala; se prendiamo un altro colpo non voglio che tu cada."
Lascio una seconda volta la plancia e scendo con cautela la scala. Non appena i miei piedi toccano il ponte, vengo sbalzato di lato. La barca sussulta ancora: siamo stati colpiti di nuovo.
Resto lontano dalla fiancata, ma cerco di guardare in acqua meglio che posso. C' una pinna che spunta proprio su quel lato della barca che sembra stia girando intorno; noi ci muoviamo e lei fa lo stesso con noi.
Afferro alcune cose senza guardare bene: la mia attenzione  tutta rivolta verso quella pinna. Quando la vedo pi lontana torno di corsa su in plancia.
"Pap!", urlo irrompendo con un balzo e rovesciando il cibo. "C' una pinna nell'acqua e si sta muovendo intorno alla barca. Lo squalo  tornato, ci ha seguito. Cosa facciamo?"
"Calmati", mi dice. "Mantengo la nostra rotta e la velocit. Sono ancora piuttosto debole. Sai dove sono i fucili per gli arpioni?"
"Sono sul ponte di sotto, da qualche parte. Erano vicino alle piattaforme di pesca, ma non so se si sono spostati quando la barca  stata colpita.
"Va bene", mi dice, "Ci sono due fucili ad arpione che Shaw ha gi caricato. Se ho ben capito, non hai mai sparato con un fucile prima d'ora."
"No pap, solo nei videogiochi."
"Non  la stessa cosa", risponde lanciandomi un'occhiata dubbiosa. "Hai mai giocato a paintball, laser tag o qualcosa del genere?"
"Sono stato in posti in cui c' il laser tag un paio di volte."
" gi qualcosa. Quindi sai come puntare e sparare. Sai come seguire un bersaglio in movimento?"
"Che cosa significa?"
"Lo prendo come un no", ridacchia. La sua leggera risata lo fa tossire comunque. Beve un sorso del suo succo d'arancia, poi prosegue. "Seguire un bersaglio in movimento significa calcolare dove sar in base a quanto velocemente si muove. Non devi mirare dove si trova lo squalo ora, ma dove si trover".
"Come faccio a saperlo?", chiedo perplesso. "Potrei sparare troppo avanti o non abbastanza lontano."
"Hai due colpi", mi spiega. "Spara il primo davanti allo squalo. Mira all'acqua. Ricorda che il suo corpo  nell'acqua, non sopra di essa. Il naso  qualche metro davanti alla pinna, dipende dalle dimensioni dello squalo..." fa una pausa per capire se lo sto seguendo.
"Ok, quindi sparo all'acqua davanti alla pinna. Poi cosa faccio?"
"Osserva il primo arpione. Una volta entrato in acqua guarda la pinna dorsale. Se la pinna si muove e si agita, hai colpito lo squalo e sta reagendo. Se la pinna rimane ferma, l'hai mancato. Se la pinna cambia rotta, ma non si agita, ci sei andato vicino e l'hai spaventato".
"Penso di riuscirci.", e subito mi dirigo verso la scala.
"Aspetta", mi richiama. "C' dell'altro. Se lo manchi, pensa alla distanza tra il punto in cui l'arpione  entrato in acqua e dove si trovava la pinna dorsale. Questo dovrebbe darti le misure per il tuo secondo colpo. Saprai dove sparare."
"Come?", gli chiedo.
"Se l'arpione  davanti alla pinna, hai anticipato troppo. Se l'arpione va dietro la pinna, hai tirato in ritardo. Dovrai ragionare su questi due fattori, e farlo prima che puoi."
Annuisco.
"Grazie, pap".
"Fai del tuo meglio, figliolo. Se lo spaventi, conserva il secondo arpione. Ricorda quello che hai appena visto e come prendere meglio la mira, ma salva l'arpione. Oh, e tieni il calcio, la parte posteriore del fucile, appoggiato alla spalla pi stretto che puoi. Quando spari, il fucile ti dar come un calcio all'indietro. Se non lo tieni stretto, ti colpir in piena faccia, e non sar divertente."
Lascio la plancia e scendo tenendomi per la ringhiera.
Una volta sul ponte cerco d'intravedere in acqua la pinna dello squalo.
Eccolo, non  lontano; sta ancora girando intorno alla barca. Sono sicuro di potermi staccare dalla scaletta.
Mi guardo intorno al ponte e subito intravedo i due fucili ad arpione. Sono ancora carichi e pronti a sparare. Corro e li raccolgo. E mi guardo subito intorno.
Dove devo posizionarmi per sparare? Non posso avvicinarmi troppo al bordo, non  sicuro. Non posso stare su una sedia in quanto, se lo squalo ci colpisce di nuovo, verr sbalzato e mi far male.
Continuo a osservare tutta la parte posteriore della barca, cercando un posto sicuro dove stare e che mi dia una buona visuale.
Mi giro intorno per ben due volte e finalmente, vedo una piccola apertura direttamente sul bordo di poppa che mi consente una visuale pi in basso.
Mi avvicino in quel punto. Scorgo passare la pinna. Non ho un grande raggio d'apertura e devo aspettare che giri di nuovo. Dovr sparare il primo colpo appena intravedo la pinna al secondo passaggio, cos ho il tempo per mettere a segno il secondo colpo. Metto gi uno dei due fucili.
Frattanto la pinna esce dalla mia visuale; resto fermo, in attesa, con l'altro arpione ben saldo tra le mani.
Sollevo il fucile e lo metto davanti la spalla. Lo tiro indietro, stretto come ha detto pap. Mi scivola un po'.
Devo appoggiarlo meglio ma l'attesa  dura.
Sto sudando.
Il fucile ad arpioni a ogni secondo che passa sembra diventare sempre pi pesante tra le mie braccia che cominciano a tremare leggermente.
Comincio a fare fatica a tenerlo ben stretto contro la mia spalla.
L'acqua  ancora blu.
Il cielo  ancora blu.
Non vedo la pinna.
Mi chiedo dove sia lo squalo. Mi chiedo se si sia allontanato. Mi chiedo se si stia preparando a caricare di nuovo la barca.
Sento il sudore che mi scorre sulla faccia. Una goccia raggiunge il mio labbro, istintivamente la lecco avvertendo il sapore salato.
Le mie braccia tremolano.
Mi accovaccio e stringo il fucile pi forte che posso.
Eccolo finalmente: lo vedo.
Mi metto il fucile sulla spalla e miro verso il basso davanti la pinna, a pelo d'acqua.
Inspiro.
Espiro.
Il fucile si sposta mentre guardo la pinna passare e scomparire.
L'ho seguita con lo sguardo ma senza sparare.
Abbasso il fucile e lo appoggio sul ponte scuotendomi.
Ho le braccia doloranti. Mi asciugo il sudore dalla faccia con la manica della camicia, poi mi siedo sul ponte.
Guardo il fucile.
Non ho premuto il grilletto.
Non ho avuto il coraggio di premere il grilletto.
Pap aveva ragione, le pistole vere non sono come i videogiochi.
Osservo le mie mani. Le mie dita sono ripiegate come se stessi tenendo delle tazze; tremano.
Stringo le mani a pugno.
"Devo farlo", mi dico. "Questo  per pap. Questo  per il capitano Shaw. Questo  per Jack. Questo  per tenerci in vita".
Le parole fermano il tremore; afferro di nuovo il fucile e mi alzo in piedi.
Sollevo l'arma e la poggio sulla mia spalla e sento le mie braccia ancora stanche.
Avvicino il braccio sinistro al centro del corpo. Il mio gomito sembra pi comodo cos, poggiato contro lo stomaco; il fucile  molto pi stabile ora.
Aspetto la pinna.
Acqua blu, cielo blu, e non vedo nessuna pinna. Lo squalo deve muoversi lentamente. Mi inginocchio. Sono anche pi stabile di prima.
Respiro.
Cerco di controllare il mio respiro.
Dentro e fuori, respiri sempre pi piccoli, sto prendendo il controllo.
Vedo finalmente passare la pinna e miro dinanzi a essa, sempre a pelo d'acqua.
Spingo il fucile ad arpioni con forza contro la mia spalla. Inspiro. Premo il grilletto.
...
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...
19. Peter.
...
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...
Afferro la radio e avvicino la cornetta alla bocca per cercare nuovamente di chiamare aiuto:
"Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. Siamo stati attaccati da un grande squalo bianco, richiedo assistenza, passo."
Non c' risposta... Regolo la frequenza e ritento.
"Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. La nostra barca  stata attaccata da un grosso squalo, abbiamo le eliche del motore danneggiate. Richiesta assistenza urgente, passo".
Resto in ascolto ma non arriva nessuna risposta.
Provo a cambiare di nuovo la frequenza:
"Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. Si richiede assistenza. Siamo stati attaccati da un grosso squalo bianco. Qualsiasi imbarcazione in grado di ascoltare questo messaggio  pregata di rispondere, passo".
Conto lentamente fino a dieci. Nulla, continua a non esserci risposta.
Provo il canale della marina.
"Qui  il tenente comandante della marina degli Stati Uniti Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. La nostra barca  sotto attacco di un grande squalo bianco. Abbiamo
feriti a bordo e danni alla nave. Se qualcuno riesce a sentirmi, per favore risponda, passo".
Conto di nuovo fino a dieci. Aspetto un po' pi a lungo. Nemmeno una nave di pattuglia sembra a portata di una radio con dei danni come la nostra.
Scuoto la testa infastidito.
La nave subisce alcuni colpi da uno squalo bianco e il trasmettitore viene danneggiato. Le probabilit che una cosa del genere succeda sono astronomiche.
Tutto quello che volevo era la possibilit di passare del tempo con mio figlio, di legare con lui e, se sopravviviamo, quel legame lo avremo per davvero; come direbbe Gabriel, il destino a volte pu essere crudele.
Controllo la bussola; la nostra rotta tiene.
Controllo il tempo il barometro indica un cambiamento nella pressione dell'aria; infatti, appena guardo fuori, scorgo un fronte di nuvole scure che si avvicinano: stiamo finendo dritti in una tempesta.
Appena avvistano una forte tempesta, le navi mercantili e da pesca tornano a riva. Se ci va bene, trattandosi di imbarcazioni pi veloci e che possono navigare pi lontano potremmo incrociarne qualcuna di ritorno.
Appoggiandomi agli strumenti della plancia, mi dirigo verso il portello e mi affaccio; Gabriel  ancora in fondo alla scala, privo di sensi. Non posso scendere in sicurezza per valutare le sue condizioni ma se incappiamo nella tempesta e iniziamo a essere sballottati lui potrebbe non essere al sicuro.
Il mio primo impulso  di chiamare Danny e fargli trascinare Gabriel sottocoperta per tenerlo riparato.
Torno verso la plancia e prendo l'interfono per chiamarlo, poi per tiro indietro la mano.
Danny sta gestendo la caccia allo squalo, non  il momento di disturbarlo... Devo occuparmi di mantenere la barca il pi dritta possibile per dargli tutte le opportunit di mettere a segno un colpo pulito.
Torno al timone e trovo conferma che la nostra rotta  ancora due-nove-zero. Per il momento non posso fare altro che mantenerla e confidare in mio figlio, sperando che i soccorsi si imbattano in noi.
...
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...
20. Danny.
...
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...
L'arpione sfreccia dal fucile e il contraccolpo mi sbilancia all'indietro, ma riesco a rimanere in piedi.
Non sono riuscito a vedere dov' finito l'arpione. Cerco la pinna e vedo che si agita: devo aver colpito lo squalo.
Eccolo... E finito dietro la barca e sembra allontanarsi.
"Si sta allontanando", penso a voce alta. "La sua pinna sta agitandosi. Devo averlo colpito. Per non  lui che si sta allontanando da noi, siamo noi che ci stiamo allontanando da lui. Non ci segue."
Lascio cadere il fucile arpione.
Fa un rumore metallico quando colpisce il ponte.
Corro verso la scala e controllo il capitano Shaw; non si muove ma respira e non c' nessuna traccia di sangue.
Salgo la scala ed entro nel ponte superiore. "Pap, l'ho colpito!"
Mi guarda sorridendo. "Ottimo lavoro, dov'?"
"Si sta agitando nell'acqua. Si allontana sempre di pi dietro di noi. Lo stiamo distanziando!"
"Questa  una buona notizia, Danny. Per abbiamo un altro problema."
"Quale problema?"
"Stavo controllando i dati meteo", mi spiega. "Sembra che si stia avvicinando una tempesta. La barca non pu restare
all'ancora durante la notte. La tempesta potrebbe essere troppo forte e lo squalo potrebbe essere ancora abbastanza in salute da tornare all'assalto".
"Le tempeste sono un problema", aggiungo io.
"Le tempeste e qualcuno che deve stare al timone tutta la notte sono un problema", ripete pap. "Sono esausto per la perdita di sangue. Shaw  incosciente. Tu hai tredici anni. Non credo che nessuno di noi riuscir a stare sveglio e a mantenere la rotta per tutta la notte".
"C' un pilota automatico o qualcosa del genere?"
"C', ma con il GPS fuori uso non  affidabile", mi risponde. "Questi nuovi sistemi sono tutti computerizzati. Quando qualcosa si guasta, si incasina tutto il resto. L'unica bussola affidabile  quella vecchio stile con l'ago".
"Cosa facciamo?", chiedo allora.
"Raccogli il cibo che Shaw stava portando qui e portalo quass".
Esco e scendo la scala. Raccolgo le confezioni di cibo in carta stagnola che giacciono intorno al corpo incosciente di Shaw. Risalgo la scala e rientro in plancia.
"Ho il cibo", dico tenendolo in mano. "Sono tutti sacchetti di carta stagnola".
"Sono razioni di cibo", dice pap. "L'esercito e la marina li usano per le missioni sul campo".
"Missioni sul campo?", chiedo incuriosito.
"Missioni in cui lasci la tua base o la tua nave", mi spiega. "Questi sono MRE; sta per Meals Ready to Eat. Puoi semplicemente aprire il pacchetto e mangiare. Non hai bisogno di una cucina o di piatti o di un fuoco che potrebbe rivelare la posizione della tua squadra".
Annuisco, poi, riflettendoci sopra, aggiungo:
"Ma se qui c' una cucina, perch avrebbe portato questi?"
"Le situazioni impreviste accadono, Danny", mi dice pap. "Non possiamo avere qualcuno che cucina e qualcun altro al timone quando non abbiamo persone sufficienti a bordo. Queste razioni, infatti, sono per le emergenze".
"Questa  un'emergenza", ammetto. "Siamo in un mare di guai".
Lui mi guarda. "Vai nella tua cabina. Cerca di riposare un po'. Io per ora star al timone. L'interfono funziona ancora. Ti chiamer per darmi il cambio quando avr bisogno di te".
"Per darti il cambio?", gli domando.
"Per venire a dare il cambio", mi ripete. "Vedo se c' della carta qui intorno e scrivo qualche indicazione per aiutarti".
"Potrei strappare qualche pagina bianca dal libro del diario e portartela. Ho delle penne di riserva. Potrei portare anche una penna".
"Idea eccellente. Vai a prenderle".
Lascio la plancia e mi dirigo verso la mia cabina. Vado alla scrivania. Strappo tre pezzi di carta dalla fine del diario. Prendo una penna. Abbasso lo sguardo sul diario. Penso alla nota che scriver oggi.
Torno sul ponte e consegno a pap il foglio e la penna. "Ecco qua".
"Grazie", mi dice. " meglio che tu vada di sotto e che dorma un po'. Potrei non resistere a lungo. Avrai bisogno di essere riposato".
Annuisco.
Torno nella mia cabina e guardo la scrivania.
Il diario  l.
Dovrei fare delle annotazioni.
 quello che ha detto il terapeuta che mi ha aiutato a superare la perdita di mamma e ad affrontare la convivenza con pap.
Dovrei dormire.
Mi sdraio sul letto ma ho gli occhi spalancati e non riesco a dormire.
Mi giro sul fianco.
Mi giro sull'altro lato.
Provo a sdraiarmi a pancia in gi.
Non funziona niente.
Sono completamente sveglio e non riesco a smettere di pensare al diario sulla mia scrivania.
Vado proprio alla scrivania dove mi siedo e apro il diario.
"Sto scrivendo questo adesso, sperando che mi faccia dormire. La mia mente non smette di pensare a questa giornata. Non riesco a togliermi dalla testa le immagini spaventose. Chiudo gli occhi e vedo quello che  successo. Spero che metterlo su carta mi faccia dormire. Sono successe molte cose da questa mattina. Pap e il capitano Shaw dicono che oggi sono cresciuto molto. Doveva essere una bella gita di pesca con mio padre. Doveva essere un momento per noi, per connetterci e legare come padre e figlio. Invece di una giornata tranquilla per conoscerci, abbiamo avuto il giorno pi pazzo della mia vita. Prima ho visto un uomo che veniva trascinato via dalla barca da un grande squalo bianco. Sembrava un uomo cos gentile. Non meritava di essere la colazione di uno squalo. In secondo luogo, pap  stato ferito nell'attacco. Ho dovuto imparare il primo soccorso per tenerlo in vita. Terreo, il capitano Shaw ha dovuto insegnarmi a governare una barca, a leggere la bussola e a trattarmi come un membro dell'equipaggio invece che come un passeggero. Per ultimo, e pi importante, pap mi ha insegnato a sparare con un arpione e ho sparato a un grande squalo bianco. I ragazzi a scuola non ci crederanno mai. Ho paura. Non so cosa succeder. Il capitano Shaw  svenuto per una caduta. Pap riesce a malapena a muoversi perch  molto debole. Vuole che ora dorma e che resti al timone per tutta la notte. Immagino che
sia bello che mi permetta di stare alzato oltre l'orario di andare a letto. Vorrei solo che il permesso di stare alzato fino a tardi fosse avvenuto in circostanze migliori".
Smetto di scrivere e chiudo il libro.
Torno a letto, mi tolgo le scarpe e mi infilo sotto la coperta. Raggiungo l'interruttore della luce e la stanza si oscura.
...
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...
21. Peter.
...
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...
Pacchetti di MRE; pensavo di non rivederne pi da quando avevo finito l'ultimo campo di addestramento in sopravvivenza. Credo di aver sempre saputo che me li sarei ritrovati di nuovo in una situazione difficile. I cracker e le carni liofilizzate erano pi saporiti quando ero pi giovane. Adesso sembrava mi avessero portato un pasto a base di carne secca. Non mi interessa pi la carne secca: datemi una bella bistecca di manzo ogni giorno.
Finisco la tazza di frutta in scatola e uso le consolle del ponte per aiutarmi a camminare verso la porta. Guardo gi per la scala; Shaw  ancora sul ponte. Riesco appena a distinguere il movimento del suo petto che si alza e si abbassa.  ancora vivo. Alla fine si sveglier.
Le nuvole si sono spostate in alto. E solo una questione di tempo prima che il cielo si apra e renda il nostro viaggio verso casa ancora pi precario. Forse la pioggia riporter Shaw alla coscienza. Lo spero. Altrimenti, dovr svegliare Danny per trascinare Gabriel in un posto sicuro. Non mi sento ancora abbastanza forte per scendere la scala fino al ponte; di certo non sono abbastanza forte per trascinare il corpo di un uomo adulto.
Guardo le bende fin dove riesco a vedere. Nessuna sembra sanguinare. Ho recuperato un po' di forza, ma ci vorr del tempo per riprendermi completamente.
Torno barcollando al timone e confermo la nostra rotta. Bevo una delle bottiglie di succo d'arancia che mi sono state portate.
Ecco che comincia.
Vedo una goccia d'acqua sul finestrino. Un'altra goccia la segue. Sono piccole, ma ormai ci stiamo dirigendo nella tempesta. Il sole sta per tramontare e il cielo  buio.
Senza il GPS e senza una stella  difficile modificare e regolare la rotta.
Devo rimanere stabile sulla rotta che stiamo seguendo.
Devo restare sveglio e vigile abbastanza a lungo perch Danny sia riposato e in grado di darmi il cambio.
Le gocce colpiscono la vetrata della cabina.
Chiudo la porta della plancia per mantenere il pavimento asciutto. Guardo se c' qualcosa sul nostro cammino e osservo la bussola.
Le onde si intensificano, la nave ondeggia. Le correzioni di rotta sono quasi costanti. Le nuvole oscurano qualsiasi stella nel cielo e mi rimane solo la bussola.
La porta del ponte si apre.
Shaw entra.
"Buonasera, Peter", mi saluta. "Dov' Danny?"
"Nella sua cabina", rispondo io. "Lo chiamer per darmi il cambio quando non potr pi stare di guardia".
"Ter quanto tempo sono rimasto incosciente?", mi chiede Shaw.
"Sei stato privo di sensi per qualche ora. Lo squalo ha attaccato di nuovo; la nave ha ondeggiato mentre eri sulla scala e sei caduto".
"Mi avete lasciato li?", chiede.
"Danny ha confermato che respiravi e avevi polso. Ha riferito che non c'erano segni di sangue. Ho scelto di non farti trascinare da nessuna parte a meno che non fosse necessario;
non avevamo modo di valutare la presenza di ossa rotte o lesioni interne".
"Siete riusciti a mettervi in contatto con un'altra nave?"
"Negativo. Con questa tempesta in arrivo, tutte le navi civili dovrebbero essere gi rientrate in porto. Ho provato anche le frequenze della marina. Nessuna risposta".
Gabriel si porta la mano alla testa.
"Stai bene?", gli chiedo preoccupato.
"Mal di testa", risponde lui.
"Anche tu hai le vertigini?", insisto.
"S", ammette lui.
"Dovresti riposare. Per ora riesco a stare di guardia".
Shaw si avvicina al timone, mettendoci le mani sopra:
"Sono in grado di fare la guardia".
"Sembri esausto", cerco di dissuaderlo.
"Anche tu", ribatte lui.
"Sono bloccato su questa plancia. Non ho la forza di scendere la scala e raggiungere la mia cabina. Rester sveglio fino a quando sar cos esausto da svenire steso su una console. Tu, invece, sei in grado di passare un po' di tempo in un letto caldo e asciutto".
Mi guarda, con aria quasi sospettosa. "Stai cercando di sollevarmi dal comando?"
"Certo che no. Non ti ho mai sollevato con la forza da alcun incarico prima d'ora e non intendo provarci proprio adesso. Sto solo esponendo i fatti".
"Saresti un ottimo primo ufficiale", ribatte lui.
"Mi spetta un posto del genere", rispondo a mia volta. "Presto avr il mio trasferimento. O forse no...", poi guardo fuori dalla finestra, lontano dagli occhi di Gabriel.
"Perch guardi altrove?", mi chiede. "Perch non dovresti ottenere un posto da primo ufficiale? Sei pi che qualificato,
il tuo stato di servizio  esemplare, hai il grado e l'esperienza, e anni di servizio attivo sia in tempo di pace che in tempo di guerra".
"Danny", rispondo. "In questo momento sto facendo lavoro d'ufficio sulla terraferma mentre ho preso degli accordi con lui. Il mio turno di servizio alla base dura ancora otto mesi. Quando gli otto mesi saranno finiti, sar disponibile a tornare in mare, ma se lo faccio, cosa succeder a Danny?"
" in collegio", risponde Shaw. "Sia che si trovi negli alloggi della base o a bordo della nave, sar accudito".
"Mi chiedo, per, cosa succeder in caso di emergenza? I miei genitori sono morti. I genitori di Catherine sono in Florida. Catherine non c' pi. Le sue zie e i suoi zii vivono in stati diversi. Sono l'unica persona che la scuola pu chiamare in caso di emergenza. L'unico che pu raggiungerlo. Non posso certo fermare una missione in mezzo all'oceano e salpare per casa ogni volta che la scuola richiede un incontro con i genitori".
"Apprezzo la tua preoccupazione".
"Ho sacrificato la mia famiglia per la mia carriera una volta, e guarda i risultati. Forse questa volta devo concentrare la mia disponibilit su mio figlio e non sul mio lavoro".
"Sembra che tu abbia molto a cui pensare", risponde Gabriel. "Se hai intenzione di rimanere sveglio lottando con le tue possibili scelte, allora suppongo che il posto migliore per me sia il mio letto".
"Ti chiamer con l'interfono se accade qualcosa d'importante".
"Mi fido del tuo giudizio. Prendi qualsiasi decisione che ritieni possa riportarci a riva".
Annuisco.
Gabriel si gira e se ne va dalla plancia.
Lo osservo scendere sottocoperta fino a che mi riesce.
Rimango da solo.
Controllo la bussola e regolo la frequenza radio. Mi faccio strada tra le diverse modulazioni ma non sento ancora nessuna voce. Non c' nulla da sentire, tranne l'elettricit statica.
Sorseggio la mia cola. Lo zucchero e la caffeina momentaneamente mi ridanno energia. Per Gabriel aveva ragione. Devo soppesare le mie opzioni riguardo la mia carriera e a mio figlio. Ho passato molti anni in mare e ho passato molto tempo ad addestrarmi, per una cosa sola, il comando.
"Non  forse la prova pi vera di ogni comandante quella di mettere la propria nave e il proprio equipaggio al di sopra di tutto?", mi chiedo. "Se questa  davvero la prova del comando, allora devo rifiutare. Devo trovare un lavoro d'ufficio. Posso trovare opportunit sia a terra che in mare. Ho passato pi anni a bordo di molti ufficiali di terra. La mia esperienza mi renderebbe un buon consigliere per il personale anziano, se decidessero di accettare i miei suggerimenti".
Canticchio e sorseggio il mio drink.
Tenere la rotta e fare la ronda notturna non  mai stato un compito divertente. Mi  sempre piaciuto solo da giovane ufficiale, quando ero temporaneamente l'ufficiale pi alto in grado sul ponte. Ai guardiamarina e ai giovani tenenti piace la possibilit di sedersi sulla poltrona di comando e giocare a fare il capitano.
Le preoccupazioni pesano sulla mia mente, ma le palpebre pesano ancora di pi sui miei occhi.
La mia cola  vuota.
Faccio fatica a tenermi sveglio e vigile.
Il momento  arrivato prima di quanto previsto o desideravo, devo svegliare Danny e farlo venire su a darmi il cambio.
Raggiungo il citofono e faccio la chiamata.
...
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...
22. Shaw.
...
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...
Cammino sottocoperta.
Mi avvicino alla porta della mia cabina ma appena afferro la maniglia sento dolore e una volta dentro inciampo.
Peter aveva ragione;  meglio che sia lui ad essere di guardia.
Mi tolgo le scarpe e mi spoglio dei vestiti bagnati. L'asciugamano del mio kit da doccia  sul com. Mi asciugo e mi cambio.
Qui sotto non sento la tempesta come sopra il ponte. Questa  una buona cosa; i passeggeri dei viaggi successivi potranno dormire indipendentemente dal tempo.
Sto gi pensando ai viaggi futuri,  un buon segno.
Mi siedo alla mia scrivania e apro il portatile che ho configurato per il monitoraggio remoto della plancia. La connessione regge. Ho accesso al GPS e alle informazioni meteo. La nostra bussola digitale  fuori uso e Peter sta usando quella manuale. Non ricevo da qui informazioni sulla nostra rotta e la velocit, hanno difficolt a caricarsi. La connessione interna sembra operativa; il problema deve essere al sistema che abbiamo attualmente sulla plancia. Testare questa cosa merita una voce di registro. Ho questo computer portatile dotato di un microfono, in modo da poter fare delle registrazioni dalla mia cabina.
Vado in cambusa e prendo una bottiglia d'acqua e un MRE; appena ritornato in cabina apro la confezione e mangio. Le razioni sono sempre poco appetitose; stasera  peggio del solito.
Prendo il microfono e mi collego al portale di registrazione a distanza; lo porto alla bocca e clicco il pulsante di registrazione sul computer.
"Diario personale del capitano, Gabriel Shaw. Il nostro viaggio inaugurale  andato in tutti i modi tranne che secondo i piani. Potrebbero essere vecchie superstizioni, ma non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di terrore. Ce la faremo a tornare a riva? C' qualcos'altro di danneggiato ai motori e non si vede? Quali altri problemi accadranno alla mia barca qui in pieno oceano? Le sfide che affronto ora come capitano civile mi riempiono di preoccupazione pi di quanto potrebbe mai fare un'esercitazione navale.  solo la differenza tra l'addestramento e la vita reale? Le mie preoccupazioni sono aumentate perch so che questa non  una simulazione? Penso agli eventi della giornata. Non ho mai perso un uomo prima, oggi l'ho fatto e non eravamo in uno scenario di combattimento. Ho dovuto correggere eliche e timoni malfunzionanti nelle simulazioni prima d'ora. Sono contento che il mio addestramento sia stato utile in questo senso. Quello squalo  ancora l fuori da qualche parte. Sono riuscito solo a ferirlo. Temo che lo squalo rintraccer il sangue con cui  imbrattato il fianco del nostro scafo, cos come una nave ne rintraccia un'altra seguendo una scia di olio che perde. Ci sono rimasti alcuni arpioni. Cibo e acqua sono abbondanti, quindi il razionamento delle scorte non  una preoccupazione immediata. Abbiamo preso il largo durante la sera, ora torniamo in porto a velocit ridotta. Sospetto almeno altri due giorni qui fuori, a meno che non arrivino i soccorsi. Sono molto colpito dal giovane Danny Harrison. Il ragazzo  stato esposto a pressioni che tirano fuori i talenti
...
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23. Danny.
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Sono in acqua, con indosso un paio di pantaloncini rossi.
Questa non  una piscina.
 profondo, non riesco a vederne il fondo.
Comincio a muovermi, mi guardo intorno per vedere una barca, una zattera, qualsiasi cosa. Vedo il retro di una barca con dipinte sulla poppa le parole Shaw's Paradise:  lo yacht del capitano Shaw, la nave su cui dovrei essere.
Si  rovesciato? Sono caduto in mare?
Immergo la testa sott'acqua, tenendo gli occhi aperti. Gira sotto di me e vedo lui, lo squalo. Gira intorno e intorno. Ne ho sentito parlare. Gli squali circondano la loro preda. Il cerchio  dapprima grande, poi diventa sempre pi piccolo. Riporto la testa fuori dall'acqua e nuoto verso la barca. Se lo squalo mi sta dando la caccia, la mia unica possibilit  uscire dall'acqua.
Le mie braccia si muovono, i miei piedi scalciano, ma la barca non si avvicina. I miei spruzzi hanno attirato l'attenzione dello squalo. Il cerchio che nuota intorno a me si sta riducendo. Lo squalo inizia a risalire, pi vicino a me, pi vicino alla superficie. Scalcio i piedi e faccio roteare le braccia pi velocemente che posso; la barca si avvicina, ma a malapena.
Possibile che si stiano allontanando?
Sanno che sono finito in mare?
Mi hanno considerato perso come Jack?
Continuo a cercare di nuotare ma non mi avvicino alla barca; mi fanno male braccia e gambe.
Immergo di nuovo la testa nell'acqua; lo squalo ora  ancor pi vicino; lui si avvicina, la barca no!
Pap e il capitano Shaw devono pensare che sono morto, o che sono ancora nella mia cabina. E piuttosto buio, credo si ancora notte fonda. Continuo a cercare di raggiungere la barca Nuoto e nuoto. Controllo lo squalo, si avvicina sempre di pi. Vedo la pinna rompere la superficie dell'acqua. La pinna dello squalo  a pochi metri. Non posso nuotare via ora. Il mio respiro diventa pesante e veloce. Cerco di gridare aiuto, ma nessun suono esce dalla mia bocca. Vedo la bocca dello squalo uscire dall'acqua. La bocca si apre pi di qualsiasi altra che abbia mai visto. I denti sono enormi. Si avvicinano. Cerco di gridare di nuovo, ma non ho voce.
La bocca inizia a chiudersi proprio davanti a me.
...
Il citofono suona.
I miei occhi non vogliono aprirsi, ma lo fanno.
Raggiungo l'interruttore della luce; l'accendo e mi giunge la voce di pap nell'interfono.
"Danny, puoi venire a darmi il cambio?"
Mi avvicino alla parete dove c' l'interfono e spingo il pulsante rispondendo:
"Arrivo subito."
Mi infilo le scarpe, lascio la mia cabina e mi muovo verso la scala per salire sul ponte.
 buio, molto buio.
Il ponte  fradicio.
Guardo in alto.
 notte, ma non vedo nessuna stella. Dovrei essere in grado di vedere le stelle qui fuori; non ci sono luci di lampioni o grandi edifici che le bloccano.
Sono davanti la scala e Shaw non c' pi.
Risalgo la scala e scorgo Pap al timone... ma  solo. Entro nella plancia.
"Ciao, pap".
"Mangia il tuo MRE", dice porgendomi un sacchetto. "Quando avrai finito, dormir su questa sedia".
"Sulla sedia?", gli chiedo.
"Sono troppo debole per arrivare alla mia cabina. Non voglio cadere dalla scala".
"La scala", ripeto a mia volta. "E Shaw dov'?"
"Nella sua cabina, a riposare". La pioggia lo ha risvegliato. Aveva i brividi e l'ho mandato di sotto ad asciugarsi e a riposare".
"Sta bene?", domando.
" disorientato", dice pap. "Il colpo alla testa lo ha lasciato un po' confuso. Ecco perch sono rimasto qui. Al momento non  in grado di pilotare una barca da solo".
"Ma star bene?", torno a chiedere.
"Con un po' di riposo e passando del tempo dovrebbe stare bene. Ha preso colpi alla testa peggiori di questo".
Apro la confezione di carta stagnola del MRE. C' un pacchetto di cracker, una scatola di piccoli hot dog, fette di mela essiccate e un piccolo sacchetto con un fondo piatto. Il sacchetto ha un cucchiaio attaccato su di un lato. Apro la parte superiore. Dentro c' qualcosa che sembra uno stufato. C' anche un pacchetto di biscotti.
Mi siedo di fronte a una delle console e mangio il pasto. Ha un sapore stantio, ma  il primo cibo che mangio dalla colazione. I cracker sono duri. Lo stufato  freddo. Le fette di mela sono buone quando le lascio bagnare in bocca. I biscotti alla fine sono duri e secchi. Non vorrei mangiare tutto questo ogni giorno, ma almeno quando ho finito non ho pi fame.
Mi avvicino al timone e prendo il comando mentre Pap si sposta su una sedia dinanzi a una delle altre console del ponte; vi appoggia le braccia conserte e china la testa.
Appena ho il timone in mano, mi accorgo che non  stabile e devo faticare un po' a tenerlo in rotta. Fuori c' ancora un forte vento, anche se la pioggia  cessata.
Stringo forte il timone mentre controllo la bussola: siamo ancora diretti a due-nove-zero. Controllo i comandi che regolano la potenza dei motori; sembrano essere un po' pi lenti di come li ha impostati Shaw prima. Pap deve aver rallentato durante la tempesta.
Vi poggio la mano per aumentare la velocit ma la fermo all'ultimo momento. Ricordo quello che ha detto pap sul fatto che i motori e le eliche non debbono forzare quando sono danneggiati. Lascio stare le due manopole.
Lo sguardo mi cade sulla radio; c' una luce accesa ma non c' nessun suono che proviene da essa. Osservo, poi, con attenzione le manopole e i quadranti, riconosco quella del volume e la alzo. C' un po' di rumore statico. Abbasso il volume quanto basta a che il suono statico non disturbi pap lasciandolo dormire e al tempo stesso mi aiuti a stare sveglio.
Guardo fuori dal finestrone anteriore della plancia. Il cielo e il mare, una volta blu, adesso sono neri e grigi.
Immagino che vedr delle luci quando ci avvicineremo alla terraferma.
Mantengo la rotta, controllo la bussola e mi chiedo a cosa servano gli altri comandi; alcuni hanno delle etichette con delle sigle che non so interpretare. Osservo quindi lo schermo radar:  illuminato. L'asta, o l'ago, o come si chiama, gira intorno allo schermo mentre il campo intorno al quale gira  vuoto; credo voglia dire che non c' niente nelle vicinanze.
Torno a guardare pap.  appoggiato sopra la console e russa. E un suono confortante. Non lo sentivo russare da anni. Mi riporta indietro...
Ricordo quando ero bambino, quando pap partiva per una missione, o una pattuglia, o qualcosa del genere, e poi tornava a casa e si addormentava sul divano. Il russare mi riporta a quando mamma era viva, prima che si separassero, a quando eravamo una famiglia.
Una lacrima mi scorre sulla guancia.
Mi chiedo cosa sia successo e perch abbiano divorziato.
Eravamo felici. Avevamo una bella casa. Passavamo del tempo insieme quando pap non era in servizio. Mi portavano al parco, al circo, in spiaggia, in tutti i posti dove vanno le famiglie. Ero un bambino cos felice, finch non  cambiato tutto.
L'oscurit che ho davanti, somiglia a quella che sentivo dentro di me il giorno in cui io e mamma ce ne siamo andati; avevo sette anni. Ci trasferimmo da una bella casa con un grande cortile in un appartamento. Non avevo pi l'erba su cui giocare. L'appartamento era molto pi piccolo della vecchia casa. Dovetti andare in un'altra scuola e smisi di vedere i miei vecchi amici.
Fare nuove amicizie era difficile; i bambini mi prendevano in giro perch mio padre non viveva con noi. Per mesi mi
sono chiesto se ero io il problema. Mi chiedevo se avevo fatto qualcosa di sbagliato, qualcosa che aveva fatto arrabbiare pap, tanto da non volermi pi vedere. Mamma diceva che non era colpa mia.
Ci sono gocce d'acqua sulla vetrata.
Sta piovendo di nuovo.
La pioggia tintinna quando colpisce il tetto di metallo del ponte superiore.
Il suono aumenta,  sempre pi intenso.
Ci stiamo dirigendo verso una tempesta pi forte.
"Pap", chiamo.
Lui russa e non si muove.
"Pap", chiamo di nuovo.
Dorme ancora profondamente e russa.
La pioggia colpisce insistentemente il tetto, la vetrata.
Scorgo sulla console una sezione con la scritta Luci di navigazione. Spingo tutti gli interruttori e le luci all'esterno della cabina di comando si accendono ma mi accecano.
Giostro con gli interruttori; ne accendo alcuni, ne spengo altri. E difficile trovare il modo giusto per tenerle accese e far s che riesca a vedere. Alla fine, continuando a spostare interruttori alla cieca, mi sembra di averne accese pi sui lati e sul retro della barca e meno dinanzi.
Torno a concentrarmi su rotta e velocit.
Mi preoccupo se dobbiamo cambiare la prima o rallentare la seconda per attraversare pi facilmente la tempesta... O magari se possiamo aggirarla.
Guardo sulla console lo strumento con la scritta Barometro. Non capisco nessuna delle informazioni che riporta. Non so
se c' modo di navigare attorno alla tempesta; quandanche ci fosse non so nemmeno quale sia. Se  per questo, non so neanche dove mi trovo.
Riprendo a osservare la bussola. Siamo diretti verso rotta due-otto-sette.
Correggo il timone.
La nostra rotta torna a due-nove-zero.
Stare qui a osservare questo cielo nero  noioso anche se la pioggia crea una strana atmosfera. Sembra di essere in un vecchio videogioco, ma non c' niente contro cui sparare con i cannoni della nave. La fase notturna  arrivata. Sto aspettando qualche grande e brutto mostro marino che posso far esplodere con un laser o qualcosa del genere... Ma non succeder niente di tutto questo...
Me ne star qui, tenendo questa ruota, guardando la bussola e tenendo le mani lontane da tutto il resto.
Non ho dormito molto prima che pap mi chiamasse.
Mi muovo un po'.
Cercare di sgranchire i piedi mi aiuta a rimanere sveglio ma mi sento cos stanco e i miei occhi sono cos pesanti; si chiudono e si riaprono.
Mi guardo intorno.
C' un piccolo frigorifero. Lo apro. Ci sono bottiglie d'acqua e lattine di cola. Prendo una lattina di cola e la apro, bevendone un sorso e poi un altro.
Riprendo il timone e controllo la bussola: rotta due-otto-cinque. Cerco un posto dove posare la lattina senza che si rovesci e la parte superiore del frigorifero sembra l'unico posto sicuro. Non ci sono portabicchieri da nessuna parte, e se la tempesta si mette al peggio e comincia a scuotere la barca si rovescer sui comandi. Alla fine mi giro verso il piccolo frigorifero e la appoggio l sopra.
Torno a controllare la bussola.
La nostra rotta  due-otto-uno.
Prendo il timone e correggo; torniamo a due-nove-zero.
Lo zucchero della cola mi rende un po' pi sveglio. Per non posso bere troppo. Non c' nessun altro qui se ho bisogno di andare in bagno e voglio lasciar riposare pap quanto pi  possibile.
La mia attenzione torna a concentrarsi fuori la larga vetrata, ripenso a una specie di simulazione come in un videogioco vecchio stile. La tempesta  un livello che non prevede l'attacco di mostri marini. Non so perch, ma questo mi aiuta a sopportare la noia di guardare e basta.
Controllo l'orologio; il fuso orario orientale segna le 3,00 del mattino.
In tutti gli stati che affacciano sulla costa orientale, la maggior parte della gente sta ancora dormendo. Immagino che le persone che sono ancora in piedi siano gli operai che lavorano di notte, persone di turno in sostituzione di altri membri del personale. Anche ovunque ci sia un porto, immagino che deve essere in piedi qualcuno perch le barche potrebbero arrivare in qualsiasi momento.
Non so quanto siamo lontani dalla costa.
Non sono nemmeno sicuro di dove finiremo quando la raggiungeremo. Se siamo andati pi a sud, o pi a nord. Da quando siamo partiti potremmo toccare terra ovunque; in questo momento siamo diretti leggermente a nord. Mi chiedo se era per allontanarci dal luogo dell'attacco dello squalo, o solo perch  la strada di casa.
Vorrei che pap fosse sveglio per chiedergli dove stiamo andando. Potremmo parlare di questo e di altre cose.
Vorrei chiedergli perch mi ha mandato via.
Vorrei chiedergli cosa c' di cos terribile nel far vivere suo figlio con lui.
Vorrei chiedergli pi di quello che so in questo momento, su come  andata la mia vita.
Continuo cos, guardando tra la vetrata e l'orologio fino alle 4,00 del mattino.
A un certo punto, inaspettatamente, Shaw appare alla porta ed entra barcollando.
"Ti do il cambio, Danny", dice avvicinandosi al timone. "Hai fatto un turno duro, vai sotto coperta e dormi un po'. Ti chiameremo se ci sar qualcosa per cui valga la pena svegliarti".
"Grazie, capitano", rispondo.
Lascio subito il timone e mi faccio da parte. Mi avvicino alla porta e lascio la plancia. Scendo gi, prima in bagno, poi nella mia cabina.
Dopo aver chiudo la porta, riesco a malapena a togliermi le scarpe prima di cadere di faccia sul letto.
...
.
...
24. Shaw.
...
.
...
Mi sveglio e mi vesto.
Controllo l'ora.
Sono le 3,30 del mattino.
Ho dormito da poco prima del tramonto.
Vado in cambusa e divoro una ciotola di cereali; mi do un colpo alla testa per scrollarmi, esco sul piccolo corridoio fino alla scala.
Tornato sul ponte, do il cambio a Danny.
Ha mantenuto la nostra rotta per tutta la notte.
Peter  pesantemente addormentato su una delle console.
Controllo la radio e cerco di mandare un messaggio. Speriamo di essere abbastanza vicini alla costa da permettere a una base navale, o a una della marina civile, di sentire il nostro S O S.
"Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Mi siedo vicino alla radio e ascolto. Alzo il volume. Sento delle interferenze.
Cambio frequenza.
"Qui  il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Silenzio.
 notte fonda. La tempesta  andata avanti per ore. Forse non c' nessuno fuori, tranne le navi di pattuglia. Passo sulla frequenza della marina.
"Sono il comandante Gabriel Shaw a bordo dello yacht Shaw's Paradise, la nostra nave  danneggiata e abbiamo bisogno di assistenza, passo".
Mi siedo e aspetto.
Nulla... Non arriva nessuna risposta.
Sbatto il microfono a terra per la frustrazione. Peter si agita ma non si sveglia. Mi rimetto davanti al timone. Ragiono se tentare di effettuare delle riparazioni ora che Peter  sul ponte e in grado di manovrare il timone. Vado alla porta. Tutto quello che c' fuori dalla plancia  fradicio. Qualsiasi tentativo di aprire e valutare i collegamenti elettrici con questo tempo sarebbe da idioti.
La frustrazione  l'aspetto pi difficile in una situazione come questa. In condizioni e circostanze per cui mi sono addestrato, sulle navi in cui ho prestato servizio, ci sarebbero sistemi di backup, un equipaggio preparato, e attrezzature per la manutenzione e le riparazioni da fare in mare se occorre.
Qui non ho niente di tutto questo.
Adesso comprendo la sfida che affrontano i civili a cui forniamo aiuto in casi simili.
Adesso comprendo perch non sono mai calmi e sereni quando arriviamo.
Se mi ritrovassi a bordo della mia imbarcazione, non addestrato e con gravi problemi di manovra e di comunicazione, sarei un proiettile di stress pronto a esplodere.
Aspetta...  proprio questo che sono ora!
Forse adeguarmi alla necessit del momento  quello che devo fare.
Accarezzo il timone e guardo fuori nell'oscurit. Il sole sorger presto.
Ripenso ai miei giorni da giovane ufficiale. Fare le ronde notturne aveva il suo fascino allora. Essere l'ufficiale pi alto in grado sul ponte era sempre un piacere. Il privilegio di sedere sulla sedia del capitano era un'emozione. Era il modo pi veloce per acquisire esperienza di comando, pur avendo la possibilit, in caso di necessit, di chiamare gli ufficiali anziani all'interfono.
Ho passato la mia prima notte da ufficiale di guardia pilotando attraverso una tempesta molto simile a questa; ma l potevo disporre di strumenti funzionali e il ponte era dotato di un equipaggio al completo.
Finalmente il cielo si schiarisce all'avvicinarsi dell'alba.
Peter si agita e si lamenta.
"Buongiorno", dico mentre solleva la testa dalla console.
Non posso fare a meno di sorridere ai segni di rientranza sul suo volto che sembrano un calco della strumentazione sulla quale era in parte appoggiato.
"Buongiorno", risponde a sua volta.
"Hai dormito bene".
"Ero cos distrutto che avrei potuto dormire anche se la nave fosse andata a fuoco", risponde Peter.
"Com' andato Danny?", gli chiedo.
"Ha fatto molto bene", dice lui con una nota d'orgoglio. "L'ho chiamato verso le undici. Ha gestito il grosso del turno della nottata".
"Ho l'impressione che sia andato al di l delle aspettative che avevamo stabilito per le nuove reclute, commento io.
"Mi chiedo se gli interesserebbe la vita da marinaio", riflette Peter. "Forse, dopo questa esperienza, decider di seguire le nostre orme".
Mi gratto la testa prima di rispondere con un velo di dubbio:
"O forse il trauma di vedere un uomo trascinato verso la morte e i ricordi di sentirsi intrappolato su una lattina galleggiante lo renderanno felice di tenere i piedi sulla terraferma per il resto della sua vita", concludo.
"Ha gi fatto l'ufficiale di guardia junior", ribadisce Peter.
"Stavo ripensando a quei giorni in cui ho dato il cambio a un superiore come ha fatto Danny", aggiungo. "Quei momenti in cui quando eri al comando ti sentivi come la persona pi vicina all'essere il padrone della nave".
"Ci ho pensato anch'io", ammette Peter.
"Ti manca?", gli chiedo. "Ti manca essere un giovane guardiamarina con tanti sogni e aspirazioni?"
"Non so se davvero mi manca o no", risponde lui. "Da un lato era bello avere tutta la vita davanti. La mia carriera poteva andare ovunque... Potevo andare ovunque! Avevo pianificato di salire di grado, avere il mio primo comando a un'et irrealisticamente giovane, ed essere l'eroe della flotta. Sono felice, dopo tanti anni, di avere la certezza di non essere il personaggio di un film".
"Mi sento allo stesso modo, sai", gli rispondo. " bello raggiungere un grado che ti permette di comandare.  una bella sensazione camminare sul tuo ponte e sapere che non lo stai riconsegnando al vero capitano alla fine del turno di guardia di servizio".
"La parte migliore dell'essere il capitano  che puoi scegliere il tuo turno", ribadisce Peter. "Pensi che di tanto in tanto puoi far fare al personale pi anziano il turno di notte e permettere agli ufficiali pi giovani di fare un po' di esperienza al comando delle operazioni diurne".
Ridacchio alle sue ultime parole e aggiungo:
"Essere in grado di dormire la notte e restare svegli durante il giorno non  il giusto ruolo per chi fa parte dello staff senior?"
Condividiamo una risata.
Alcuni raggi di sole, finalmente, forano le nuvole.
Il mattino  arrivato, anche se non possiamo vederlo completamente.
Nel corso delle prime ore del mattino, la pioggia cessa del tutto e le nuvole iniziano a ritirarsi. Con il sole a poppa, proseguiamo verso la costa orientale. La nave zoppica in avanti e si agita nell'acqua.
"Il tempo sta migliorando", osserva Peter. "Forse incontreremo qualcuno che si allontana dalla costa per una gita mattutina".
"Se almeno potessimo incontrare un'altra imbarcazione", rispondo a mia volta. "Non sono ancora convinto che quel maledetto abbia mollato la presa".
"Anch'io ho avuto i miei dubbi", confessa Peter. "Si  fatto da parte troppo facilmente; forse ci sta seguendo. Aspettando magari che prendiamo una pausa, magari fino a che non gli sembreremo abbastanza in difficolt per attaccarci".
"Tutto quello che possiamo fare  continuare lungo la rotta", ribadisco. "Mantenendo rotta e velocit costante, alla fine riusciremo a tornare a riva".
Restiamo in silenzio.
Le parole non sono necessarie.
Entrambi conosciamo le preoccupazioni dell'altro e le condividiamo.
Il nostro legame e la nostra amicizia sono cos forti che ci basta uno sguardo per intenderci; Peter controlla le stazioni radio mentre io mantengo stabile il timone.
...
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25. Danny.
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Mi sveglio. Guardo l'orologio nella mia cabina. Sono le 10,00 del mattino. Ho dormito per sei ore.
Mi alzo dal letto e mi infilo le scarpe. Il mio stomaco brontola ma prima vado in bagno e mi spruzzo dell'acqua fredda sul viso: adesso mi sento pi sveglio.
Entro nella cambusa. Controllo gli armadi e il frigorifero. Non c' molto che io sappia fare. Vedo un cartone di uova e del latte. Mi guardo intorno e trovo ciotole, utensili, una padella e il fornello.
Lo accendo e inizio a mescolare delle uova strapazzate. Trovo anche una pagnotta di pane e il tostapane. Decido di fare tutte le uova, cos posso portare del cibo caldo a pap e al capitano Shaw.
Cuocio le uova e tosto un po' di pane. Preparo a ciascuno di loro una ciotola di uova strapazzate con del pane tostato sopra.
Mangio velocemente la mia porzione in cambusa, poi, porto il cibo sul ponte dove mi accoglie la luce del sole.
 brillante... La tempesta  passata mentre dormivo, o forse l'abbiamo attraversata. Salgo la scala ed entro in plancia.
"Ho preparato la colazione", dico.
Entrambi prendono le loro ciotole.
"Grazie, signor Harrison", dice Shaw prendendo la sua ciotola. "Quanto casino hai lasciato nella mia cambusa?", e cos dicendo il suo labbro si arriccia in un sorriso complice su un lato del viso.
"Pulisco io i piatti, capitano. Volevo solo che il suo cibo fosse servito finch era caldo".
Pap ridacchia. "Grazie, Danny, e... Ottimo lavoro al timone per tutta la notte".
"Non  stata tutta la notte", correggo io. "Il capitano Shaw ha preso il comando alle quattro".
"Erano circa le nove e mezza o le dieci quando ti ho chiamato per darmi il cambio", insiste pap. "Hai fatto un turno di guardia notturna di sei ore al timone con pochissimo sonno.  dura anche per un marinaio adulto. Non avremmo potuto chiederti di pi".
"Grazie, pap".
"Onestamente...", dice Shaw tra un boccone e l'altro, "... quando eravamo solo io e te, ero preoccupato. Indottrinare un nuovo marinaio che ha appena passato l'addestramento di base  una sofferenza. Un ragazzino di tredici anni che non distingue babordo da tribordo  molto peggio. Di solito richiedo sempre un marinaio esperto aggiunto che faccia da ombra e da mentore al nuovo arrivato".
"Quello che intende Shaw", aggiunge pap, " che addestrare nuove persone  un incarico extra; non solo devi fare il tuo lavoro, ma assicurarti che facciano bene il loro. Siccome non avevamo persone in pi per aiutare a formarti, era preoccupato".
"Ho capito", dico. "Si preoccupa per chiunque sia nuovo, non solo per i bambini".
"Non intendevo in quel senso", cerca di chiarire pap. "Vogliamo dire che non eravamo preoccupati della tua presenza.
Ogni volta che qualche novellino entra sul ponte  la stessa sensazione. Vediamo un incarico in pi".
"Buono a sapersi che sono considerato un incarico", rispondo a mia volta.
"Danny", interviene Shaw. "Non ti consideriamo un semplice incarico. Insegnarti  stato come un atto dovuto. Insegnare a chiunque  una cosa normale. Insegnare a nuovi marinai  una routine. Una situazione come quella in cui sei stato coinvolto da ieri era gi eccezionale. Non fraintendere il termine che abbiamo usato come un qualcosa di negativo".
"Non ne sono sicuro", ribadisco ancora un po' perplesso.
"Hai fatto un ottimo lavoro, figliolo", ribadisce pap. "Hai imparato dal capitano Shaw. Mi hai fasciato. Hai eseguito gli ordini che ti sono stati dati. Hai resistito all'impulso di cambiare la nostra velocit. Hai sparato allo squalo. Hai fatto un turno notturno al comando. Appena ti sei alzato hai sentito anche la responsabilit di preparare la colazione. Credimi quando dico che siamo molto soddisfatti e impressionati da te".
"Ah... Ok, ho capito.", rispondo cos ma non sono del tutto sicuro di aver capito davvero, ma credo sia il modo pi veloce per farli finire.
Proseguono a mangiare mentre ancora il vapore si alza dalle uova. Il pane tostato sopra lo ha trattenuto bene.
Io tengo il timone in modo che il capitano Shaw possa finire senza affrettarsi.
Appena finiscono, raccolgo le ciotole.
"Dovrei andare a pulire i piatti", aggiungo.
"Vai pure", dice Shaw. "Voglio che la mia cambusa sia in ordine quando avrai finito".
"In perfetto ordine?", ripeto.
"Voglio ogni cosa pulita e al suo posto. Pulisci tutto quello che hai usato e rimetti le cose dove le hai trovate", conclude Shaw.
Annuisco e lascio la plancia.
Una volta riportati i piatti gi in cambusa, comincio subito a lavare le ciotole e gli utensili. Pulisco la padella, i fornelli e il bancone. Pulisco e metto via tutto.
Faccio un giro intorno la cambusa per assicurarmi di aver lasciato tutto in ordine.
Improvvisamente perdo l'equilibrio e vengo scaraventato su un lato della stanza; colpisco il muro e cado a terra.
Striscio fino alla porta dove mi appoggio per rimettermi in piedi, poi, mi precipito nel corridoio.
Un altro tonfo, di nuovo perdo quasi l'equilibrio e colpisco il muro. Raggiungo comunque la scala e salgo sul ponte dove vedo Shaw che corre a poppa.
"Cos' successo?", chiedo allarmato
Lui si gira e mi guarda con uno sguardo molto preoccupato:
"Lo squalo  tornato!"
"Ma gli ho sparato", ribatto.
"L'hai solo ferito. Ci stiamo muovendo molto pi lentamente di lui. Il maledetto ci ha raggiunto".
"Quanto lentamente stiamo andando?"
"Troppo lentamente!", scatta con fare nervoso. "Con un'elica danneggiata non possiamo andare molto veloci. Siamo usciti a vela; stiamo tornando a stento in porto. Ci vorr ancora un giorno o poco pi prima di vedere la terraferma. Non te l'ho detto fino ad ora perch non volevo spaventarti".
"Sapevi che non avremmo visto terra fino a domani?", gli chiedo meravigliato.
La barca trema ancora e io cado; Shaw finisce su un ginocchio ma si rialza.
Mi tiro su a mia volta.
"Non volevamo farti preoccupare, Danny", mi dice come a giustificarsi. "Eri gi abbastanza sotto pressione. Tutto questo ti sta facendo crescere molto prima del tempo".
"Quindi avete mentito per proteggermi?", grido.
La barca subisce un altro colpo e ritorno scaraventato sul ponte. Guardo Shaw che, tenendosi aggrappato, si dirige verso i fucili ad arpioni.
"Non ti abbiamo mentito, ragazzo; lo abbiamo solo omesso", prosegue.
"Omesso?", chiedo perplesso.
"Abbiamo omesso questa informazione", insiste lui.
Striscio sul ponte dietro di lui.
Shaw trova il fucile ad arpioni scarico che ho usato. Striscio verso quello carico e lo raccolgo.
"Questo  ancora carico", mi affretto a informarlo.
Lo squalo batte di nuovo con forza contro la nave. Veniamo sballottati da una parte all'altra del ponte.
"Perch continua a venirci contro?", gli domando.
"Sta cercando di raggiungere il sangue", ribatte lui.
"Nonostante la tempesta, c' sangue sui lati e sangue sul ponte. Lo squalo ne sente l'odore. Siamo fortunati che non ce ne siano altri".
Mi alzo in piedi. Guardo la zona di poppa dove ho scoccato il mio tiro e gli domando:
"Girer come prima?"
"Ci sta colpendo. Probabilmente sta cercando di mordere lo scafo. Sbatte solo da un lato. Credo che abbia finito di girare in tondo; ora sta attaccando".
"Dobbiamo fermarlo".
"Dobbiamo, signor Harrison. Hai un altro buon tiro pronto?"
"Penso di s".
"Io scendo in magazzino a prendere altri arpioni", mi avvisa lui. "Tu trova un modo per metterti al sicuro, cerca poi di trovare un punto favorevole per prendere la mira e spara di nuovo".
...
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26. Peter.
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Il timone risponde pigramente mentre cerco di correggere la nostra rotta. Il nuovo attacco dello squalo ci ha sballottato pi volte. Gli urti e i maggiori danni ci portano fuori rotta. Cerco di tenere il timone sulla rotta.
Prendo poi la radio e schiaccio il pollice sul microfono. "Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. La nostra barca  sotto attacco di uno squalo. Chiunque sia in ascolto, ci risponda per favore, passo".
Aspetto nella speranza di sentire finalmente una voce. Nulla... Non c' risposta. Passo subito a un'altra frequenza e riprovo. "Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. La nostra barca  sotto attacco di uno squalo. Si richiede assistenza con urgenza, chiunque sia in ascolto, per favore risponda, passo".
La radio mi risponde solo con crepitii statici.
Nessuna risposta!
Sbatto con frustrazione la cornetta nell'incavo di appoggio.
Nessun'altra nave nel nostro raggio d'azione per cos tanto tempo. Ma com'era possibile?
La nave oscilla nuovamente con violenza; sono sbalzato in avanti e batto con il petto contro il timone.
Mi massaggio dolorante dove ho sbattuto. Posso solo sperare il meglio per mio figlio e il mio amico gi sul ponte. Ogni grammo del mio essere vorrebbe essere con loro, fare qualcosa per aiutarli; ci vuole un forte autocontrollo in un caso simile per evitare di correre gi per la scala e raggiungerli.
"Il posto del capitano  sulla plancia", mormoro tra me e me stringendo i denti. "Gabriel dovrebbe essere qui sopra e io dovrei essere laggi con mio figlio... Io, non lui. Il suo posto  qui!".
Faccio due passi verso la porta della sala comandi e cerco di alzare il braccio sano per appoggiarmi. Mi assale una fitta sul fianco.
Le ferite sono ancora fresche dall'attacco di ieri; un movimento eccessivo non far che peggiorare la situazione.
"Ecco perch  sceso lui", mormoro guardandomi le bende. "Perch non sono in grado di farlo io".
Tiro fuori il mio diario. Anche se la nave sta oscillando, sento il bisogno di mettere su carta i miei sentimenti.
Tra una correzione di rotta e l'altra trovo il tempo di scarabocchiare delle frasi.
"Il mio disgusto per i miei limiti  spaventoso. Ho sperimentato la frustrazione prima d'ora, ma mai cos. Mi sento quasi un invalido; il pensiero di ricevere qualche incarico modificato perch non posso completare il lavoro di un marinaio medio  qualcosa a cui non mi sono mai preparato mentalmente. Sono sempre stato in grado e disposto a svolgere qualsiasi compito a bordo della nave. Oggi devo lottare con la consapevolezza che semplicemente non sono il marinaio abile che ero due giorni fa. Ieri sono cambiato. Quel disgustoso incidente mi ha cambiato. Sono furioso con me stesso. Come posso essere arrabbiato con me stesso per un incidente ? Sono
arrabbiato con me stesso per tutto questo viaggio. Sono arrabbiato con me stesso per aver chiesto a Gabriel di portarci qui. Sono arrabbiato con me stesso perch la mia idea di un grande piano per conoscere mio figlio ha portato alla morte di un uomo. Non riesco a liberarmi di questo senso di colpa. Non solo sono ferito, non solo un uomo  morto, ma mio figlio sar traumatizzato da questi eventi, ha mia prima valutazione della situazione, in generale, sarebbe quella di etichettarmi come egoista. Mi biasimo perch il mio desiderio di fare qualche grande gesto  fallito cos miseramente".
Ho posato il diario.
Documentare i miei sentimenti nel momento in cui mi assalgono  l'ideale, almeno secondo il nostro terapeuta, ma siamo in una situazione di crisi; l'ideale deve sempre cedere alla praticit e alla necessit.
Ritorno alla radio e riprovo.
"Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. La nostra barca  sotto attacco di uno squalo. Chiunque  in ascolto e senta questo messaggio  pregato di rispondere, passo".
Aspetto.
L'elettricit statica crepita, ma nessuna voce risponde alla mia chiamata.
Provo ancora. "Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. Siamo sotto attacco di uno squalo. La nostra elica e le comunicazioni sono danneggiate. Chiunque senta la mia voce  pregato di rispondere, passo". Nulla di nulla, ancora nessuna risposta. Lascio cadere la cornetta sulla console sconfortato. Rimbalza su e gi pi volte, la guardo impotente penzolare e oscillare sul cavo a spirale come un pendolo impazzito.
L'oscillazione avanti e indietro sembra quasi ipnotica. Se solo potessi entrare in una qualche trance dove la realt fosse pi attraente della mia situazione attuale, sarebbe meraviglioso.
Un forte crepitio della radio mi scuote dal mio torpore. Prendo il microfono a met strada. "Pronto, pronto, c' qualcuno? Passo?"
L'elettricit statica crepita, ma non si sente nessuna voce. Forse stiamo entrando nel raggio d'azione di qualcuno che ci riceve.
Ascolto sperando che sia cos ma non ci sono voci.
La nave continua a ondeggiare.
Ho problemi con il timone e con la radio, e un solo braccio che funziona.
I crepitii si placano.
Il mio primo pensiero  che il nostro raggio d'azione e quello di qualcun altro si siano momentaneamente sovrapposti come i cerchi di un diagramma di Venn, ma siano passati oltre e il collegamento si  perso.
Rimetto il microfono nella sua base.
Sospiro mentre controllo la bussola e faccio meglio che posso per correggere la nostra rotta; spero di non aver perso l'opportunit di chiedere aiuto.
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27. Shaw.
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Mi precipito nel magazzino e apro la cassa degli arpioni.
Sono contento di aver scelto di equipaggiare la mia barca con questi aggeggi in caso di emergenza. Ne prendo quattro e li cullo tra le mie braccia.
Comincio a parlare da solo:
"Non posso fare a meno di chiedermi se sia stato giusto lasciare Danny all'oscuro di quanto sia grave il danno alla nave. Ho omesso l'informazione nel tentativo di evitargli un possibile sconforto per come stavano le cose e dal potenziale di uno scenario peggiore".
Nella mia mente, mi giustifico dicendo che  stato meglio cos. "Meno si sarebbe preoccupato, pi sarebbe stato in grado di concentrarsi sui compiti critici. Alla fine l'avrebbe scoperto, ma dopo avere trascorso pi tempo sulla barca piuttosto che in meno di un giorno".
Trovo a mia volta difficile giustificare l'omissione di un'informazione cos importante, l'unica logica che mi sento di adattare alla circostanza  che, meno conosceva la gravit dei nostri danni, meglio  stato in grado di concentrarsi e di essere all'altezza del compito.
"S", esclamo convinto mentre guardo gli arpioni. "Danny  ancora all'altezza del compito. E un ragazzino di tredici anni
che sta cercando di dare battaglia a un grande squalo bianco. La maggior parte dei ragazzi della sua et se la sarebbe gi fatta sotto e sarebbe scoppiata a piangere. Sono sicuro che molti di loro avrebbero avuto un crollo vedendo una persona adulta trascinata via in una pioggia di sangue o il braccio del padre mezzo masticato. Lui non l'ha fatto. E riuscito a prendere il kit di primo soccorso. E riuscito a fasciare quelle ferite. Forse... Forse sarebbe stato in grado di assimilare l'intera gravit della situazione."
Mi ritrovo ancora in piedi nel magazzino.
Guardo sugli scaffali per vedere se c' qualcos'altro che possiamo usare contro lo squalo. Ci sono alcune piccole taniche di carburante, ma dare fuoco al petrolio su uno specchio d'acqua pu essere molto pericoloso. Non ho modo di lanciarlo fuori dalla nave e non ho modo di accenderlo a distanza.
I film e la televisione mi portano istintivamente a pensare che potrei semplicemente lanciare la tanica di benzina e spararle con una pistola facendola esplodere quanto pi vicino allo squalo. Ma questa  pura fiction.
Nella realt, un'esplosione incontrollata cos vicina alla mia barca, probabilmente, strapperebbe via una parte della poppa e l'intera barca potrebbe prendere fuoco.
Se gli attacchi incendiari sono impensabili, il mio primo pensiero  quello delle armi da taglio.
Mi guardo intorno. Non c' niente qui che possa tagliare la bocca di un mostro come questo, tanto abbastanza da farlo indietreggiare e lasciarci in pace. La nostra migliore scelta sono questi arpioni.
Tenendoli stretti in petto, esco dal magazzino e mi precipito sul ponte per raggiungere Danny.
...
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...
28. Danny.
...
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...
Vedo Shaw allontanarsi di corsa.
Cerco un posto, un punto qualsiasi per avere una buona visuale e tenermi al sicuro.
I miei occhi osservano ogni punto del ponte e si posano sulle sedie per la pesca, sono imbullonate al ponte.
Mi avvicino alla prima.
Gira.
La ruoto in maniera tale che lo schienale sia rivolto verso l'esterno e mi protegga.
Mi inginocchio sulla sedia.
Alzo il fucile ad arpioni tenendoci i gomiti poggiati.
Guardo oltre il parapetto.
Non vedo la pinna.
Non vedo nessun movimento nell'acqua.
Non vedo nessun segno dello squalo.
Aspetto e osservo ma non vedo niente. Mentre guardo da un lato all'altro, la pistola si muove con me. Non vedo nulla che possa mostrarmi dove si trovi lo squalo. Non vedo onde o increspature nell'acqua.
Lo sballottamento si  fermato. La barca  ferma da qualche minuto.
Rilasso un po' la presa sulla pistola.
Rilasso le braccia.
La pistola  pesante quando la tengo in braccio troppo a lungo. La pausa  piacevole; mi d un minuto per riposare. Continuo a guardare.
"Si sar spostato?", mi chiedo.
La barca sembra girare un po'.
Forse Pap star aggiustando la rotta. Mi chiedo perch dovrebbe cambiare rotta. Forse sta cercando di allontanarsi. Forse ha ricevuto un segnale. Forse siamo diretti verso un'altra barca. Sarebbe la cosa migliore se un'altra barca stesse venendo a salvarci.
La barca cambia effettivamente rotta. Mi tengo alla sedia con una mano e il fucile ad arpioni nell'altra. Guardo in acqua ora che riesco a vedere meglio. Non scorgo nessuna pinna. Nessun segno dello squalo. Ma non pu essere scomparso. Ho sentito dire che gli squali in frenesia da cibo diventano cos pazzi per il sangue che se un gruppo attacca qualcosa e uno squalo viene ferito, anche gli altri squali lo attaccano.
Shaw torna su con un mucchio di arpioni in mano.
"Capitano Shaw", lo avviso subito. "Non vedo lo squalo, n la sua pinna, e nemmeno una scia diversa nell'acqua. L'ho perso di vista".
"Potrebbe essersi stancato", risponde lui. "Ho portato altri quattro arpioni. Possiamo riporli nel portacanne da pesca; sono abbastanza profondi da non farli fuoriuscire, a meno che non ci capovolgiamo".
"Capovolgerci?", ripeto perplesso.
"S, figliolo", mi risponde con uno sguardo serio. "Se ci ribaltiamo, gli arpioni saranno l'ultima delle nostre preoccupazioni".
"Se ci ribaltiamo cosa succede?", chiedo lo stesso.
"Se ci ribaltiamo, se cadiamo da questa barca... Siamo morti".
Ho un sussulto e l'unica cosa che esce dalle labbra :
"Morti?"
"Se sei in acqua, con uno squalo pi grande di te, pi forte di te e pi veloce di te,  sicuro. Cerca di non pensarci. Siamo ancora a galla, e ho intenzione di rimanerci".
Annuisco. Continuo a osservare l'oceano poi chiedo:
"Quanto manca per essere raggiunti dai soccorsi? Ho notato che abbiamo cambiato rotta".
Lui mi osserva come compiaciuto.
"Ben fatto. Non mi aspettavo che lo notassi. Abbiamo cambiato rotta per correggere il punto da cui siamo venuti. Io e tuo padre abbiamo tirato fuori una mappa e abbiamo tracciato la nostra rotta conosciuta. Abbiamo un'idea pi precisa del dove siamo ora rispetto al dove ci trovavamo stanotte".
"E allora, dove siamo?", gli chiedo.
"Le nostre coordinate esatte sono ancora imprecise. Sappiamo che siamo nell'Oceano Atlantico, diretti verso la costa orientale degli Stati Uniti d'America. Dovremmo approdare da qualche parte sulle coste del Delaware o quelle del Maryland".
"Ma quanto siamo lontani dalla costa?", insisto.
"Anche questo  solo approssimativo", mi risponde Shaw. "Abbiamo solo un'idea del quanto, ma gli strumenti del ponte non sono completamente funzionanti. Stiamo stimando la nostra velocit con mezzi manuali. Le nuvole durante la notte e la perdita di visibilit delle stelle da usare per la navigazione ci hanno lasciato per molte ore senza le informazioni necessarie per correggere la nostra rotta".
"E allora cosa facciamo?"
"Arma l'arpione", mi ordina. "Osserva qualsiasi irregolarit o disturbo sulla superficie dell'acqua. Sei quanto di pi vicino al controllo della linea di fuoco che abbiamo a disposizione su questa barca".
"Cos' il controllo della linea di fuoco?", chiedo ancora.
"Hai presente un mitragliere?", risponde lui con un tono di domanda. " la persona che usa le armi".
"Ho capito", affermo convinto. "Questa volta intendo in pieno quello che mi ha detto".
Torno a sorvegliare l'acqua chiedendo:
"Dove sarebbe lo squalo se non ci stesse girando attorno o seguendo?"
"Potrebbe girare anche sott'acqua", dice Shaw, "Per prepararsi a un altro assalto".
Tengo il fucile ad arpioni ben stretto. Osservo con attenzione la superficie dell'acqua e torno a chiedere:
"La pinna salir in superficie prima dell'attacco?"
"Questo non lo so", dice Shaw. "Di solito gli squali salgono in superficie prima di attaccare, ma questo potrebbe colpirci da sotto. Metti al sicuro te stesso e la tua pistola. Afferra qualcosa, tieniti a qualcosa, o allaccia la cintura di sicurezza sul retro delle gambe: qualsiasi cosa sia utile a tenerti al sicuro se dovessimo subire un altro colpo".
Faccio passare la cintura di sicurezza della sedia da pesca sul retro delle mie gambe. La tiro stretta quanto basta per potermi liberare se la situazione volgerebbe al peggio.
Lo yacht cambia rotta di nuovo.
Adesso viriamo.
Pochi secondi dopo ci raddrizziamo e giriamo verso una nuova rotta.
Il capitano Shaw guarda verso il ponte e poi guarda me.
"Ottimo lavoro, signor Harrison. Torner sul ponte e mi aggiorno con tuo padre. La mia speranza  che siamo prossimi a raggiungere un punto in cui il nostro trasmettitore possa inviare un segnale di soccorso direttamente a terra".
"Pensavo fosse rotto".
" danneggiato", specifica Shaw. "E operativo, ma ha una portata limitata. Ci significa che non possiamo inviare o ricevere un messaggio tanto lontano quanto potremmo normalmente. Dobbiamo avvicinarci pi del normale a un'altra radio per sentirli o essere sentiti".
"Ah", rispondo, i miei occhi ancora concentrati sull'oceano.
Shaw si allontana e sale la scala diretto al ponte superiore.
Io continuo a guardare l'acqua.
Non vedo lo squalo. Nessuna pinna, nessuna scia, nessun segno della sua presenza.
Cominciamo a muoverci pi velocemente. La scia di spinta dietro la barca diventa pi grande. Devono aver aumentato la potenza del motore.
Tengo sempre gli occhi sull'acqua.
Penso al perch abbiano accelerato.
Mi era stato spiegato che non si voleva far lavorare troppo i motori. Hanno detto che sarebbe stato sbagliato forzarli. Se stiamo correndo questo rischio forse vuol dire che c' un pericolo peggiore.
Vorrei capire di pi su quello che sta succedendo.
Sia il capitano Shaw che pap mi hanno rivelato solo in un secondo momento cose che mi hanno tenuto nascoste.
Non posso fare a meno di chiedermi se ce ne sono altre ancora che non conosca. Mi chiedo se la situazione sia peggiore di quanto so. Non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che ci sia di pi, in questa situazione, di quanto mi stanno dicendo.
...
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...
29. Peter.
...
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...
Cerco di modificare la nostra rotta pi di una volta.
Giro dieci gradi da una parte, poi dieci dall'altra.
Cerco di pensare a qualcosa, qualsiasi cosa che ci renda un bersaglio meno facile per quel dannato squalo.
Vorrei sapere cosa sta succedendo sul ponte di poppa.
Vorrei sapere con certezza che Danny sia ancora vivo e vegeto.
Vorrei sapere con certezza che Gabriel  vivo e sta bene.
Purtroppo, non c' modo per me di saperlo. Pi la barca viene sballottata e pi sono consapevole che il nostro avversario  ancora l fuori, che ci sta ancora attaccando. Pi attacchi subiamo e pi mi chiedo se sono l'unico membro dell'equipaggio rimasto vivo in questo viaggio.
Ho la cornetta della radio accanto alla mano, il cavo a spirale avvolto intorno al polso. Sono pronto a chiedere aiuto non appena sento un aumento del volume della radio.
Sento nuovamente un forte crepitio.
"Qui  Peter Harrison a bordo dello yacht Shaw's Paradise. La nostra barca  sotto attacco di uno squalo, per favore rispondete, passo".
Aspetto, sperando di sentire una voce in mezzo a quel crepitio di elettricit statica ma  l'unica cosa che sento, null'altro.
Rilascio la cornetta e afferro il timone, girandolo con forza a babordo. Passo da una rotta di due-nove-zero a due-sei-zero prima di raddrizzare il timone ma lo sento lento a rispondere alla virata. Potrebbe essersi danneggiato a sua volta, come per le eliche. Cambiare rotta adesso sar ancora pi complicato.
La barca sembra nuovamente sballottata; stavolta pi dai movimenti dell'oceano che non dagli attacchi dello squalo.
Faccio ruotare il timone a dritta e aumento la potenza dell'acceleratore sull'elica di babordo ma giriamo a dritta molto pi velocemente di quanto abbiamo girato a tribordo.
Aspetto che la bussola indichi tre-zero-cinque prima di raddrizzarmi e ridurre l'acceleratore di sinistra.
Gabriel mi raggiunge sul ponte.
"Gabriel, come sta Danny?", chiedo con preoccupazione.
"Sta bene; ha arpioni freschi e una corsia di tiro sicura".
"E tu cosa stai facendo quass?", proseguo.
"Con la nave che va da una parte all'altra, dovevo assicurarmi che fossi illeso e che avessi ancora il controllo".
Annuisco. "Dapprima ho cercato di sfiancare lo squalo. Da un po', per, non sono sicuro che sia ancora lui a colpirci o meno".
"Solo le onde Peter. Questi sbalzi che avverti sono dovuti tanto al movimento delle onde quanto alla propulsione inconsistente. Qual  lo stato della radio?", chiede indicando la cornetta che ho avvolta al polso.
"La statica di sottofondo dapprima aumenta, poi  pi silenziosa. Ho cercato di chiamare chiunque possa sentirmi non appena sento aumentare il volume; finora non ho avuto successo".
Si fa pi vicino e mi srotola il cavo dal polso.
"Tu prova a modificare la rotta e gioca con i comandi dell'acceleratore. Io mi occuper della radio".
Prende il microfono e comincia a regolare le varie frequenze. Io mi concentro sul timone e comincio ad aumentare la potenza di entrambi i motori.
Acceleriamo.
La nave tira a dritta e trema mentre si muove.
Afferro il timone pi saldamente che posso ma ho difficolt a girarlo con una mano sola.
"Il timone non risponde con l'acceleratore avanti tutta", avverto subito.
Shaw alza lo sguardo; posa il microfono e afferra il timone a sua volta.
"Ripensandoci, facciamo gestire il timone al marinaio con due braccia buone. Fai cambio con me e continua a provare la radio".
Stringo i denti ma ha ragione e soffocando un gemito di dolore gli rispondo:
"Sissignore."
Riprendo il microfono e ascolto l'aumento della statica fissando lo sguardo dinanzi a me.
"Qualcosa non va?", mi chiede subito Shaw.
"Odio sentirmi un invalido", rispondo stizzito. "Non sono mai stato sollevato dal servizio per inabilit prima d'oggi. E una sensazione strana e richiede una certa forza di volont".
"Scusami", mi risponde. "Tu faresti lo stesso se i nostri ruoli fossero invertiti, prendendo in mano il grosso delle responsabilit".
Faccio un profondo respiro prima di rispondergli rassegnato:
"Sei tornato ad essere quello dei due con la testa sul collo, ovviamente".
"Non fare la commedia. Sai bene che non volevo offenderti", risponde secco.
"E Danny?", riprendo. "Sar al sicuro l fuori sul ponte da solo?"
"Dovr esserlo!", mi ribadisce. "Qui c' bisogno di entrambi".
"Mi preoccupa che mio figlio tredicenne sia armato con un fucile ad arpioni", confesso.
"Gliel'hai gi fatto usare", sottolinea Gabriel.
"In quel caso la barca sembrava avere meno problemi di adesso. Non  certo una recluta che comunque ha fatto un lungo addestramento con un'arma da fuoco; in pratica gli  stato detto di puntare e sparare".
"Lo so che  diverso. Ha tredici anni, non diciotto o pi come le nostre reclute. Ha avuto pochi momenti di istruzione invece di corsi di sicurezza e di manipolazione, accompagnati da ore di poligono sorvegliato".
Osservo Gabriel.
"Sta anche affrontando uno squalo, non una sagoma di cartone e polistirolo... E, pi di ogni altra cosa,  mio figlio! Abbiamo addestrato marinai su marinai negli anni, ma il fatto che Danny non  certo un estraneo qualunque mi preoccupa ulteriormente".
"Allora dovremmo accelerare l'addestramento", e subito dopo tira indietro i bracci della propulsione. "Tutto fermo".
"Tutto fermo?", domando stupito.
"Perch no, scusa? Ad ogni fermata lo squalo  sicuro di colpire quello che crede essere un bersaglio esausto. Quando noi smetteremo di muoverci, lui smetter di giocare con noi e si far vedere".
"Preferirei che emergesse e girasse in tondo invece di attaccare frontalmente con le fauci aperte", replico a mia volta.
Shaw abbozza un sorriso, poi spinge i bracci dell'acceleratore leggermente in avanti.
"Allora avanti piano", detto questo prende a girare il timone zigzagando. "Manteniamo la nostra rotta, ma a uno squalo con gli occhi puntati su di noi sembreremo lenti e disorientati. Adesso per lui dovremmo sembrare un bersaglio pi attraente".
"Continua cos", lo esorto a mia volta. "Io proseguir ad ascoltare la radio senza farmi scappare nemmeno una scarica statica".
Shaw proseguiva la navigazione deviando ripetutamente rotta pur mantenendo una direzione specifica.
Mentre la barca prosegue ad avanzare lentamente, ci scambiamo degli sguardi; sappiamo che l'attacco  imminente, ma non quando esattamente avverr.
Nei momenti che passano, che sembrano interminabili, resto seduto ad ascoltare la radio, ma i miei pensieri non sono concentrati sulla statica che  divenuta un semplice rumore di sottofondo.
I miei pensieri sono rivolti a mio figlio.
Il mio Danny  l fuori, sul ponte di poppa, tutto solo.
Il suo tempo di reazione non  testato per una situazione di stress come questa; la sua mira potrebbe non essere buona. Mi sistemo meglio sulla sedia, non c' niente che possa fare.
"L'istinto che ho come genitore mi urla che dovrei essere l sotto con Danny", rifletto.
"Con un braccio solo saresti solo d'intralcio", mi ripete Shaw vedendomi sovrappensiero. "Non voglio sminuire le tue capacit, ma in questo momento non sei al cento per cento".
"Al cento per cento o all'uno per cento, il mio unico desiderio  di essere gi sul ponte di fianco a lui".
"Sa che ci fidiamo di lui", ribadisce Gabriel. "Sa che siamo orgogliosi di come sta gestendo la situazione. In questo momento, se uno di noi due andasse laggi, tutto quello che otterrebbe sarebbe distruggere la fiducia che ha acquisito, e anche minare la sua percezione della nostra fiducia".
"Hai ragione", mi trovo costretto ad ammettere. "Devo solo forzarmi a dargli il massimo della fiducia. Devo fidarmi di lui.... Devo avere fiducia in mio figlio!".
Mi fermo per un momento, sopraffatto dall'emozione. Sento gli occhi farsi lucidi ma proseguo:
"Io credo in lui. Sono pi che certo che sar all'altezza della situazione. Danny pu farcela".
"Ammiro la tua convinzione", si limita a dire Shaw.
Appena ha finito di parlare ecco che veniamo sbalzati in avanti.
"Questa non  una sbandata dei motori", sottolineo. " un altro attacco di questo squalo dannato".
"Assolutamente", conferma Shaw. "Aspettiamo qualche minuto. A seconda dei prossimi colpi successivi potrei dover tornare sul ponte".
"Vai solo se credi sia necessario", ribadisco. "Dopotutto ci fidiamo di Danny".
...
.
...
30. Danny.
...
.
...
Tengo gli occhi fissi sull'acqua.
Improvvisamente, vengo scosso perdendo l'appoggio sulla sedia e quasi cado di lato.
L'impatto stavolta proveniva dalla poppa.
Sgancio la fibbia della cintura di sicurezza della sedia e con cautela mi porto dietro il fucile ad arpione. Vedo la pinna, si sta avvicinando per speronarci nuovamente.
Non c' tempo per puntare l'arma e mi metto in ginocchio.
La barca subisce un violento colpo e io vengo sbalzato indietro.
Un secondo colpo.
Un terzo colpo.
La barca si scuote... Sembra rallentare.
La bocca dello squalo si apre richiudendosi sul lato destro della poppa. Posso vedere gli occhi e i denti dello squalo.  enorme. I denti sono grandi come le mie mani e riesco a vedere fin dentro la gola dell'animale.
Rimanendo basso, punto il fucile ad arpioni dritto sulla bocca. Mi tremano le braccia. Il fucile  troppo tremolante perch riesca a sparare un colpo sicuro.
Cerco di respirare.
Lo squalo sembra come bloccato.
Lotta per muoversi da un lato all'altro.
I suoi denti devono essersi incastrati nella barca. Non pu prendermi finch  bloccato cos. Mi dico che questo  il momento pi favorevole e sicuro per sparare.
Appoggio il calcio della pistola nella spalla e cerco di calmare il mio respiro.
Inspiro profondamente ed espiro.
Poi respiro meno profondamente e controllo l'espirazione.
Le mie braccia sono ferme.
Prendo la mira.
Sparo.
L'arpione vola dritto nella bocca aperta infilandosi nella sua gola.
Lo squalo si contorce. Scuote con violenza la barca mentre si agita. I suoi denti sono ancora conficcati nella barca. Striscio verso il portacanne e prendo gli altri arpioni.
Torno a poppa e ne carico un altro.
Guardo dietro di me per assicurarmi che il capitano non sia sulla scala prima che la barca subisca un altro scossone.
Nessun segno di Shaw o di pap.
Sparo di nuovo l'arpione nella gola dello squalo.
Di nuovo lui si agita selvaggiamente, da un lato all'altro. La barca trema sotto quella morsa d'acciaio fino a che un pezzo della barca si rompe con un rumore secco.
E sopra la linea di galleggiamento, per fortuna.
Il ponte rimane asciutto.
Lo squalo si  liberato e galleggia indietreggiando.
La distanza tra noi e lui aumenta. Non sembra apparentemente che si muova o che nuoti.
Riporto gli arpioni nel portacanne da pesca e lego il fucile ad arpioni alla cintura di sicurezza del sedile da pesca. Cammino verso la scaletta. Guardo dietro di me. Lo squalo  sempre pi lontano, oramai dietro di noi. Salgo la scaletta e vado al ponte superiore.
"Gli ho sparato, due volte", esclamo con soddisfazione a entrambi.
Pap e Shaw mi guardano.
"Lo squalo dov' ora?", chiede Shaw per primo.
"Sta galleggiando e si sta allontanando dietro di noi. Non sembra affatto che stia nuotando".
"Dove gli hai sparato?", chiede poi pap.
"Dritto in gola!", sottolineo con un sorriso enorme. "Ha morso la parte posteriore della barca incastrandosi. Ho mirato dritto nella sua bocca, sparandogli due arpioni. Credo che almeno uno gli sia arrivato fino alle budella".
"Ha morso la barca", ripete Shaw. "Stiamo imbarcando acqua?", conclude allarmato.
"Non ho visto entrare acqua. I denti erano sopra il parapetto".
"E la parte inferiore della bocca?", torna a chiedere Shaw.
"Non ci ho pensato", dico. "Inizialmente, vedendolo cos, sono rimasto impietrito, che riuscivo a malapena a sparare dritto. Quando si  allontanato apparentemente senza nuotare sono corso subito qui per farvi rapporto".
Gli occhi di Shaw si spalancano.
Pure se stanco e con la testa ancora dolorante si fionda per la scaletta, correndo gi sul ponte.
"Ma cosa sta succedendo?", chiedo a pap.
"I denti superiori dello squalo erano sopra il ponte; lui  preoccupato di dove fossero quelli inferiori. Sta andando a controllare se ci sono buchi nella parte bassa della chiglia".
"La chiglia?", chiedo ancora.
"Il corpo della barca", dice pap.
"Oh, adesso ho capito. Potrebbe entrare acqua sottocoperta".
Pap mi guarda e sorride. "Adesso capisci cosa lo preoccupa?"
"Ho anche notato che abbiamo rallentato", proseguo.
"Lo squalo potrebbe aver fatto altri danni alle eliche. Abbiamo notato che il timone rispondeva in modo irregolare quando abbiamo subito l'ultima serie di colpi".
"Cosa possiamo fare?", domando preoccupato.
"Non c' molto che possiamo fare. Riparare un'elica  qualcosa per cui bisogna essere ormeggiati, fermi in porto, a meno che non si abbiano a bordo personale e materiali per le riparazioni sul posto... E questa non  una barca abbastanza grande per trasportare un equipaggiamento del genere".
"E cosa facciamo se c' una perdita nello scafo?
"Shaw dovrebbe avere una certa quantit di materiale per rattoppare piccoli buchi. Dovrebbe avere in dotazione anche una pompa per eliminare l'acqua casomai ne imbarcassimo. Dovremo vedere qual  la situazione prima di poter pianificare una soluzione".
"E se il buco fosse troppo grande da rattoppare?", chiedo a mia volta.
"Danny", dice pap con aria stanca, alzando la mano... E la voce. "Non puoi continuare a fare queste domande adesso. Penso che tu sia abbastanza sveglio da intuire le risposte, figliolo. Se stiamo imbarcando acqua pi velocemente di quanto non riusciamo a buttarla fuori, se c' una falla nello scafo troppo grande per essere riparata, allora affonderemo. Se affondiamo, in mezzo all'oceano, senza segnale di soccorso, senza radiotrasmittente, senza zattera di salvataggio, allora siamo in guai seri".
Detto questo mi fa segno al timone.
Senza farmelo ripetere mi avvicino e dico convinto:
"Prendo il timone".
Lui ritorna alla sua voce da ufficiale di marina:
"Signor Harrison, mantenga la rotta due-nove-zero. Velocit costante".
 bello sentirlo chiamarmi signor Harrison come ha fatto Shaw. Stanno cercando di includermi, di farmi sentire parte del gruppo, di farmi sentire utile.
"S, signore.", ribatto serio.
Afferro il volante e controllo la bussola. Siamo diretti verso due-otto-nove. Inclino leggermente il timone per riportare l'ago della bussola su due-nove-zero.
Pap cammina lentamente.  ancora lento, e non ha lasciato la plancia, ma riesce a spostarsi da un posto all'altro, controllando le diverse console.
Ci sono quattro stazioni di strumentazione.
Ci sono quattro sedie.
Tutto  cos vicino che uno o due marinai esperti potrebbero gestirlo senza difficolt particolari in condizioni normali. Due delle sedie sono appoggiate alla parete di fondo per consentire a chi  in plancia di muoversi pi agevolmente.
Si china sulla console, usando le mani per sostenere il corpo. Le gambe sembrano non essere ancora stabili.
Tocca un pulsante qui, guarda un display l. La sua faccia sembra vuota. Non mostra se quanto controlla sia qualcosa di positivo o negativo.
Ogni volta che si accorge che lo sto guardando mi lancia un'occhiata; quello sguardo mi ricorda che devo concentrarmi sul mio compito e di non preoccuparmi di quello che sta facendo lui.
Cerco di concentrarmi sul timone e sul rilevamento della bussola. Il movimento di pap mi distrae. La mia attenzione continua ad essere attratta da quello che sta facendo. Dopo aver verificato tutte le postazioni ritorna sulla sua sedia. Sembra debole.
"Stai bene, pap?", chiedo un po' preoccupato.
"Sono stanco e affaticato per la perdita di sangue", mi risponde. "Ho sanguinato da qualche medicazione. Shaw me le ha cambiate mentre dormivi e sembrava aver smesso di sanguinare, ma le ferite non sono ben cicatrizzate. Se mi sforzo troppo, riapro una delle lacerazioni. Non ho lasciato la plancia per non sovraffaticarmi muovendomi troppo".
"Lacerazione significa taglio, giusto?", chiedo.
"Esatto".
"E quell'altro parolone, sovraffaticarti, significa lavorare troppo o strafare, giusto?"
"Vedo che stai arricchendo il tuo vocabolario".
"In realt, nella mia vecchia scuola, abbiamo imparato qualcosa sul contesto", dico.
"Oh?", fa mio padre. "E cosa avreste imparato sul contesto?"
"Abbiamo imparato che se non conosci il significato di una parola puoi provare a intuirlo dalle altre parole contenute nella frase. Rileggi la frase, utilizzi un'altra che conosci e ti rendi conto che pu andar bene, cos da arrivare lo stesso a capirne il senso".
"Quindi, hai usato il fatto che ho tagli da denti di squalo e hai parlato di ferite che si riaprono per discernere che lacerazione significa taglio?"
"Ho ragionato cos, supponendo che quella parola, discernere, significhi appunto capire".
Mi sorride. " cos... Ben fatto!"
"E la stessa associazione di idee ho usato nel caso di specie con il doppio significato di sovraccaricare associandolo ai rischi di riapertura delle tue ferite".
"Forse quella scuola pubblica non era cos male", sorride pap.
"S, mi piaceva l, anche se gli altri bambini mi prendevano in giro perch non avevo un pap".
Le sue labbra si stringono e lo sguardo si abbassa per alcuni momenti, poi rialza la testa e fissa i suoi occhi nei miei:
"Mi dispiace anche di questo, Danny. Tua madre ti ha mai detto cosa  successo tra me e lei?"
"No", rispondo secco. "Mamma non ha mai voluto parlarne. Ogni volta che chiedevo di te cambiava argomento. Non avevo idea di cosa fosse successo o del perch fosse successo".
"Quando accadono queste cose, i genitori non sono mai sicuri che i figli siano in grado di comprendere la situazione. Un divorzio per  sempre a causa dei genitori, non  colpa dei figli. Ti racconter tutto se ne avremo l'occasione, ma prima voglio che tu sappia che la decisione non  stata presa alla leggera e tu non hai avuto nessuna colpa".
Vedo le sue labbra fremere.
Solo adesso mi rendo conto che per lui deve essere difficile parlare cos tanto. Non so ancora cosa sia successo tra i miei genitori; vorrei tanto saperlo... Ma il momento non  quello adatto.
Devo cambiare argomento!
"Chiss come dev'essere il problema sottocoperta. Il capitano Shaw  via da diverso tempo".
"Probabilmente sta controllando ogni murata del compartimento di poppa", risponde pap. "Deve assicurarsi che non gli sfugga nulla, anche un singolo pezzo di murata umido".
"Murata?", chiedo.
"Le fiancate della nave, i denti potrebbero aver danneggiato lo scafo esterno, ma non quello interno. Inizialmente sembrerebbe tutto a posto ma quando l'intercapedine si riempie di acqua la murata interna non riesce pi a trattenerla. Per questo deve assicurarsi che tutto sia intatto".
Guardo fuori dalla vetrata della plancia. Le nuvole sono sparite. La tempesta  passata. Lo squalo non si  pi visto da quando gli ho sparato. L'imbarcazione non ha pi avuto altri sussulti. I problemi di ieri sembrano essere spariti. Speriamo che Shaw non trovi nuovi problemi per oggi.
...
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...
31. Shaw.
...
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...
Controllo la sezione di poppa del ponte. Trovo tre denti di squalo conficcati nello scafo. Non sembra esserci niente di pi di un danno superficiale. Mi chiedo cosa ci sia sotto. Se tre denti erano conficcati nello scafo quass, allora  logico che possano esserci dei denti conficcati nella parte inferiore, o peggio, che una volta estratti hanno lasciato dei buchi.
Mi dirigo sotto coperta e mi faccio strada verso poppa. Raggiungo il vano motore e controllo intorno alle turbine. Osservo il pavimento, cercando eventuali segni di acqua. Prendo la torcia appesa alla porta e mi soffermo intorno ai macchinari nei punti dove l'illuminazione del vano  in ombra.
Faccio scorrere le mani lungo le pareti, cercando eventuali segni di danni, ammaccature, impronte o sollecitazioni. Lentamente mi calo.
Avverto un rumore simile ad uno schiaffo tipico di quando si cammina su una pozza d'acqua e subito illumino con la torcia verso il basso.
 come temevo!
C' una piccola perdita all'altezza del ginocchio. Stiamo imbarcando acqua.
Mi arrampico intorno alle macchine e controllo la cassetta degli attrezzi che ho lasciato qui. Chiavi, cacciavite, nastro di teflon per i raccordi idraulici, chiavi esagonali, nastro isolante, pinze; controllo ogni attrezzo ma non riesco a trovare nessun pezzo adatto per la riparazione. Trovo la torcia per saldare. Potrei riscaldare il metallo finch non si scioglie e si fonde. Mi fermo. Se qualcos'altro fa muovere bruscamente la nave mentre lavoro con la torcia ci potrebbero essere conseguenze pericolose.
Mi guardo intorno.
Non ho ispezionato personalmente questa stanza, l'ho fatta verificare da un professionista prima di acquistarla. Oltre a sistemare la cassetta degli attrezzi, non sono pi entrato in questo compartimento prima di oggi.
Illumino intorno alla perdita con la torcia e mentre mi sposto verso la poppa, vedo che la pozzanghera si espande. Di questo passo, affonderemo prima di raggiungere la riva.
Sospirando dico a me stesso:
"Il mio viaggio inaugurale potrebbe anche essere l'ultimo;  davvero questo il significato del nome che ho dato a questa barca", mi lascio scappare una risatina di cattivo gusto. "Che bello pensare che il mio paradiso finisca in una tomba d'acqua".
Scuoto la testa e torno di scatto alla realt.
Ci deve essere qualcosa in questa stanza per riparare i buchi nella nave, un kit di riparazione, una piastra di metallo e la torcia per saldarla su un buco di dimensioni contenute.
Mi guardo intorno anche al pavimento, muovendo lentamente la torcia da una zona all'altra. La mia unica speranza  che il metallo per rattoppare sia caduto dagli scaffali durante le collisioni con lo squalo.
Mi accovaccio, poi, mi scivolo sulle mani e sulle ginocchia. Striscio intorno, illuminando con la torcia sotto i macchinari. Afferro uno dei ganci di sostegno per tenermi in equilibrio,
mi appoggio e allungo la mano sotto: non c' nulla tranne il pavimento.
La pozza d'acqua si sta espandendo.
Il pavimento  gi coperto per met.
Le mie ginocchia avvertono il disagio di stare in ammollo.
"Se non ci penso non affonderemo", ripeto in rima a me stesso. La filastrocca mi fa sorridere.
Ricordo che gli istruttori me la dicevano durante l'addestramento. In una battaglia o in un'altra emergenza, dove l'ufficiale in comando non pensa che la nave affonder mai. La parte difficile adesso  che non ho uno staff di ufficiali con i quali cercare delle soluzioni. La mia unica opzione  trovare qualcosa, qualsiasi cosa, per tappare questo buco.
Mi alzo in piedi, soffocando a stento un gemito.
Ho le ginocchia fredde.
I miei piedi sono del tutto immersi nell'acqua.
I pensieri nella mia testa passano da una parte all'altra.
Stringo i denti.
Le mie mani si serrano.
Mi avvicino e sferro un pugno alla porta dello scompartimento. Ora la mano mi brucia, ma la sensazione di bruciore mi aiuta a liberare la mente. Mi concentro di nuovo sulla ricerca di qualsiasi cosa utile per fermare la perdita.
Controllo nuovamente nel magazzino degli attrezzi e dei materiali; stavolta scorgo qualcosa. Una specie di crepa tra due tavole.
Osservando meglio si tratta dell'anta di un armadio a muro senza pomello.
Cerco di fare leva con la punta delle dita per aprirla ma non vuol saperne di muoversi.
Tasto intorno ad essa;  leggermente rientrata rispetto il bordo della parete. Cambio approccio e spingo sugli angoli superiore e inferiore. Scatta leggermente in avanti e la tiro fuori.
Il portello non ha una cerniera perch ha una chiusura magnetica che viene spinta per sigillare e nuovamente spinta per aprirsi.
All'interno dell'armadio, trovo pacchetti di viti, dadi e bulloni. Trovo tubetti di grasso, del filo per riparare piccoli problemi elettrici, un rotolo di nastro rosso. Sembra un materiale plastico, simile al nastro da imballaggio per le scatole da trasloco; sopra ci leggo Tuck Tape, un buon nastro da riparazione per piccole perdite.
Prendo il rotolo e ne stacco un pezzo.  molto appiccicoso. Mi chiedo se qualche strato possa coprire il buco.
Mi avvicino alla perdita.
Stacco con un morso un pezzo di nastro e lo attacco sul buco spingendo forte.
Quando sollevo la mano sembra tenere.
Ne sovrappongo altre quattro strisce, allargando il rattoppo e cerco di fissarlo meglio che posso dopo aver asciugato con la manica la parte bagnata di parete.
Una volta finito resto fermo, in piedi. Illumino con la torcia senza scorgere umidit, nessuna goccia sembra penetri dal rattoppo. Speriamo che regga per il momento.
Prendo con me un set di pinze e lascio il compartimento.
Torno alla parte di poppa sul ponte e uso le pinze per strappare i denti di squalo dallo scafo. Intasco entrambi e risalgo in cabina di guida.
...
.
...
32. Danny.
...
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...
Shaw entra sul ponte e subito ci aggiorna:
"Serve una piccola toppa nel compartimento di poppa".
"Potrebbe andare peggio", commenta pap a sua volta.
"Sono d'accordo", ribatte Shaw. "C'erano tre denti di squalo conficcati nello scafo", e cos dicendo li estrae dalla tasca per poi proseguire. "Non credo alle coincidenze... Ma, siccome siamo in tre, ho pensato che il signor Harrison avrebbe gradito un souvenir di questo viaggio".
Prendo uno dei denti e chiedo con stupore:
" davvero un dente dello squalo a cui ho sparato?"
"Assolutamente s" Erano incastrati nella poppa. Probabilmente glieli hai strappati dalla bocca dopo averlo centrato con gli arpioni".
"Wow", dico tenendo in mano il dente; tocco la punta:  affilata.
Anche pap prende un dente dalla mano di Shaw. "Il mio souvenir del viaggio nel quale mio figlio mi ha salvato la vita", afferma sorridendo.
Shaw stringe la mano intorno al terzo dente.
"Questo sar per me un modo per ricordare il pi giovane marinaio che abbia mai avuto al timone della mia nave".
"Hai intenzione di dimenticarmi?", chiedo. "Se torniamo sulla terraferma non ti vedremo mai pi?"
"Se torniamo sulla terraferma, penso che voi due potrete rivedervi ancora", interviene pap. "Dopotutto, Gabriel  il tuo padrino".
La notizia mi sorprende:
"Ho un padrino?"
"Proprio cos. Quando sei nato, io e tua madre abbiamo pensato di chi ci fidavamo, pi di chiunque altro al mondo, che avremmo voluto ti crescesse se ci fosse successo qualcosa. Io e il capitano Shaw ne abbiamo passate tante... E gli devo tanto. Era la scelta pi logica".
"Perch nessuno me l'ha mai detto?", domando.
"L'abbiamo fatto", dice pap. "Quando eri molto piccolo Shaw veniva spesso a trovarti. Ti comprava i regali di compleanno. Abbiamo organizzato diverse cose insieme. Allora non avevamo i cellulari con la macchina fotografica come adesso, quindi non ci sono molte foto. Non so nemmeno che fine abbiano fatto gli album dopo che io e tua madre ci siamo separati".
"Li avevamo nell'appartamento", gli rispondo. "In alcune pagine mancavano delle foto. Mi sono chiesto perch. L'ho chiesto a mamma un paio di volte. Ha detto che alcune erano cadute mentre ci stavamo trasferendo e che non le aveva trovate. Le ho semplicemente creduto".
"Sai, Danny... Lui ti teneva spesso in braccio da piccolo", prosegue pap.
"Mi dispiace", aggiungo io rammaricato. "Non ne conservo il minimo ricordo".
"Quando avevi circa due anni...", comincia a raccontare mio padre, ".. .io e Shaw siamo stati riassegnati. Eravamo stati insieme durante l'addestramento, dispiegati insieme, avevamo vissuto la guerra insieme, ma stavamo entrambi avanzando nelle nostre rispettive carriere. Abbiamo avuto degli avanzamenti
di grado che ci hanno costretto a prestare servizio su navi diverse. Alla fine anche i nostri tempi di congedo risultavano diversi. Lui era di stanza nella flotta atlantica, mentre io fui assegnato a una nave nel Pacifico".
"Ma siamo sempre rimasti in contatto", interviene Shaw. "Solo che non avevamo il tempo di stare insieme come quando eravamo pi giovani".
"Questo  anche parte del motivo per cui io e tua madre ci siamo separati", riprende pap. "Ho dovuto trasferirmi per via della mia carriera. Tua madre non voleva farlo. Avevo firmato per un altro paio d'anni. Ero giovane e non pensavo di avere la possibilit di trovare un altro lavoro. Vivevamo in un alloggio militare nella base. Se mi fossi dimesso non avrei avuto i soldi per comprare una casa, e non saremmo rimasti alla base. Se non fossi partito, avrei rischiato di rimanere senza casa e senza lavoro. Sentivo che era meglio andare e proseguire la mia carriera, se tua madre non poteva venire con me, mandarle i soldi per mantenerti. Mi convinsi che si sarebbe trattato di vivere solo temporaneamente separati. I documenti per il divorzio arrivarono circa tre mesi dopo il mio trasferimento".
"Quindi te ne sei andato, ma non avevi davvero intenzione di andartene?", gli chiedo.
"Esatto. Non ho mai smesso di pensare a te, o di amarti, solo che non ho mai saputo come dimostrarlo. Ho chiamato per i tuoi compleanni; tua madre diceva sempre che eri fuori a giocare con i tuoi amici. Mi ha detto che ti piacevano i regali che mandavo. Le ho chiesto che tu mi richiamassi, ma non l'hai mai fatto".
"Non ho mai saputo che avessi chiamato", ribadisco. "Ho sempre pensato che ti fossi dimenticato di me, e non ho mai visto nessun regalo".
"Questo sembra un chiarimento da discutere un'altra volta", interviene Shaw. "Voi due state per riaprire molte vecchie ferite ma c' ancora una situazione di crisi a bordo di questa nave".
"Hai ragione", concorda pap. "Dobbiamo concentrarci sul come riportare la barca a riva".
"Rapporto sulla situazione", dice Shaw facendo il verso al classico tono da comandante della marina.
Pap si alza pi dritto che pu. "La rotta e la velocit sono le migliori possibili. Il timone risponde fiaccamente. Il trasmettitore e il GPS sono ancora limitati. Il barometro indica che la tempesta  passata".
Non appena ha finito di parlare, pap crolla sulla sedia.
"Cerca di dormire un po', Peter", lo consiglia Shaw. "Io e Danny possiamo gestire la plancia. Vai di sotto e riposati per bene".
"Accompagnami gi per le scale", mi chiede pap.
Shaw annuisce. Lo porta fuori e lo fa scendere fino al ponte inferiore.
Io resto al timone e mantengo la rotta meglio che posso. Non ci stiamo muovendo molto velocemente. I comandi dell'accelerazione sono regolati pi in basso di ieri. Guardo il dente di squalo che ho in mano e ripeto a me stesso con orgoglio:
"Ho ucciso quella bestia!"
...
.
...
33. Peter.
...
.
...
Il cammino verso la mia cabina  silenzioso. Non parliamo finch non ci chiudiamo dietro la porta.
Chiudendo il portello guardo Gabriel. "Come ha potuto farlo?", sibilo. "Come ha potuto distruggere quel poco di rapporto che avevo con lui?"
"Catherine deve aver avuto le sue ragioni", risponde Gabriel.
"E quali, Gabriel? Dimmi che motivo pu esserci per allontanare un ragazzo da suo padre?".
Lui sul momento non ribatte, allora io alzo la mano e continuo:
"Se la situazione fosse stata invertita, se lei avesse dovuto trasferirsi per lavoro e io avessi avuto l'onere di crescerlo, avrei colto ogni occasione per farli incontrare".
"Tu non sei Catherine", risponde lui. "Pensa al suo modo di vedere".
"Adesso fai di nuovo la parte di quello che la sa lunga", commento.
"Lo sono", mi risponde lui. "Ti dico anche di non farti prendere dalla rabbia. Quando tu e Danny riprenderete questa conversazione, girerete in un vortice di sentimenti, ferite e rabbia repressa.  meglio che ti assicuri di restare calmo al timone, in modo da portare la nave della vita che condividerai con tuo figlio fuori dal pericolo".
"Mi sento come se stessi navigando nel mare in tempesta con il timone rotto", ammetto. "Non so se il timone risponder in tempo per evitare un ostacolo".
"Allora  meglio che cominci a riparare il tuo timone prima di dirigerti verso acque cos infide, marinaio", scherza lui. Io ridacchio e proseguo subito dopo: "Hai ragione.  per questo che hai interrotto la conversazione sul ponte?"
"Affermativo. Perch non tiri fuori quel diario, scrivi i tuoi sentimenti e tutto il resto. Lo devi portare al terapeuta, vero?"
"S, ad ogni seduta, esaminiamo i nostri diari e lui ci aiuta a lavorare sui rispettivi problemi".
Gabriel mi guarda dritto negli occhi. "Quello  il posto dove tu e Danny dovete discutere di Catherine. Fallo con un professionista. Lui sar in grado di prepararvi e guidarvi. Sar lui l'arbitro dell'incontro che senza dubbio avrete. Sar un arbitro senz'altro migliore di quanto io possa essere".
"Non posso credere che mi abbia tagliato fuori dalla sua vita e gli abbia lasciato credere che l'ho abbandonato".
"Annotalo sul diario, Peter", mi esorta lui. "Prima di tutto, mettilo su carta. Danny dovr fare lo stesso. State navigando entrambi in acque pericolose, te lo ripeto. Dovete chiudere i boccaporti e prepararvi alla turbolenza". Annuisco.
Gabriel lascia la stanza.
Mi siedo alla scrivania e tiro fuori il mio diario.
"Non posso credere a quello che ho appena scoperto. Le mie chiamate sono state bloccate. I regali di compleanno che ho mandato a Danny sono stati intercettati. Mi chiedo se siano stati buttati via o se lei glieli abbia dati come se fossero da parte sua. Amavo
Catherine. Non riesco a capire perch abbia scelto di eliminarmi dall'infanzia di Danny. So che vi sono colpe da entrambe le parti. Il mio trasferimento per lavoro l'ha indubbiamente sconvolta. Ma lei non  mai stata un tipo vendicativo. Le sue azioni hanno poco o nessun senso. La parte pi difficile di tutto questo  che ho voglia di dare la colpa a Catherine. Sembra giustificato, almeno in apparenza. Per mi preoccupa. Se ci basiamo sull'incolpare Catherine, che non  pi viva per difendere le sue azioni, stiamo entrambi prendendo la via pi facile e avvelenando il ricordo che mio figlio ha di sua madre. Non potrei perdonarmi mai di aver danneggiato i ricordi che lui ha di una madre affettuosa e calorosa. Non sarebbe giusto per Danny. Non  interamente colpa sua; la via d'uscita facile non  mai la cosa migliore. Gabriel ha detto bene, sto girando in un vortice. Una mano ferma sul volante e posso usare lo slancio per allontanarmi. Un passo falso e finir dritto nell'imbuto. Mettere su carta i miei sentimenti adesso  difficile; sono arrabbiato, anzi, sono pi che arrabbiato, sono infuriato! Se lo dicessi a voce e non lo scrivessi attentamente, non sarei in grado di esprimere la mia rabbia e frustrazione senza l'uso di bestemmie. Suppongo che vedremo cosa trasparir quando queste annotazioni verranno allo scoperto durante la terapia".
Finisco di scrivere l'ultima frase e mi sdraio sul letto.  molto pi comodo che stare accasciato su una console della plancia. Mi tolgo le scarpe e tiro la coperta sul mio corpo. Mi addormento.
...
.
...
34. Danny.
...
.
...
Passo molto pi tempo da solo di quanto mi aspettassi. Spero che pap stia bene e che il capitano Shaw non abbia avuto problemi a portarlo nella sua cabina. Stare seduto qui con il timone in mano sta diventando noioso.
La mia mente torna a pensare a questa situazione come se fosse un vecchio videogioco palloso. Lo sfondo blu del mare e del cielo  tornato nel mio videogioco immaginario; la modalit notturna era pi interessante ma ora  sparita.
Il livello tempesta  stato cancellato.
La lotta contro il mostro  avvenuta.
Lo squalo  stato sconfitto.
Guardo il dente.
Ho anche ricevuto un bottino per aver sconfitto il mostro.
"Mi chiedo in quale slot di equipaggiamento vada," dico a me stesso ridendo. "Chiss se questo va classificato come bottino non comune, raro o epico. Immagino che dipenda dal livello di difficolt del Master".
Appoggio il dente sulla console di fronte a me. "Un livello  superato, ora devo affrontare i livelli minori per arrivare al prossimo Master, qualunque esso sia".
"Cosa sono i combattimenti minori e i Master?", chiede Shaw in piedi dietro di me e con le braccia conserte sul petto.
"Capitano Shaw", dico sorpreso. "Non  niente, solo uno scherzo con me stesso".
"Che tipo di scherzo?", chiede lui. "Mi servirebbe qualcosa per risollevarmi il morale".
"Beh, ieri sera ho pensato di guidare la barca come un vecchio videogioco. Il livello del giorno era finito, quello della notte stava iniziando. La tempesta era una sfida..."
"Credo di capire", dice a sua volta. "Hai trovato un modo per mettere in relazione la concentrazione per fare al meglio il tuo dovere sul ponte con qualcosa che ti piace, e questo ha reso il tuo turno di guardia pi facile".
"S! E poi ho pensato ai MMORPG a cui gioco...".
Lui alza la mano e ha un'espressione perplessa sul viso: "MMORPG?"
"Massively Multiplayer Online Role Play Game", comincio a spiegare. "In questi giochi ci sono dei mostri che devono essere sconfitti. I mostri pi grandi, cattivi e di fine livello sono chiamati Master. Quando abbatti un mostro qualsiasi c' un tesoro. Quando abbatti un Master c' una ricompensa pi ricca. E di solito  un tesoro migliore".
"Migliore come?", chiede lui.
"O si tratta di pi oro, o  un equipaggiamento migliore".
"Equipaggiamento?"
"Il tuo personaggio indossa un equipaggiamento che migliora le sue statistiche, il che lo rende pi forte. I Master posseggono un equipaggiamento molto buono e molto forte. Quando batti un Master, se l'equipaggiamento  qualcosa che ti serve, puoi indossarlo e il tuo personaggio diventa pi forte".
"Penso di aver capito", dice annuendo.
"Allora, stavo solo facendo una battuta su che tipo di bottino da Master potrebbe essere questo dente. Mi chiedevo quanto fosse forte come Master lo squalo e quanto sia potente il suo bottino".
Ride.
"Questo  un modo divertente di vedere gli eventi di questo viaggio", prosegue poi Shaw.
"Lo rende pi facile", aggiungo a mia volta. "La situazione era molto stressante. Pensare come se fossi in un videogioco ha reso in qualche modo tutto pi facile".
"Prendere le distanze dal problema di solito rende tutto pi facile", aggiunge lui. "Anche fare un passo indietro e avere una prospettiva diversa pu aiutare a mettere a fuoco le cose".
"Fai anche tu cose di questo tipo?", gli domando.
"Di solito no, ma a volte hai bisogno di pensare al di fuori di te stesso. Devi metterti nei panni di un'altra persona e pensare dal suo punto di vista. Non tutti pensiamo la stessa cosa in ogni situazione.  importante ricordarlo sempre".
"Sembra un buon consiglio", rifletto.
"Beh, sono un sacco di anni indietro nell'essere un buon padrino e nell'essere qualcuno a cui puoi rivolgerti in caso di bisogno. Se sei d'accordo, vorrei provare a rimediare".
"Sarebbe fantastico. Grazie. Da dove cominciamo?"
"L'abbiamo appena fatto, risponde lui con un sorriso. "Abbiamo fatto il primo passo per costruire un nostro legame".
Sorrido.
Guardandolo non sembra lo stesso uomo severo che ho visto la prima volta quando sono salito a bordo. Ha abbandonato la modalit Marina. Ora si comporta come una persona normale.
" un bene che stiamo iniziando, adesso. Hai dei figli?"
"No", risponde lui. "Non ho mai incontrato la donna giusta, non mi sono mai sposato. La verit  che essere un padrino  la cosa pi vicina all'essere un vero genitore che avr mai".
Sospira e fa qualche passo intorno alla plancia mentre lo osservo silenzioso.
"Immagino che sia meglio cos. Sono stato un padrino assente cos pessimo; ho visto come Peter ti ha praticamente perso e come ha affrontato male la situazione. Forse gli uomini come noi sono sposati alla propria nave".
"Sposati alla propria nave?", chiedo.
"Vedi, Danny, la nave  la tua compagna", comincia a spiegarmi. "Ci riferiamo alla nave come a una lei. Ci prendiamo cura di lei. La manteniamo nelle migliori condizioni possibili. In cambio, lei ci fornisce una casa lontano da casa e ci aiuta sempre".
"Da come parli della nave, sembra quasi romantico".
"Come ho detto, gli uomini come noi sono sposati alla carriera. Alcuni marinai trovano il tempo per una famiglia, altri sono fortunati solo a fare lo zio e a vedere i loro nipoti".
Rimango in silenzio per diversi secondi senza lasciare il timone.
Guardo fuori dalla vetrata della plancia.
Guardo di nuovo Shaw.
"Non so cosa dire al riguardo. Non ho mai pensato che la gente potesse stare cos tanto lontana da casa da non riuscire a crearsi una famiglia. Sapevo che le famiglie possono andare in pezzi. Ma non ho mai pensato alle persone che non hanno mai messo su famiglia".
"Non essere troppo duro con tuo padre", mi dice lui. "Ogni scelta che ha fatto, buona o cattiva, giusta o sbagliata, l'ha pensata avendo te in mente, cercando la soluzione migliore nel tuo interesse. Ha scelto la sua carriera per sostenerti. Alla tua et non te ne puoi rendere conto, ma i buoni lavori sono difficili da trovare. Una carriera con un buon stipendio e una pensione per quando ci si ritira, sono molto pi scarsi di quanto non fossero decenni fa".
"E la nostra casa?", domando.
"Vivevate in un alloggio fornito dalla marina. Se Peter si fosse dimesso dall'incarico non sareste rimasti in quella casa. La casa  dove la fai tu. Tuo padre lo comprende; tua madre... Beh, non voglio parlare di lei".
"Perch no?", gli chiedo.
"Perch non  compito mio. La maggior parte di questa discussione  qualcosa che tu e Peter dovete gestire insieme. Le decisioni che i tuoi genitori hanno preso e la comprensione della logica che sta dietro le loro decisioni, questo  un qualcosa da discutere tra te e tuo padre, e nessun altro".
"Le loro decisioni sono state davvero cos difficili?"
"Lo sono state", conferma lui. "Adesso mettila via".
"Mettila via?"
"Altro discorso nautico", mi spiega lui. "Metterla via significa riporre a parte. Quando lo dici a qualcuno riguardo una conversazione significa che vuoi smettere di parlare dell'argomento e vuoi che la conversazione finisca".
"L'intera conversazione o solo quell'argomento?", domando incuriosito.
"In questo caso, voglio solo lasciar perdere quello specifico argomento. Come ho detto, la persona con cui dovresti discutere  Peter".
La mia bocca si stringe.
Le mie labbra sembrano arrotolarsi.
Smetto di parlare.
Controllo la bussola, muovendo il dito verso di essa e comunico:
"Siamo ancora sulla rotta due-nove-zero, capitano".
Shaw mi mette una mano sulla spalla.
"Mantenga la rotta, signor Harrison. Mantenga la rotta e speriamo che tutto si risolva per il meglio".
...
.
...
35. Peter.
...
.
...
Mi sveglio intontito ma incapace di tornare a dormire. Barcollo fino alla scrivania della mia cabina. Guardo la voce del diario che ho aggiornato.
Sono d'accordo con il me stesso esausto. C' una colpa sia da parte mia che da parte di Catherine. Gabriel ha ragione, l'ufficio del terapista  il posto pi ideale per discutere i sentimenti che io e Danny abbiamo riguardo la nostra relazione e sul come si  evoluta.
Mi sento ancora debole. Uso le pareti come sostegno mentre cammino verso la cucina. Raggiungere e aprire il frigorifero e gli armadietti provoca uno sforzo che posso sentire sia al fianco che nel braccio.
Riesco a prendere una scatola di cereali, una ciotola e il latte. Preparo i cereali e vado verso un tavolo. Mi siedo e mangio. Quando ho finito, lavo la ciotola e il cucchiaio e rimetto tutto al suo posto.
Non posso fare a meno di immaginare che anche Danny e Gabriel devono essere affamati. I pasti regolari non sono stati possibili durante questo viaggio. Mi guardo intorno. Trovo delle mele da affettare, del formaggio da tagliare, dei cracker, dei panini, del burro, dell'uva, degli affettati e un grosso rotolo di kielbasa, la carne insaccata dell'Est Europa..
Tiro fuori un vassoio e comincio a preparare.
Appena ho finito, pulisco coltelli e bancone prima di portare il vassoio fuori dalla cucina.
A met del corridoio, il vassoio mi sembra pesante tra le braccia. Le mie ferite mi fanno male. Usare i muscoli per una presa prolungata deve essere ancora al di l della mia portata.
Entro nella mia cabina e appoggio il vassoio sulla scrivania, poi, raggiungo l'interfono.
"Danny, Gabriel, ho preparato un vassoio di snack. Uno di voi pu aiutarmi a portarlo sulla plancia?"
La voce di Gabriel mi risponde.
"Il giovane signor Harrison sta arrivando, comandante".
Mi siedo sulla sedia della scrivania e ridacchio, pensando a come Gabriel ha chiamato Danny Signor Harrison. Rifletto se sia stato un tentativo di farlo sentire pi benvenuto, o una dimostrazione di rispetto per il duro lavoro e la determinazione dimostrata da Danny durante questo viaggio, o forse solo vecchie abitudini.
Allungo la mano e prendo una fetta di kielbasa. La carne insaccata ha davvero un buon sapore, specie dopo aver consumato un MRE come pasto precedente. Cerco di non prenderne troppa, prima che Danny arrivi per aiutarmi a portare questo vassoio.
...
.
...
36. Danny.
...
.
...
Scendo la scala e vado sotto coperta. Trovo pap nella sua cabina con un vassoio di cibo. E un grande vassoio di snack. Guardo le mele tagliate e ne prendo una fetta. Vedendo i cracker, le fette di carne, il formaggio e i panini con il burro, capisco che si tratta di un pranzo fai da te.
"Devo portartelo su?", gli chiedo.
"Siediti", mi dice pap.
Mi siedo sulla sedia alla scrivania.
"Serviti pure", mi invita.
"E il capitano Shaw?", domando prendendo un pezzo di formaggio.
"Shaw non mangia con noi", dice lui. "Si tratta di avere la possibilit di fare una chiacchierata tra padre e figlio, attesa da tanto tempo".
Mi ingozzo del pezzo di formaggio che ho in bocca:
"Di cosa vuoi parlare?"
"Voglio chiarire le cose. Questo viaggio mi ha insegnato pi di quello che pensavo. Per prima cosa, non credo che tu capisca perch la nostra famiglia si  sciolta. Non  giusto nei tuoi confronti. Tu meriti di saperlo".
" per questo che Shaw non ha voluto rispondere alle mie domande poco fa?".
"Corretto. Ho chiesto a Gabriel di lasciare questo compito a me. Si  offerto, ma questa  una mia responsabilit".
"Sembrava che volesse dirmi di andarci piano con te".
Pap si sdraia sul letto.
"Scusa se lo faccio da sdraiato. Sono ancora piuttosto debole per via delle mie ferite".
Gli porto il vassoio e mentre gli offro un boccone da mangiare, chiedo:
"Non preoccuparti. Vorrei solo sapere cos' successo. Da quello che ho sentito finora sembra che io non sappia nulla che si avvicini all'intera storia".
"Dubito seriamente che tu lo sappia", mi dice pap. "E allora comincer dall'inizio. Tua madre ed io ci siamo conosciuti quando ero in licenza a terra, cio nel tempo libero o in vacanza. Ci siamo frequentati per pi di un anno. Ero via per un mese qua e l in pattugliamento, ma la maggior parte dei miei incarichi e dei miei compiti mi tenevano vicino alla costa e potevo incontrarla. Ci siamo innamorati. Ci siamo sposati. Tu sei nato un paio d'anni dopo".
"Questo s che  cominciare dall'inizio", commento.
"Dopo la tua nascita, sono stato promosso", continua. "Anche Gabriel  stato promosso. Le nostre carriere erano in progressione. Poi, sono stato mandato in una vera missione. Non ero pi un marinaio fresco di accademia. Sono stato mandato a far parte della flotta. Andai in guerra. Andammo in guerra, c'era anche Gabriel. Eravamo assegnati alla stessa nave. Abbiamo fatto la guerra insieme. Abbiamo visto esplosioni, navi affondare, uomini morire. Abbiamo visto tutti gli eventi che i tuoi videogiochi ritraggono; solo che noi li abbiamo visti per davvero".
"Wow", rispondo.
"Dopo la fine del nostro servizio siamo tornati a casa. Ho ottenuto qualche settimana di licenza. Abbiamo passato un po' di tempo come famiglia. Siamo usciti e abbiamo fatto le tipiche attivit. Ti ho portato al parco, allo zoo, a un paio di film e ho cercato di insegnarti a pescare".
"Non ricordo nulla di tutto questo".
"Eri piuttosto piccolo. Questa situazione  andata avanti per un po'. Venivo distaccato da qualche parte e poi tornavo. Quando ero con te passavamo il tempo insieme. Quando ero via, passavo il tempo pensando a te".
"Hai pensato a me anche mentre eri in guerra?"
"Dovevo", dice lui. "Pensare a te mi dava una ragione per vivere, una ragione per combattere, per resistere. Mi hai tenuto in vita l fuori tanto quanto tutti i marinai con cui ho servito. Ci sono stati momenti in cui mi sono quasi arreso, ma poi ho pensato a te, che avevi bisogno di me, e ho trovato la forza di continuare".
"Wow."
"Poi  successo. Sono stato promosso di nuovo e sono stato riassegnato. Il mio nuovo incarico era nel Pacifico. Era permanente e significava trasferirsi. Tua madre non voleva trasferirsi. Aveva amici qui sulla costa orientale. I tuoi nonni erano qui, prima che si ritirassero in Florida. Tua madre non voleva trasferirsi. Non voleva lasciare la casa e la vita che aveva costruito".
"Posso capirlo. Io non volevo lasciare la mia vecchia scuola e i miei amici quando mi hai mandato in quel collegio".
Lui alza la mano per zittirmi.
"S, immagino che possa essere simile. Tornando alla mia storia, non ho avuto molta scelta. Ho cercato di rifiutare il trasferimento e ho fatto domanda per incarichi alternativi. All'epoca il mio grado e la mia esperienza non lasciavano
alcun posto libero qui. Le mie scelte erano il trasferimento o le dimissioni".
"Mi sembra piuttosto duro", dico.
"Duro, ma quando il dovere chiama si risponde. Ero giovane, abbastanza giovane da non avere veri amici che mi sarebbero mancati. Pensavo che avremmo potuto iniziare una nuova vita. La gente si adatta. Le famiglie del personale militare si spostano continuamente quando ci sono dei trasferimenti. Pensavo che tua madre capisse che questa fosse la realt".
"Ne avete parlato?", torno a chiedere.
"Non finch non  venuto fuori", ammette lui. "Trasferirsi ed essere riassegnato era qualcosa per cui ero pronto. Ero pronto ad essere spedito in giro come un carico umano. Avevo persino sperato di essere di stanza all'estero. Il pensiero di conoscere un'altra cultura, imparare nuove lingue, vedere le bellezze del mondo, e fare tutto questo senza dover spendere soldi in voli e alberghi mi attirava".
"Quindi la mamma non ne sapeva niente?
"Pensavo che lo immaginasse. Credevo sinceramente fosse risaputo che il personale di servizio e le loro famiglie si spostano.  stato mostrato nella televisione fin da quando ero giovane. Mi ricordo di personaggi nei programmi della mia infanzia, programmi popolari, che cambiavano scuola perch il loro padre era nell'esercito".
"Non ha preso bene la notizia allora?", gli chiedo.
"No, aveva intenzione di mettere radici. Voleva che la casa in cui era cresciuta fosse la casa in cui avrebbe portato i suoi figli per le riunioni di famiglia durante le vacanze. Desiderava la stabilit, non l'avventura".
"Ma non potevi lasciare il tuo lavoro, pap?"
"Avrei potuto licenziarmi, certo. Ma se l'avessi fatto, avremmo dovuto trasferirci perch sarei stato obbligato a trovare lavoro
altrove. Lei non voleva affatto trasferirsi. Era difficile spiegare che l'alloggio alla base, fornito dal servizio, anche se sembrava un quartiere normale, era la casa della marina. Non ne eravamo proprietari. Eravamo assegnati a quegli alloggi; se me ne andavo, non potevo pi stare li. Dovevamo trasferirci indipendentemente dal fatto che io proseguissi o meno la mia carriera".
"La mamma lavorava?", gli domando.
"Allora no", mi risponde. "Era una madre casalinga. Si dedicava a te. Aveva un senso. Non avevamo un mutuo, e le nostre bollette erano facilmente gestibili con il mio stipendio. Eravamo in grado di risparmiare per il futuro".
"Se avete risparmiato, perch io e la mamma ci siamo trasferiti in quell'appartamento di merda?", ribatto con aria seria.
"Il divorzio  costoso. I risparmi che avevamo hanno coperto il costo degli avvocati. Quel poco che era rimasto  stato usato per il primo e l'ultimo mese di affitto dell'appartamento in cui vi siete trasferiti. Io invece mi sono trasferito dall'altra parte del paese con due valigie e meno di cento dollari in tasca".
"Perch non sei rimasto?"
"Ho pensato che avrei potuto essere ritrasferito molto presto", dice. "L'incarico per cui ero stato inviato nel Pacifico era quello di sostituire un altro ufficiale che si era ammalato. Doveva essere un incarico a breve termine. Speravo di essere riassegnato nell'Atlantico dopo pochi mesi. Speravo che potessimo tornare insieme ed essere di nuovo una famiglia".
"Perch non ti sei dimesso e basta? Perch hai messo il tuo lavoro prima di tua moglie e di tuo figlio?"
"Non l'ho fatto", mi risponde. "O almeno pensavo di non averlo fatto".
La sua testa si muove. Si guarda intorno nella stanza. Il suo sedere rimbalza leggermente sul letto, poi, con un sospiro rassegnato conclude:
"Ho giocato d'azzardo e ho perso".
"Giocato?", ripeto.
"Ho scommesso che un incarico a breve termine avrebbe portato a guadagni a lungo termine. Speravo che accettare temporaneamente quell'incarico mi avrebbe fatto avanzare di grado e mi avrebbe messo nella condizione di fare ritorno rapidamente. Per questo motivo tua madre era arrabbiata. Ma io sentivo che era l'opzione migliore".
"Allora cos' successo?"
"Penso che tu sappia il resto", mi dice rattristato. "Le telefonate si sono interrotte. Mi ha sempre detto che eri a casa di un amico o che, a causa del fuso orario, eri gi a letto. Alcune volte mi ha detto che eri andato a letto presto perch eri malato. C'era sempre qualche scusa per cui non eri disponibile a parlarmi al telefono".
"Ricordo alcune chiamate a cui rispondeva", dico dopo averci pensato un attimo. "Lei rispondeva tranquillamente qualcosa come lui non  disponibile, o  da un amico in questo momento. A volte si accorgeva che c'ero anch'io, a volte no. Quando mi scorgeva, subito mi mandava a prendere carta e penna per annotare messaggi. Ho pensato che stesse solo cercando di non dire ad un estraneo che era a casa da sola. Si  sempre raccomandata di non dire mai a nessuno al telefono che eravamo soli. La scusa era sempre mia madre  sotto la doccia, la faccio richiamare".
"Quando non eri presente, a volte c'erano momenti in cui mi rinfacciava la mia insistenza; pi di una volta mi diceva di farmi una ragione, quante volte avrei dovuto chiamare prima di capire che tu non volevi parlare con me? Mi faceva sentire come se ti avessi spezzato il cuore. Mi sentivo in trappola. Non avevo soldi per venire a trovarti. Se avessi lasciato la base senza autorizzazione sarei incappato in guai seri. Macchiarsi di un'insubordinazione come l'assenza in licenza, o peggio ancora,
l'assenza senza permesso ufficiale,  un crimine nell'esercito. Sarei stato arrestato".
"E dopo la fine dell'incarico?", insisto. "Perch non sei tornato a casa allora?"
"Non pensavo pi che fosse la mia casa", ribatte sconfortato. "Non ho mai vissuto in quell'appartamento. Tua madre ha reso dolorosamente ovvio che non voleva avere niente a che fare con me. Ha anche fatto sembrare che tu non volessi avere niente a che fare con me. Non riuscivi nemmeno a richiamarmi, o a venire al telefono per farmi gli auguri di buon compleanno o di buon Natale".
"Ma io ho chiesto alla mamma di chiamarti pi di una volta", dico subito. "Mi ha detto che continuavi a spostarti e ogni volta che provava a chiamare il numero di telefono non funzionava. Rispondeva qualcun altro".
Pap inizia a piangere.
I suoi occhi si fanno subito umidi e una lacrima gli scende sulla guancia.
"Credimi quando ti dico che non ho mai smesso di amarti. Non ho mai smesso neanche di prendermi cura di tua madre. Non ho mai incontrato un'altra donna con cui avrei voluto passare la mia vita. Mi dispiace tanto per il collegio. Pensavo che tu non volessi stare vicino a me, cos ho cercato di lasciarti il tuo spazio".
"Non ho bisogno di spazio!", gli grido. Faccio un respiro e mi sistemo un po'. "Non ho bisogno di viaggi in barca. Non ho bisogno di scuole di lusso. Ho bisogno della mia famiglia. La nonna e il nonno sono andati in pensione e si sono trasferiti in Florida. Mamma  morta. Tu sei tutto quello che mi  rimasto, ti conosco appena e mi hai mandato via. Ti chiedi perch ero amareggiato all'idea di venire qui? Hai mandato un assistente,
un tizio alle tue dipendenze, a prendermi. Mi sentivo come se tu non mi considerassi nemmeno abbastanza importante da fare il viaggio di persona".
"Questo viaggio non  andato secondo i piani", dice pap. "Avevo sperato che io e Shaw potessimo essere un po' stoici; che potessimo comportarci da duri marinai e che poi potessimo diminuire le distanze caratteriali. Speravo di poter legare pi facilmente con te. Tutto era organizzato... Fino a che lo squalo si  mangiato il tuo pesce".
" stato terribile", sottolineo al ricordo. "Ho conosciuto la morte da vicino, mi sono spaventato a morte, ho sparato con un fucile ad arpioni, ho ucciso un grande squalo bianco, ho dovuto curare mio padre per delle gravi ferite, e adesso sto scoprendo che mia madre, l'unica persona che pensavo mi amasse e si preoccupasse per me pi di ogni altra,  la ragione per cui la nostra famiglia  andata in pezzi".
"Sono da biasimare tanto quanto lei", insiste a sua volta pap. "Avrei potuto dimettermi dal mio incarico e abbandonare la marina. Solo che non sapevo cosa avrei fatto. Le capacit che avevo erano limitate per la maggior parte degli altri lavori, e non pensavo di poter mantenere una moglie e un figlio a meno che non conservassi quello che gi ritenevo un buon lavoro. Non capivo le sue preoccupazioni e lei non capiva le mie".
"La mamma non c' pi,  vero", affermo. "Ma abbiamo l'un l'altro".
Mi avvicino e mi siedo accanto a lui sul letto; restiamo cos, per diverso tempo e senza parlare.
"Pap, posso vivere con te e andare di nuovo alla mia vecchia scuola?"
Lui mi mette un braccio attorno al collo. "Certo che puoi, figliolo. Sarei felice di far parte di nuovo della tua vita".
Restiamo seduti, nuovamente in silenzio.
Il mio stomaco brontola.
"Credo di volere il mio pranzo".
"Vai a mangiare, forza".
Mi avvicino alla scrivania e inizio a mangiare.
...
.
...
37. Shaw.
...
.
...
Con Danny sottocoperta a recuperare Peter e il nostro pasto, ho di nuovo il controllo del timone. Non avrei mai pensato di passare cos tanto tempo come timoniere, dato che dovrei essere il capitano. Mantengo la nostra rotta costante. La velocit  ancora troppo poco elevata rispetto a quanto vorrei, ma  quello che i motori possono gestire in queste circostanze.
Armeggio con le frequenze radio. Ascolto qualsiasi cosa al di l della statica di fondo. Man mano che ci avviciniamo alla costa ci dovrebbe essere una maggiore possibilit di contattare qualcuno, chiunque esso sia. Anche se non riesco a raggiungere una nave in grado di fornire un rimorchio, potrebbe replicare il nostro segnale di soccorso su un raggio pi ampio.
Prendo il trasmettitore e aziono il microfono.
"Sono il capitano Gabriel Shaw dello yacht Shaw's Paradise, qualcuno mi sente? Passo".
Rilascio la cornetta e aspetto.
Ascolto il crepitio dell'elettricit statica, sperando, pregando, che una voce risponda.
Mi metto davanti alla radio, fissandola.
Non c' risposta.
Aspetto qualche istante e provo di nuovo.
"Questo  lo yacht Shaw's Paradise. Abbiamo subito danni dall'attacco di uno squalo. Abbiamo dei feriti a bordo. Serve assistenza, qualcuno risponda per favore, passo".
Rilascio il pulsante del microfono e fisso la radio. La guardo quasi come se, in qualche modo, i miei occhi potessero viaggiare attraverso le onde radio e raggiungere gli occhi di qualcuno che gestisce una stazione di comunicazione su un'altra nave.
Eppure niente, mi risponde solo la statica di una frequenza radio vuota.
Cambio ancora la frequenza e riprendo:
"Sono il capitano Shaw dello yacht Shaw's Paradise. Il nostro trasmettitore  danneggiato e abbiamo bisogno di assistenza, se qualcuno pu sentirmi risponda, passo".
Aspetto e ascolto.
Non arriva nessuna risposta.
Cambio di nuovo frequenza.
"A chiunque sia in grado di sentire la mia voce, questo  lo yacht Shaw's Paradise. Un attacco di squali ci ha lasciato con danni allo scafo, all'elica e al trasmettitore. Se qualcuno riesce a sentirmi, per favore risponda, passo".
Rilascio di nuovo il pulsante del microfono.
Aspetto.
Ascolto.
Il crepitio diventa un balbettio.
Riesco a distinguere qualcosa:  confuso, ma c' una voce.
"Pronto, pronto, ripeti la tua ultima trasmissione, passo".
Aspetto.
La sento.
"Shaw's Paradise, qui  il peschereccio Antares, passo".
"Qui  lo Shaw's Paradise, vi ricevo Antares, passo".
"Shaw's Paradise, qual  la vostra emergenza? Passo.", chiede l'operatore radio.
"Antares qui  lo Shaw's Paradise. Siamo stati attaccati da uno squalo bianco. L'elica, lo scafo e il trasmettitore sono tutti danneggiati. Abbiamo un ferito a bordo che necessita di cure mediche. Passo."
L'altra voce risponde:
"Shaw's Paradise non abbiamo personale medico e solo limitate forniture di primo soccorso a bordo. Non siamo attrezzati per il traino e siamo diretti verso il mare aperto. C' qualche altro modo in cui possiamo essere d'aiuto? Passo."
"Antares, qui Shaw's Paradise, se poteste riferire il nostro messaggio e la nostra richiesta di assistenza alla marina o alla guardia costiera sarebbe molto apprezzato, passo".
Il messaggio torna indietro:
"Restate in attesa Shaw's Paradise, trasmetteremo il vostro messaggio. Qual  la vostra posizione? Passo."
Tengo premuto il tasto del microfono.
"Posizione incerta, anche il nostro GPS  fuori uso. Antares la nostra rotta  due-nove-zero e stimiamo di approdare da qualche parte intorno al Maryland o al Delaware. Passo."
"Antares a Shaw's Paradise, messaggio ricevuto, ripeteremo, standby, passo".
Mi siedo e aspetto.
Questa attesa  pi difficile di tutte le altre volte che ho provato ad usare la radio. Spero di sentire che una nave di soccorso  in viaggio. Sarebbe la migliore notizia che riceverei in tutto il fine settimana... Se non in tutta la mia vita...
Sento la voce tornare.
"Shaw's Paradise, qui  l'Antares, mi ricevete? Passo."
Accendo il microfono.
"Antares, qui  lo Shaw's Paradise, vi ricevo, passo".
"Shaw's Paradise siamo riusciti a contattare una motovedetta della marina. Attualmente sono al largo della costa orientale del Maryland e stanno cambiando rotta sperando di intercettarvi. Consigliano di rimanere su questa frequenza e di ascoltare la loro chiamata, passo".
"Antares qui lo Shaw's Paradise. Messaggio ricevuto e compreso. La vostra assistenza  molto apprezzata. Grazie. Chiudo."
Metto gi il microfono.
Mantengo la nostra rotta due-nove-zero e controllo la radio. Quando Peter e Danny torneranno, potr informarli della buona notizia.
Mi siedo e sento le mie guance stampare il pi grande sorriso che abbia mai avuto da anni. E confortante sapere che l'aiuto sta finalmente arrivando.
Non posso aspettare.
Devo dirglielo ora.
Raggiungo il sistema di interfono.
Apro i canali di tutte le stanze dello yacht.
" meglio che voi due veniate in plancia", dico secco.
Rilascio l'interfono, poi ho l'impulso di chiamarli di nuovo.
...
.
...
38. Danny.
...
.
...
La chiamata di Shaw arriva attraverso l'interfono. "Peter, Danny, un'altra barca  a tiro. Sono riuscito a sollevarla".
"Ha sollevato un'altra barca?", domando incuriosito.
"Significa che c'era una barca a portata di radio", mi spiega sorridendo pap. "Siamo in grado di inviare un segnale. I soccorsi stanno arrivando".
"Saremo salvati? Saremo salvati!", esclamo.
"Esattamente", dice lui. "Una volta raggiunta la costa potremo fare le telefonate di cui abbiamo bisogno per rimettere insieme la nostra vita".
"Telefonate?", gli chiedo perplesso.
"Beh, dovremo toglierti da quel collegio e organizzare il recupero dei tuoi effetti personali. Dovremo chiamare la tua vecchia scuola e farti iscrivere. Dovr fare un paio di telefonate per includerti negli alloggi della base. Non puoi certo saperlo, ma la base richiede i nomi, le date di nascita e le informazioni di base di coloro che vivono con i membri in servizio. Nel tuo caso,  solo per dimostrare che appartieni a quel posto".
"Cosa intendi quando dici nel mio caso?
"Se dovessi vedermi con qualcuna e volesse trasferirsi con noi, ci sarebbe un controllo sul suo passato. Anche se l'ingresso
in alcune aree richiede un'autorizzazione specifica, c' il rischio di spionaggio".
"Spionaggio", dico tra me e me. "Vuoi dire proprio le spie?"
"Esattamente. Alcune spie potrebbero vivere qui per anni, sviluppare una storia personale, acquisire un certo credito, e poi iniziare a frequentare un ufficiale come me. Se rubassero la mia carta d'accesso potrebbero essere guai. Spostare un adulto non imparentato con me in casa mia comporterebbe un tempo di attesa e di verifica abbastanza lungo".
"Ma io non sono un problema perch sono un bambino e sono tuo figlio?", sottolineo.
"Esattamente", mi fa lui. "Non hai mai viaggiato fuori dal paese. Hai tredici anni. Non c' nessuna possibilit, episodio o quant'altro, perch tu sia mai stato contaminato".
"Contaminato?!? Cos lo fai sembrare una cosa da film di zombie, pap".
"Mi piacciono quei film", risponde sorridendomi. "Quando avremo fatto tutte le telefonate e sistemato tutti gli accordi, che ne diresti di passare una giornata a guardare film in streaming e mangiare snack? Mi sento come se ti dovessi un sacco di serate di film mancate".
Sorrido. "Sembra fantastico, pap".
"Quali altri film ti piacciono? Immagino che i vecchi film di guerra non siano il tuo genere, ma che mi dici dei supereroi, delle commedie, hai mai visto il Signore degli Anelli?"
"Ho visto parti del Signore degli Anelli. Mi  piaciuto, ma l'ho sempre incrociato in televisione e mi sono perso interi spezzoni quando mi sono alzato durante la pubblicit".
"Ho le versioni estese", mi informa. "Ci vuole un giorno intero per guardarli tutti e tre di seguito. Sei interessato?"
"Sembra fantastico", dico entusiasta.
"Dovremmo salire in plancia", dice alzandosi dal letto. "Vediamo cosa succede lass".
Lo aiuto a scendere dal letto e lo accompagno verso la scala.
Saliamo sul ponte e poi per l'altra scala fino alla plancia. Entriamo.
"Bentornati", dice Shaw.
"Qual  la nostra situazione?", chiede pap.
"La radio  riuscita a sollevare un peschereccio. Hanno trasmesso il nostro messaggio. C' una nave da rifornimento della marina vicino alla nostra posizione attuale. Stanno tornando in porto per rifornire le scorte. Ci raggiungeranno entro un'ora".
"Sbarchiamo o restiamo a bordo?", chiede pap.
"Sbarcherete", ribatte Shaw. "Quella nave ha strutture per esaminare e curare le vostre ferite".
"E Danny?", chiede pap.
"A tua discrezione", aggiunge Shaw. "Mi sono informato. Gli sar permesso di salire a bordo della nave con te, ma essendo in servizio attivo sar confinato negli alloggi assegnati. Pu anche rimanere con me".
"Sarai rimorchiato o devi andare alla massima velocit?", chiede pap.
"Si sono offerti di rimorchiare. Hanno dichiarato che le linee di traino saranno rilasciate nel caso in cui ricevano una chiamata d'emergenza e debbano modificare la loro rotta per poi riposizionarsi".
"Capito. Rimanere a bordo sar solo per presidiare il timone?"
"Corretto", risponde Shaw. "Inoltre, rester a bordo della barca nel caso in cui dovessero rilasciare i cavi di traino. Qualcuno dovr accompagnare la signora a casa se non viene trainata".
"Cosa vuoi fare, Danny?", mi chiede pap. "Ti lascio decidere. Puoi restare qui e aiutare Gabriel al timone, oppure puoi venire con me e stare chiuso in una cabina con i pochi oggetti che hai portato".
"In una cabina con te?", gli domando.
"Probabilmente sar nell'infermeria della nave per il primo periodo. Le mie bende sono intrise di sangue. Il chirurgo della nave avr del lavoro da fare".
"Chirurgo?", esclamo con gli occhi che mi escono dalle orbite.
" solo un titolo", dice Shaw. "Il capo medico di una nave viene sempre chiamato chirurgo. Risale a centinaia di anni fa. La medicina si  molto evoluta da allora".
"Il che  un po' un sollievo", aggiunge pap a sua volta. "Ai vecchi tempi dei velieri di legno, se prendevi un brutto colpo a un braccio o a una gamba ti drogavano, ti legavano o ti tenevano legato a un tavolo, e alla fine ti amputavano. Sono contento che siamo andati oltre".
"Amputare", ripeto. "Cio tagliare il braccio o la gamba, giusto?"
"Esattamente", dice Shaw. "La guerra nei primi tempi delle navigazioni, prima e durante il periodo in cui l'America fu colonizzata, era piuttosto raccapricciante. Ci sono dei filmati che tuo padre pu mostrarti, se vuoi. Usavano le fruste sui marinai che infrangevano le regole. Si chiamava fustigazione. Dopo che era stata fatta, salavano le ferite per tenerle pulite; bruciava terribilmente. Il chirurgo della nave tagliava braccia e gambe per evitare che le infezioni si diffondessero al resto del corpo, sia che fosse ferito o infetto. Non c'era l'anestetico, la roba che ti stende prima dell'intervento; il chirurgo della nave ti dava alcol da bere, forse ti faceva inalare un po' di etere su uno straccio, e poi iniziava a tagliare. Le persone dovevano tenerti fermo sul tavolo".
"Sembra terribilmente brutto", dico quasi disgustato. "Sono un po' interessato a vedere un film sull'argomento, ma giusto per avere un'idea, non perch muoia dalla voglia di documentarmi".
"Possiamo organizzarlo", dice pap.
"Se per te va bene, pap, vorrei restare qui con il capitano Shaw", chiedo.
"Per me va bene, e Gabriel ha detto che sta a noi scegliere dove andare".
"Penso che mi sentirei pi utile qui se potessi occupare una postazione sulla plancia".
Shaw annuisce. "Pu avere il timone per tutto il tempo che desidera, signor Harrison. Le mostrer come funziona la radio e la istruir sul galateo e sull'uso corretto per quando non sar sul ponte".
"La radio? Davvero?"
"S, davvero", ribatte lui. "Ma, beninteso, non  solo per dialogare. Si manda un messaggio solo se ci sono problemi, e solo dopo avermi chiamato prima all'interfono. Tu rispondi se ci chiamano".
Annuisco.
Shaw mi lascia prendere il timone. "Stiamo ancora tenendo due-nove-zero, per ora, signor Harrison. La situazione potrebbe cambiare dopo che ci saremo attrezzati per il traino. Quando la nave della marina arriver, tireremo indietro i comandi dell'acceleratore e ci fermeremo. Per ora, mantenete la rotta e la velocit".
Tengo il timone e guardo la bussola.
Quando la nave arriva, pap va con loro. Shaw prende il timone cos io posso andare nella mia cabina a prendere il mio diario. Mi siedo sulla sedia della plancia di fronte al timone, e scrivo una voce del diario per il nostro terapista di famiglia.
"Questo viaggio  stato un qualcosa che non avrei potuto immaginare. Quella che doveva essere una semplice battuta di pesca si  trasformata in molto di pi. Il mio pesce  stato azzannato da un grande squalo bianco. Un membro dell'equipaggio  stato trascinato in mare e mio padre  stato morso gravemente. Ho dovuto ricucire pap. Era la prima volta che prestavo il primo soccorso. Le eliche della barca erano danneggiate. Mentre lentamente ritornavamo verso la costa, lo squalo ha attaccato di nuovo, pi di una volta. Il sangue sulla barca lo richiamava ogni volta fino a noi. Sono rimasto sveglio tutta la notte da solo a governare la barca. Mi  stato permesso di usare un fucile ad arpioni. Ho sparato allo squalo dritto in gola. Dopo due giorni in mare, siamo stati salvati e rimorchiati a riva. La parte migliore di questo viaggio per  stata riallacciare i rapporti con mio padre. Abbiamo trovato degli interessi in comune. Ora so che non mi ha abbandonato. Lui mi ama. Abbiamo qualcosa per iniziare la nostra nuova vita insieme. Quanti tredicenni possono dire di aver passato quello che ho passato io? Quanti possono dire di esserne usciti meglio di quando ci sono entrati?"
Mi chiedo se il terapeuta penser che questa annotazione sia reale. Ho vissuto tutto questo, e persino io faccio fatica a crederci.
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FINE.